Il Superuovo

Donne e matematica: quando anche solo la minaccia dello stereotipo è il problema

Donne e matematica: quando anche solo la minaccia dello stereotipo è il problema

La matematica non ha genere, ma stereotipi. Nonostante il numero di donne nell’ambito scientifico stia crescendo di anno in anno, è ancora molto basso.

Le donne in generale non sono meno brave in matematica degli uomini. Lo dimostrano grandi nomi, da Ipazia alla Goldwasser, che hanno contribuito a rendere grande questa scienza. Nonostante ciò, la presenza femminile nell’ambito scientifico è ancora molto bassa: le ricercatrici sono solo il 36% (2018) del totale. Perché? Vediamolo insieme.

La matematica non ha genere

L’ambito scientifico è storicamente più maschile. I bambini tendenzialmente venivano indirizzati alla matematica e alle materie scientifiche, la bambine all’italiano e alle materie umanistiche. Questa è la suddivisione più classica nonché stereotipica. Oggi nella maggior parte dei casi non è più così, ognuno può seguire i propri interessi. Allora perché le donne iscritte alle lauree STEM (Science, Technology, Engineering and Mathemathics), nell’anno accademico 2017/2018, sono solo il 17,71%? Quest’ultimo è anche il dato più alto degli ultimi 10 anni. Questo anche se nelle prove standardizzate di matematica i risultati si equivalgono. Ciò, però, non sembra essere abbastanza. Uno studio italiano (Muzzatti e Agnoli, 2007) attribuisce questo risultato alla condizione di Minaccia dello stereotipo. Secondo il costrutto, appartenere ad un gruppo stigmatizzato porta con sé la minaccia legata al timore di confermare lo stereotipo negativo associato a quel gruppo.

Quando si formano le credenze di genere?

Lo studio tenta di dimostrare come già  nella scuola elementare gli atteggiamenti dei bambini si conformano alle credenze di genere prevalenti nella società e come queste influenzino in modo negativo le prestazioni, in particolare, delle bambine. La prima parte dell’esperimento ha dimostrato che le differenze di genere vengono percepite in modo diverso a seconda dell’età dei bambini:

  • Seconda elementare le bambine si consideravano migliori dei maschi, quest’ultimi indifferenti;
  • Terza elementare i maschi iniziavano a sentirsi superiori, le femmine erano indifferenti;
  • Quarta e quinta elementare sia i maschi che le femmine consideravano i maschi superiori.

Per la seconda parte, i bambini sono stati divisi in due gruppi: al primo, nella condizione di minaccia dello stereotipo, è stata presentata una vignetta raffigurante dieci famosi matematici, di cui 9 maschi e una donna. All’altro gruppo, nella condizione definita di controllo, sono state presentate delle figure rappresentanti 9 fiori e un frutto. A seconda delle classe frequentata, i bambini dovevano contare o fare delle proporzioni per rendere saliente il numero dei matematici maschi nel primo gruppo. Poi è stato chiesto loro di svolgere un compito di matematica a seconda delle loro capacità ed età.

Lo stereotipo è il vero problema

I risultati sono stati rilevanti solo per la classe quinta. I bambini non hanno mostrato differenze statisticamente significative nelle due diverse condizioni. Le bambine hanno, invece, presentato prestazioni inferiori nella condizione di minaccia dello stereotipo, ma non in quella di controllo. Tali risultati hanno confermato l’ipotesi dei ricercatori: le abilità peggiorano nel momento in cui sono resi salienti gli stereotipi di genere. Quando non c’è nessuna minaccia, le prestazioni sono alla pari. L’esperimento è stato replicato anche con ragazzi e ragazze di terza media, confermando gli stessi risultati.

Facciamo il punto

Le donne in generale non sono meno brave in matematica degli uomini. Le loro prestazioni peggiorano quando temono di confermare lo stereotipo secondo cui sarebbero meno brave. Tutto ciò crea un circolo vizioso senza fine. Lo stereotipo causa prestazioni inferiori, che a loro volta lo rafforzano. Tutto ciò crea una minor interesse nella materia e una conseguente minor motivazione, che insieme causano una percentuale più bassa di ragazze che decidono di intraprendere una carriera universitaria in quest’ambito.

 

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