La calma nella violenza di Tarantino: C’era una volta a Hollywood

Quentin Jerome Tarantino, senza ombra di dubbio uno dei registi più amati di Hollywood, ha presentato a Cannes il suo nono film: C’era una volta a Hollywood. La redazione del Superuovo era ovviamente presente al festival, in primissima fila, invitati da Tarantino in persona, che ci legge sempre, e disattiva anche Adblock, solo per noi. Purtroppo non possiamo dirvi nulla del film in quanto lo stesso regista, ha lanciato online la campagna #nospoilersinhollywood. In cui ha pregato tutti i presenti di non dire nulla sul film fino al 26 luglio, data in cui uscirà nelle sale.

Non potendo purtroppo rivelare nulla del film, abbiamo pensato di analizzare come un regista indie negli anni 90, sia riuscito a a diventare uno dei Big di Hollywood.

La magia di Tarantino

Questo non vuole essere un tema sui movimenti di camera, l’uso del colore, la fotografia o varie tecniche cinematografiche, in quanto, prima cosa, non è il mio ambito e non gli renderei giustizia, e in secondo luogo, non credo sia quello, che ci attira delle sue storie.

Ma che cosa ci piace così tanto dei film di Tarantino? Alcuni direbbero i dialoghi, che riescono a risultare realistici, anche trattando spesso argomenti mondani, ma profondi abbastanza da farti comprendere qualcosa di più dei suoi personaggi. Ad esempio il viaggio in auto di Jules e Vincent, dove veniamo a conoscenza del viaggio in europa di Vincent da cui è appena tornato, e i suoi problemi con la droga, che poi metteranno in moto i problemi con Mia, il tutto parlando di patatine con la maionese. Altri direbbero i personaggi stessi, che pur essendo caricature sopra le righe, degli stereotipi dei periodi in cui sono ambientati, risultano complessi e con motivazioni tangibili, come Jules presentatoci come il classico sicario da quattro soldi, ma che riesce a trovare un percorso di fede ed uscire dalla vita criminale.

Sorpresa o Suspance?

Io però per quanto sia d’accordo con quanto detto finora, vorrei proporre un altro punto di vista, il punto di vista di Alfred Hitchcock. In una sua famosa intervista Hitchcock disse: “Noi stiamo parlando,  e la nostra conversazione è molto normale, non accade niente di speciale e tutto ad un tratto: boom, un esplosione. Il pubblico è sorpreso, ma prima che lo diventi gli è stata mostrata una scena assolutamente normale, priva di interesse. Poniamo il tutto in un altro modo, il pubblico sa che la bomba esploderà all’una, e sa che è l’una meno un quarto , c’è un orologio nella stanza; la stessa conversazione insignificante diventa tutto ad un tratto molto interessante perché il pubblico partecipa alla scena. Gli verrebbe da dire ai personaggi sullo schermo: «Non perdete tempo non parlate di cose così banali, c’è una bomba che sta per esplodere». Nel primo caso abbiamo offerto alla platea quindici secondi di sorpresa al momento dell’esplosione. Nel secondo caso gli offriamo quindici minuti di suspense.”

Ed in questo si trova la sottile arte di Tarantino, prendere le scene d’azione con calma, alzando lentamente ma costantemente la posta in palio, ci tiene sul filo del rasoio, a lungo, rendendo poi il successivo risolversi dell’azione molto più appagante. Come nel caso di Jules che recita Ezechiele 25:17 alzando costantemente la voce fino a urlare poco prima di sparare. Il tutto però prestando però attenzione a non risultare mai noioso o troppo cartoonesco, è un difficile equilibrio quello che Quentin cerca di mantenere nei suoi film, e credo sia questo più di qualunque altro dettaglio che maggiormente ci attira del suo particolare stile.

E voi cosa ne pensate? Apprezzate lo stile tarantiniano?

-Christian Caivano

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