“La città proibita” presenta le difficoltà comunicative tra italiani e cinesi

Il regista Mainetti porta nelle sale un altro dei suoi capolavori. Questa volta con impronta internazionale.

Mainetti è stato riconosciuto come un regista molto eclettico. Ha sempre portato nel cinema italiano delle novità, rendendo possibile delle pellicole che solitamente si attribuiscono ad Hollywood o comunque a produzioni straniere. Sin da “Lo chiamavano Jeeg Robot”, si mescolano un po’ alcune passioni del regista, passando fino a “Freaks out”, in cui il fantascientifico diventa totalmente fantasy. Nella nuova pellicola, il regista romano mette in scena un mix di cinema italiano con gli action asiatici, richiamando a sé proprio alcuni professionisti del settore. A dirla tutta, aveva provato anche a contattare il team di stunt man di Jackie Chan, ma un problema linguistico ha causato il buco nell’acqua. Poco male, visto il risultato che ne è uscito. Rimane evidente, però, la difficoltà che si possono avere nell’interazione tra cinesi e italiani, soprattutto quando non vi è una lingua franca (come l’inglese).

Tipologia linguistica

Al mondo esistono diversi “tipi” di lingue. Sembra una frase scontata, ma in realtà esiste uno studio che classifica proprio le lingue in circa 4 tipi. L’italiano fa parte delle lingue “flessive” o “fusive”, mentre il cinese fa parte delle lingue “isolanti”. Cosa vuol dire questo? Nelle lingue flessive, il significato della parola può essere cambiato all’interno della parola stessa, in base alla desinenza. Per esempio, possiamo portare il significato di numero, cambiando la desinenza: attor-e, attor-i. La grammatica italiana diventa complicata proprio per la presenza di un gran numero di desinenze, di flessioni, che vengono fuse con la parte lessicale.

Al contrario, il cinese è una lingua che non ha nulla di tutto ciò. Una lingua isolante, infatti, isola all’interno della parte lessicale tutto il significato. Per aggiungere significati, legati al numero, al genere o quant’altro, la lingua appone altri morfemi lessicali. Ciò che viene indicato in una lingua flessiva con l’utilizzo delle desinenze, in una lingua isolante non viene indicato in maniera palese o comunque va intuito dal contesto. Per esempio: “un attore” diventa 一个演员 (yigeyanyuan), “due attori” diventa 两个演员 (lianggeyanyuan). Notiamo che la parte che indica il significato di “attore” (演员, yanyuan) rimane totalmente invariato. Ciò che cambia è chiaramente l’indicatore di numero, che però è presente anche nell’italiano.

Accento o tono?

Per un parlante italiano, ma in generale per un occidentale, è molto difficile entrare nell’ottica del cinese, anche per via dei toni. Non si intende chiaramente il registro o l’animo del parlante, ma proprio di musicalità della lingua. In italiano il significato non cambia in base al tono utilizzato per generare una sillaba. Può cambiare se si pongono accenti in posizioni diverse, come in “prìncipi” e “princìpi”. L’unica lingua europea tonale è il finnico, che infatti si aggiudica un posto nella classifica delle 10 lingue più difficili da imparare.

Nelle lingue tonali, la differenza del tono di una sillaba cambia totalmente il significato della parola, generando delle incomprensioni assurde. Diventa comune, quindi, per coloro che stanno imparando il cinese, voler chiedere “come stai?”, ma al contrario dire qualcosa come “sei facile da sgridare” oppure “ciao cavallo”. Ci rendiamo conto che non stiamo neanche rimanendo nello stesso campo semantico. Nella lingua cinese, o per meglio dire, nel cinese mandarino, esistono 4 toni (più un tono neutro). La variazione del tono porta a significati diversi, ma esistono anche parole omofone (e anche tante) e quindi bisognerà, anche qui, estrapolare il significato dal contesto.

  • 你好吗?(Nǐ hǎo ma) “Come stai?”
  • 你好骂。(Nǐ hǎo mà) “Sei facile da sgridare.”
  • 你好马。(Nǐ hǎo mǎ) “Ciao cavallo.”

Lingua franca e interpreti

Anche se sono stati presentati pochi dettagli di ogni lingua, capiamo già che la differenza è sostanziale. Per questo motivo è molto complicato per un cinese imparare la lingua italiana e viceversa. Nel caso di Mainetti, ci è serviti semplicemente di un interprete. Certamente la comunicazione avviene, ma rimane la difficoltà di poter esprimere alcuni concetti in maniera più diretta. Parlando di cinema, è importante che determinate emozioni vengano comunicate in maniera efficace e che possano essere interpretati da tutto il pubblico. Tra cinese e italiano non cambia solo la lingua, ma cambiano anche le gestualità, le piccole espressioni e anche qualche esclamazione. In tal senso, è veramente complicato comunicare in maniera efficace, perché per entrare nella testa dell’altro, è necessario parlare la lingua in cui l’altro pensa. Anche la sola esistenza delle lingue franche, come in passato era il francese per tutta l’Europa e oggi è l’inglese per quasi tutto il mondo , facilita questo compito, ammesso che tutti lo imparino. Ma anche in questo modo, è comunque difficile riuscire a pensare come pensa l’altro.

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