Il Superuovo

La Ciociara di Alberto Moravia ci racconta un crimine antico: lo stupro di guerra

La Ciociara di Alberto Moravia ci racconta un crimine antico: lo stupro di guerra

Lo stupro di guerra: un crimine che avviene da secoli raccontato da Moravia nel suo romanzo La Ciociara. Vediamo meglio cos’è. 

(innatia.it)

Alberto Moravia racconta nel suo romanzo la storia di due donne che durante la seconda guerra mondiale sperimentano la violenza sulla loro pelle. La sorte delle protagoniste getta luce sui crimini sessuali perpetrati per secoli dai soldati che reclamavano il loro “bottino”  dopo la vittoria.

La Ciociara e lo stupro di guerra

Molti ricorderanno il volto di una giovanissima Sophia Loren che interpreta la determinata Cesira nell’adattamento cinematografico di De Sica del romanzo La Ciociara di A. Moravia. Al centro  dell’opera ci sono le due protagoniste femminili (Cesira e la figlia Rosetta) che cercano di sopravvivere mentre la  penisola Italina  viene dilaniata dalla seconda guerra mondiale (le vicende narrate si svolgono tra il 1943-44). Ed è proprio la guerra e la violenza che essa porta con  a permeare tutta la storia delle due donne  che culmina con lo stupro di entrambe. Tuttavia, le parole di Moravia non raccontano solamente la storia di due personaggi potenzialmente fittizi, gettano luce, piuttosto, su un crimine a lungo dimenticato, ovvero le marrochinate avvenute in Ciociaria.Vorrei partire da qui riflettere brevemente  su un crimine che viene perpretrato  da secoli e accade ancora oggi : lo stupro di guerra. 

Le marocchinate in Ciociaria 

Ma cosa accade nella Ciociara storicamente parlando ? Facciamo il punto della situazione. Siamo nel 1944 e gli alleati stanno liberando la penisola dall’occupazione tedesca, ci troviamo in Ciociaria (come tutta la provincia di Frosinone ) si trovano prorpio sulla linea Gustav che divide la penisola. Nella primavera del ‘44 sono gourmiers, ovvero, la  divisione marocchina delle truppe coloniali francesi il (Cef) , che riescono a sfondare le linee dei tedeschi. Dopo vittoria, secondo alcune testimonianze, furono autorizzati probabilmente (uso una formula dubitativa poiché ancora oggi la leggittimazione dei crimini viene negata)  a concedersi 50 ore di libertà che risultarono in stupri di  gruppo di centinaia di donne, ragazze e bambine.   Le circa sessantamila violeze che avvennero in quelle ore prendono oggi il nome di “marocchinate”.  Per darvi un’idea di quello che è veramente successo riporto le parole dello scrittore francese F. J. Temple  che nel suo libro Les eaux mortes descrive uno di questi stupri con parole tristemente realistiche:

« Stesa sui cuscini sventrati, ancora giovane, con la gonna alzata fino al viso, un viso di cenere incorniciato da bei capelli neri. I neri, grandi e grossi, si lavoravano metodicamente quella donna aperta a forza, ora silenziosa e inerte, che aveva da molto tempo smesso di lamentarsi sotto le violente spinte. Nessuna tregua tra un uomo e l’altro. Erano più di cento, con i pantaloni abbassati (…), in attesa del loro turno. Un ufficiale se ne stava vicino alla porta”.»   

Questa, come pure quella di moltissime altre donne, è la sorte di Cesira e Rosetta che Moravia decide di riportare nella sua opera utilizzando un linguaggio crudo ed efferrato che infuria e rattrista il lettore, lo disgusta e lo induce a riflettere allo stesso moemento. Il mutamento radicale che avviene in Rosetta dopo la violenza ( da ragazzina candida e innocente diviene maliziosa e ribelle) rappresenta il cambiamento a livello morale e umano che la guerra provoca nell’uomo, come dice Cesira stessa all’interno del romanzo la guerra «ammazza la pietà».

 

Una lunga tradizione di violenze sessuali

Quello che avviene nel romanzo di Moravia è solamente un episodio che aggiungiamo alla lunga tradizione dello stupro di guerra. I crimini  sessuali che avvengono (maggiormente ma non solamente ) verso le donne dopo una vittoria in  battaglia sono  stati per lungo tempo considerati come parte del bottino che spettava di diritto ai soldati e minimizzati come espressione della  necessità primaria degli uomini lontani da casa e dalle loro donne. La storia antica ce ne parla ( già i greci praticavano lo stupro di guerra ) ma anche il colonialismo se ne macchia e la seconda guerra mondiale ne è piena : dalle marocchinate alle “comfort women” dell’esercito giapponese fino agli stupri dei soldati americani. Per citare poi un abominevole caso della nostra storia contemporanea si pensi al Sudan dove la guerra scoppiata nel 2013 si costella di orrori. Tra questi, secondo un rapporto ONU, lo stupro di massa da parte di milizie e forze armate di moltissime donne e bambini. Ancora una volta siamo di fronte ad una violenza sessuale che non è solo violenza nel senso letterale ma è strumento, arma potentissima per instillare il terrore, degradare, umiliare e stigmatizzare l’essere umano. Lo scrittore spagonolo Santanayana diceva che chi non conosce la storia è condannato a ripeterla, eppure, oggi, nell’era del sapere accessibile, sdoganato e gratuito, gli orrori di molti crimini  tra cui quelli della violenza di genere sono ancora con noi. All’uomo non basta portare guerra e divisioni in una nazione, non basta dilaniare il paesaggio o le case della popolazione e non basta nemmenoversare sangue innocente nel nome della pace, lui deve prendere tutto persino nel momento della vittoria, deve prosciugare ogni singola goccia di dignità, deve violare l’innocenza e spazzare via l’esistenza di coloro che hanno sofferto per una guerra che (spesso) nemmeno comprendono e che hanno avuto la sfortuna di trovarsi semplicemente dal lato sbagliato. La guerra è un abominio, la distruzione dell’umanità,  inaccettabile : quante volte lo abbiamo sentito, quante volte dovremo ancora sentirlo?

 

Ps per il lettore : nel caso si volesse approfondire ciò che è successo in sud sudan lascio qui il link ad  un breve articolo di Amnesty international : www.amnesty.it/violenze-sessuali-massa-sud-sudan/ 

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