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Quando la botanica affianca la letteratura: ecco tre esempi di piante inserite nei testi

Quando la botanica affianca la letteratura: ecco tre esempi di piante inserite nei testi

Vediamo questi tre esempi, di molti, in cui degli elementi riconducibili alla botanica sono il cardine di ognuno di essi.

Nell’ambito letterario, sono molti gli autori che affrontano il tema della botanica, anche se non tutti in maniera così diretta. L’attribuzione di forti influenze nei confronti delle piante viene dall’esperienza umana, passata e corrente, col relativo rimando all’epoche degli autori di seguito.
A volte, servirsi di un fiore, o di un albero se si preferisce, è pretesto per far trapelare altre tematiche: la denuncia sociale, l’attaccamento alla vita, l’effettualità.

1. Mandragola

Date le proprietà anestetiche della pianta, è comprensibile che le siano stati attribuiti dei poteri sovrannaturali in molte tradizioni. Nel Medioevo, alla mandragola venivano attribuite qualità magiche e, già nell’antichità, era utilizzata anche per curare la sterilità.
Pare, quindi, un sagace rimando quello dell’omonima Mandragola, capolavoro del teatro comico cinquecentesco, ad opera di Niccolò Machiavelli.

La pianta è venefica, ma è il rimedio più efficace per la presunta sterilità di Lucrezia, la donna amata dal protagonista, Callimaco, e moglie di Nicia Calfucci, un dottore di legge impaziente di avere un erede.
Callimaco si finge medico, consigliando il rimedio della mandragola. Egli è consapevole delle credenze attorno alla  pianta, e ne approfitta per i suoi fini. Per tornare fertile, infatti, Lucrezia dovrà assumere la sostanza estratta dalla radice, con la conseguenza che il veleno si trasmetterà al primo uomo che giacerà con lei. La pianta è lo strumento che permette il congiungimento tanto voluto da Callimaco, che inganna nuovamente Nicia. Questi, sciocco, mente a sé e alla sua forte gelosia, permettendo ad uno sconosciuto, uno scapestrato trovato in strada, in realtà lo stesso protagonista, di stare con la moglie.

A fianco dell’aspra comicità, l’inganno e la beffa sottolineano l’ignoranza del marito, totalmente umiliato. Trova, così, risalto l’amara “verità effettuale” dei comportamenti umani. Prevale l’immoralità, e vince il più scaltro. Tuttavia, quasi a bilanciare, permane la sincera conservazione di ciò che è più strettamente umano, il piacere.

 

2. La botanica. Cronache coniugali

La protagonista di questo testo, redatto da Eugenio Monale, è una signorina di nome Ofelia Whitemill. Abitante di Sant Paul, Minnesota, si serve di una testata giornalistica locale per cercare il suo uomo ideale. Questi deve avere quaranta anni secchi, e non deve essere né ricco né povero. Inoltre, lo vuole tenero di cuore, che sappia coltivare l’interesse per la botanica. Ofelia vuole vivere in dolce compagnia, circondata dal verde. Non le importa in che quantità, deve essere solo rispettata la condizione originaria.
Una papabile risposta arriva dopo poco meno di quattro giorni. Il mittente è il Signor Tom Davenheit, che si presenta perfetto per la Signorina Whitemill. I due, successivamente, convogliano a nozze. Tuttavia, è intuibile che il buon rapporto tra i coniugi dipenda dalla vocazione comune per la botanica. Non c’è un amore sincero da parte della moglie, al contrario di quanto emerge dal marito, del quale si mostra ossessionata per la sua proprietà, composta di un parco e una miriade di fiori.

Ma ecco: un altro esempio che ci presenta il tema dell’inganno. Il signor Davenheit non è veramente un proprietario di un’area così vasta. In realtà, non è nemmeno un proprietario. Davanti alla corte dei divorzi, infatti, confessa che la suddetta proprietà, in realtà, è il Cimitero Nazionale di Great Cross.
Il motivo per cui ha tenuto allo scuro la Signorina Whitemill è l’immenso dispiacere che avrebbe provato, se gliel’avesse rivelato. Più di una volta ci ha riflettuto, ma non voleva infrangere i suoi sogni. Provava gioia quando la vedeva così contenta di aver trovato, finalmente, qualcuno che la circondasse di verde.

3. Mughetto

Mughetto fiore piccino

calice di enorme candore
sullo stelo esile
innocenza di bimbi gracile
sull’altalena del cielo

– Giuseppe Ungaretti

La poesia, assieme ad altre, costituisce le cosiddette “Poesie disperse”. Nel suo caso, infatti, è stata pubblicata nel 1915 sulla rivista “Lacerba“, ma poi rifiutata.

Da questa poesia, cogliamo il poeta mentre osserva una pianta di mughetto, caratterizzata da piccoli fiori bianchi a forma di campana e dal profumo molto intenso. Alle ridotte dimensioni e alla delicatezza del fiore fa da contrasto l’enorme candore del suo bianco. Questo suscita in Ungaretti la grande innocenza, e l’altrettanta purezza, dei bambini: concetti che incontrano la naturale fragilità di quest’ultimi. Inoltre, il mughetto è una pianta che cresce nei boschi umidi, ombreggiati e nascosti, come se volesse nascondersi per evitare il pericoloso contatto con il mondo. I bambini si comportano similmente. La maggior parte di loro è timida, e quindi teme il possibile contatto con i coetanei e con l’ambiente che circonda loro.

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