Il Superuovo

La corruzione mette in crisi Babbo Natale

La corruzione mette in crisi Babbo Natale

L’associazione apartitica e indipendente ‘Riparte il Futuro’, lancia uno spot natalizio invitando i cittadini  a combattere la corruzione dilagante in Italia. I nobili presupposti si scontrano con una tradizione connaturata difficile da sradicare, in particolare quando il pericolo enunciato costituisce il substrato su cui poggia la critica stessa.

‘Non credo che ci sia nessuno in quest’aula, responsabile politico di organizzazioni importanti che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro’. Così Bettino Craxi gelava la camera dei deputati ai tempi di Tangentopoli, quando la corruzione del sistema dei partiti faceva scivolare l’Italia nell’abisso di un degrado difficilmente accettabile; così potrebbe diffondersi altisonante un’eco che trasponga nei nostri tempi le stesse parole rivolte ad una platea variegata e mai tanto uniforme, una moltitudine che, con fare circospetto, cerca di autoemarginarsi da un’accusa che calza a pennello le vesti di ognuno, anche di chi con occhio vispo va da sinistra a destra in queste righe.

Questo è il motivo che spinge l’associazione indipendente e apartitica ‘ Riparte il Futuro’ a lanciare una campagna natalizia dall’ashtag  #iostoconbabbo, in cui il protagonista Marco d’Amore veste i panni di un Babbo Natale disperato poiché non riesce a donare agli italiani i regali che desiderano. Le aspettative infatti valicano i confini del possibile riconducendo i vanesi sogni alla dura realtà dilaniata dalla corruzione. Da qui lo slogan: ‘La corruzione distrugge i nostri sogni, blocca lo sviluppo e ci ruba il futuro: fai un regalo all’Italia, aiutaci a combatterla’.  Lo spot, con suggestive provocazioni, accende una flebile speranza in un quadro dall’atmosfera tetra ed enigmatica, in cui le parole di conforto sembrano vaghe come stelle dell’Orsa. Un’impermeabile membrana segna una crepa profonda tra utopia e concreta applicabilità di un proposito che dovrebbe spodestare l’individualismo più bieco, precettore di vizi mondani, per farsi architetto di una realtà diversa. Tuttavia serpeggia l’idea che vi sia un’intrinseca natura corruttiva plasmata nell’indole umana, che da tempi immemori si fa garante del trasferimento di questa misera tradizione. Da Craxi a Berlusconi, da Demostene a Giulio Cesare, da Andreotti alle cosche, cricche, lobby incubatrici di mafie e malcostume, nessuno sembra esimersi dalla pratica di far nascere dalla crisalide del passato la farfalla dell’avvenire: il germe della disonestà  è comune divisore, esso stesso costituisce il retroterra culturale in cui contestualizzare una storia che, in questi termini, si può dire atemporale.

Marco d’Amore nei panni di Babbo Natale

Esiste un mondo senza corruzione?  Il filosofo olandese Bernard Mandeville fa cadere ogni illusione, destabilizzando gli animi più sensibili con il concetto lapidario  secondo cui “un potere non corrotto sarebbe un potere vuoto, formale, senza efficacia, privo di qualsiasi reale presa sul mondo”. Con astuti aforismi, egli racconta di un alveare opulento e industrioso in cui le api si comportano come gli uomini, ambiziosi e truffatori;  se le api diventassero oneste, l’alveare andrebbe in rovina, perché mentre la corruzione provoca circolazione di beni e status, una società onesta è stagnante. « Il vizio è tanto necessario in uno stato fiorente quanto la fame è necessaria per obbligarci a mangiare. È impossibile che la virtù da sola renda mai una nazione celebre e gloriosa». Per non lasciare spazio a dubbi conclude: « Soltanto gli sciocchi si sforzano di fare del grande alveare del mondo un alveare onesto. È necessario che la frode, il lusso e la vanità sussistano, se noi vogliamo averne in benefici». Questi paradigmi incastonati nella realtà dell’Inghilterra seicentesca, mostrano un individualismo che sarà alla base del pensiero Nietzschiano dell’Ultimo uomo, emerso proprio dalla generazione di processi sociali che conducono alla grandezza della nazione, ma contestualmente presuppongono una corruzione morale finalizzata al soddisfacimento di bisogni materiali. Così si verifica il risvolto antinomico: da un lato il comportamento dell’uomo è vizio in rapporto alla sfera privata, dall’altro è virtù sociale poiché la spinta impressa per accumulare denaro o benefici individuali, è volano per lo sviluppo economico-sociale.

la copertina de ‘la favola delle api’

D’altra parte si può leggere il fenomeno corruttivo sotto una prospettiva leggermente diversa: non è elemento prettamente necessario, ma frutto di un modello economico malato che postula una spietata legge della concorrenza in cui il profitto è criterio univoco per stabilire la bontà di un’operazione, tralasciando il modo in cui si raggiunge.

Non può spettare solo a  Babbo Natale l’arduo compito di sciogliere un universo cristalizzato da tempo in un orizzonte stagnante in cui virtù e vizio sono l’uno presupposto dell’altro; lo dimostra il suo appello sconsolato : “Non potete contare tutti su di me. Che nemmeno sapete se esisto o no”. Bisognerebbe capire fino a che punto ognuno è disposto ad abbandonare i suoi ‘piccoli regali’ quotidiani, ma, visti i presupposti, accadrà quando si vedranno le renne volare.

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