Il Superuovo

La buona e la cattiva sorte: scopriamole da Eurialo e Niso a Gimbo e Barshim

La buona e la cattiva sorte: scopriamole da Eurialo e Niso a Gimbo e Barshim

È incredibile essere assieme sul tetto del mondo: il sogno dei due atleti diventa realtà.

I giovani guerrieri Eurialo e Niso e gli atleti olimpici Gimbo e Barshim ci offrono lo spunto per una riflessione sull’amicizia, che fonda le proprie radici sulla condivisione della buona e della cattiva sorte.

L’oro dell’amicizia: condividere la vittoria

Quando il giudice ci ha chiesto se sapessimo il regolamento e cosa fare, ci siamo guardati in faccia e poi ci siamo abbracciati. Questo quanto raccontato da Gianmarco Tamberi, meglio conosciuto come Gimbo, in un’intervista rilasciata dopo la vittoria ai Giochi Olimpici di Tokyo. La scorsa domenica 1 agosto, infatti, il campione olimpico azzurro con un salto di 237 cm in altezza ha conquistato il primo posto nel salto in alto maschile, pari merito con l’amico qatariota Mutaz Essa Barshim. I due si conoscono da tempo e la loro grande amicizia si è irrobustita anche in seguito all’infortunio con il quale entrambi sono stati costretti a fare i conti: la rottura del tendine. Gianmarco subito prima dei Giochi di Rio del 2016, Barshim subito dopo aver vinto la medaglia d’argento in Brasile. Questo ci fa ben comprendere come i due, prima che nella buona, siano stati uniti anche nella cattiva sorte.
E così, in seguito al vittorioso esito della gara di domenica in cui i due atleti hanno ottenuto il medesimo punteggio, alla richiesta di decidere se andare allo spareggio oppure godersi entrambi la medaglia d’oro, dopo un breve sguardo d’intesa non hanno esitato: due è meglio di uno, ha affermato Barshim felice. Non a caso, la medaglia con la quale durante la premiazione l’uno ha cinto il collo all’altro è stata subito soprannominata l’oro dell’amicizia: vincere assieme vale il doppio, e i due atleti ne sono l’esempio vivente.

Lo scontro con il nemico: condividere un tragico destino

Eurialo e Niso sono i due giovani guerrieri dell’esercito troiano protagonisti del nono libro dell’Eneide. Il loro legame è così intenso che, come vedremo, li porterà a condividere anche il rischio più grande: la morte. Il racconto della loro tragica morte è ambientato di notte, ed ha inizio quando a Niso è affidata la guardia del campo troiano. Il compagno Eurialo decide di vegliare insieme a lui. Estremamente impulsivo, come d’altro canto tipico di chi è giovane, Niso progetta una sortita per raggiungere Enea ed avvertirlo che i nemici, gli italici, hanno improvvisamente aperto le ostilità. Anche in questo momento, Eurialo desidera non lasciarlo solo. I due giovani si avventurano così fuori dal campo e, dopo aver ucciso alcuni nemici immersi nel sonno, vengono scoperti.
Cercano rifugio in un bosco, ma dopo poco tempo uno dei due, Niso, si accorge di essere solo: il compagno è stato catturato. Pur avendo la possibilità della fuga, decide di tornare sui suoi passi e, vedendo l’amico che sta per essere ucciso, uscire allo scoperto nel campo.

Costui non ha alcuna colpa, ne sono testimoni le stelle ed il cielo che sono a conoscenza della sua unica colpa: ha solo amato troppo me, il suo amico infelice!

Con queste parole fa di tutto per attirare su di sè l’ira dei nemici, purtroppo invano: Eurialo viene immediatamente ucciso da Volcente, soldato dell’esercito nemico. Dopo aver vendicato l’amico uccidendo Volcente, anche Niso è costretto ad abbandonarsi alla morte:

Poi si getta sul corpo esanime dell’amico e qui trova infine riposo nella morte serena.

Cammina al mio fianco e saremo sempre amici

Avere un amico con cui condividere momenti felici e momenti tristi rende i primi più gioiosi e i secondi meno pesanti: ne sono l’esempio Eurialo e Niso, che scelgono di andare assieme incontro alla morte, e Giambo e Barshim, entusiasti di condividere assieme il posto più alto sul podio delle Olimpiadi. Non essendo però da tutti essere abili guerrieri e nemmeno eccellenti sportivi, anche nelle piccole soddisfazioni e drammi quotidiani è importante avere qualcuno disposto a condividere la strada con noi. Rende bene questo concetto la frase dello scrittore francese Albert Camus:

Non camminare davanti a me, potrei non seguirti.

Non camminare dietro di me, non saprei dove condurti.

Cammina al mio fianco, e saremo sempre amici.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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