Donne esasperanti uccise da bravi ragazzi: narrazioni sbagliate di due femminicidi

Cosa ci raccontano i giornali e le madri di quei bravi ragazzi che hanno ucciso Sara e Ilaria.

Le giovani donne muoiono 4 volte: quando la legge non le tutela; quando vengono uccise; quando un giornalista scrive della loro morte e quando la madre dell’assassino che le ha ammazzate apre bocca.
Le storie di Sara e Ilaria, purtroppo, le conoscete già. La narrazione della loro morte proposta dai giornali, però, può ancora essere riscritta.

Narrare la violenza

«”…fare amore!… FARE AMORE!…” gridò, ripetendo, in uno sfogo fanciullesco, altre due delle 4 parole italiane che, per sua propria previdenza, s’era fatto insegnare alla frontiera. E senza neanche togliersi la cintura della divisa, incurante che costei fosse una vecchia, si buttò sopra di lei, rovesciandola su quel divanoletto arruffato, e la violentò con tanta rabbia, come se volesse assassinarla. La sentiva dibattersi orribilmente, ma, inconsapevole della sua malattia, credeva che lei gli lottasse contro, e tanto più ci s’accaniva per questo, proprio alla maniera della soldataglia ubriaca. […] E tanto era carico di tensioni severe e represse che, nel momento dell’orgasmo, gettò un grande urlo sopra di lei.»

Chi ha letto La Storia di Elsa Morante sa bene come lo stupro di Ida, uno degli episodi che inaugura il romanzo, sia descritto in modo da far provare al lettore una certa tenerezza, quasi una simpatia per Gunther, un soldato tedesco costretto a vivere lontano da casa.  Gunther è solo, spaventato. Gunther è schiacciato dal peso della storia, anche lui, quanto Ida, è una vittima. Gunther ha bisogno d’amore e, per riceverlo, violenta una donna. Basta questo per far sì che – agli occhi di un lettore nemmeno troppo alfabetizzato – Gunther setta di essere un cucciolino abbandonato e impaurito e diventi, di fatto, uno stupratore.
Non serve un dottorato di ricerca per capire una metamorfosi così semplice, è chiaro: chi uccide è un assassino. Non importa se fino al giorno prima desse da mangiare cibo rimasticato ai passerotti senza ala per strada; non conta che fosse presidente  dell’associazione “I delfini: amici delle vedove dal cuore spezzato”; non interessa proprio a nessuno che nel 2003, alla tenerissima età di 38 mesi, la forma di parmigiano preferita di mammà abbia salvato uno scoiattolo cinese che stava per strozzarsi con una ghianda.

Quei figli perfetti, quei sanguinari assassini

Se i femminicidi di oggi fossero raccontati da Pasolini o da Fallaci, forse assisteremmo a una narrazione più cruda e violenta dei fatti. Pasolini darebbe la colpa al consumismo, Oriana scriverebbe un articolo tagliente e secco. Sarebbero però entrambi d’accordo nel dire che un assassino è un assassino.
E invece, a noi che viviamo nell’anno del Signore 2025 è toccata la grande fortuna di esistere nel periodo in cui chi scrive sui giornali si diverte a fare il poeta e a produrre titoli simpatetici che ci ricordano quanto negli occhi degli assassini ci sia, in realtà, del buono.

Introversi, appassionati di danza classica, con l’amore per gli animali, innamorati della vita, buoni come il pane.
Poveri, poveri ragazzi esasperati; povere, povere madri di questi giovani così gentili e dal cuore sincero; povere, povere vittim… Eh no, povere vittime no. Povere Sara, Ilaria, Giulia, non si può proprio sentire. Povere le vittime?
Le vittime non sono povere, Sara lo sarebbe stata, forse, se fosse stata introversa e avesse amato la danza, e invece no: Sara amava la vita, studiava, usciva con le amiche, aveva una relazione con un ragazzo che la amava, la rispettava. Come si può dire, insomma, che una ragazza così piena di vita sia una vittima. Le vittime piangono, hanno lividi, muoiono. Ah è morta? Scusate di nuovo. Proprio non si capisce perchè, allora, il titolo parli di un ragazzo che amava la danza.
Va bene, avete ragione, scusate, chi scrive questo articolo è una donna, ma non una semplice, una della peggior specie: una di quelle che ha studiato, che ha detto tanti “no”, che ha lasciato uomini, li ha bloccati sui social, ha avuto anche l’ardire di rispondergli male, che non obbedisce a nessun dio e a cui non piacciono i bambini; una di quelle che vengono chiamate “troie”, “comuniste”, o “troie comuniste”; una di quelle che, insomma, se venisse uccisa domani se la sarebbe anche un po’ andata a cercare perchè è un’irrispettosa, una che non sta zitta, una che porta gli uomini all’esasperazione.
Una di quelle che non ha paura di chiedersi: se a morire fosse una figlia, sorella, cugina, di questi giornalai (sim)patetici, i loro titoli suonerebbero ancora così compassionevoli.

“Angeli del focolare” col cadavere sotto il tappeto

Viva la mamma, viva le donne con i cadaveri in valigia, le sorridenti miss coi figli di sani princìpi.
Donne straziate dal dolore, incomprese, abbandonate alla loro stessa tristezza. No, non stiamo parlando delle madri delle ragazze uccise dai boy scout di cui sopra, facciamo riferimento alle vere grandi martiri di questa vicenda: le madri di quei bravi ragazzi.
Cresci un figlio per tutta la vita convincendolo che lui sia il centro del mondo, lo vizi, gli fai credere che lui meriti tutto l’amore del mondo, che sia perfetto, l’imperatore santissimo, e poi arriva una stronza e spezza il cuoricino do cor’ e mammà? Come si permette questa poco di buono a fare del male al tuo cucciolino beato? Ecco ora che l’ha portato a ucciderla te l’ha tutto scombussolato, è tutto sporco, fai una lavatrice, aiutalo a disfarsi del cadavere, in carcere non mangia? Povero angelo, mandagli una bella teglia di pasta al forno come la sa fare mamma sua.
Insomma, questo sistema è davvero ingiusto: non solo il figlio prediletto si è beccato un rifiuto; tra un pliè e un gran jetè si è pure dovuto sporcare le mani per uccidere quella poco di buono e ora te lo portano via? Ti capiamo, cara mamma, e ti invitiamo, per il futuro, a considerare una soluzione: perchè se tuo figlio è così perfetto, non lo infili nel tuo letto e, oltre a continuare ad allattarlo, alla peggio, non ti fai ammazzare tu?

 

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