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Cosa avrebbe pensato Baudelaire delle influencer? Vediamolo attraverso “Il pittore della vita moderna”

Cosa avrebbe pensato Baudelaire delle influencer? Vediamolo attraverso “Il pittore della vita moderna”

Nel tempo in cui moda e social network vanno di pari passo, scopriamo cosa avrebbe pensato di questo duo lo scrittore Charles Baudelaire.

Nel “Pittore della vita moderna”, un libro che ha avuto un’influenza non indifferente nella storia dell’arte contemporanea, Baudelaire si concentra su tre aspetti che potremmo ricollegare all’immagine dell’odierna influencer: esaltazione della donna, la moda e il trucco.

IL BELLO SECONDO BAUDELAIRE

Fra le righe del “Pittore della vita moderna”, prende vita l’obiettivo di ispirare i pittori del tempo perché siano in grado di uscire dalle convenzioni delle accademie. Non bastava più rappresentare una realtà composita e armonica, si doveva andare oltre. Come un convalescente, il pittore doveva stupirsi di ogni aspetto della realtà. L’artista, in questo modo, avrebbe reso poetico anche quello che la tradizione considerava ‘brutto’ e indegno di rappresentazione. A modello vi sono le opere di Costantin Guys, dove emergono folla e vitalità, cosmopolitismo e stupore. Il titolo del primo capitolo è: “Il bello, la moda e la felicità“. Qui Baudelaire introduce il concetto di bello, descrivendone la duplice composizione: eterna e transitoria. L’elemento transitorio è rappresentato proprio dall’epoca, dalla moda, dalla morale o dalla passione. Queste componenti occasionali rendono, a loro volta, il bello ‘eterno‘. Fra queste quattro, più tardi, nel capitolo “Modernità”, Baudelaire invita a risaltare la moda e a far sì che questa acquisisca il diritto di diventare ‘antichità‘: occorre infatti estrarre la bellezza misteriosa che vi immette, inconsapevole, la vita umana. Sostiene che sia infatti molto più facile definire brutto il vestiario di un’epoca piuttosto che scovarne la bellezza.

L’ESALTAZIONE DELLA DONNA E DEL TRUCCO

Ovviamente, a scovare la bellezza della moda, deve essere l’artista, al quale è indirizzata l’estetica contenuta nel libro. Quest’ultimo dovrà, in vista di tale scopo, soffermarsi sulla donna, la quale è, secondo Baudelaire, la fonte dei piaceri più vivi e durevoli, per l’artista, un astro e una divinità, che presiede tutte le concezioni del cervello virile, oggetto dell’ammirazione e della curiosità più acuta. Non solo nel gesto o nel movimento delle membra, ma tutta la donna, nelle mussole, nei veli, nei nembi di stoffe in cui si avvolge, nel metallo e nel minerale che le serpeggiano intorno a braccia e collo. “Quale poeta mai, nel ritrarre il piacere prodotto dall’apparizione di una bellezza oserebbe disgiungere la donna dal suo abito?” Non è difficile capire il perché cimentarsi sulla donna, alla quale si associano i termini di “moda”, “acconciatura” o “trucco“. In merito a quest’ultimo, lo scrittore critica coloro che non comprendono l’importanza del make-up. Egli non disdegna artifici come la polvere di riso, che fa scomparire dalla carnagione le macchie, il nero artificiale che cerchia l’occhio e il rosso che segna la parte superiore della guancia, che rappresentano la vita, soprannaturale e smisurata. Il trucco non abbellisce il brutto e può servire soltanto la bellezza: non ha da nascondersi, né deve evitare di farsi percepire. Tale concezione deriva dal pensiero di Baudelaire della natura: la sede del male, dalla quale ogni artificio è utile per potersene allontanare. L’artista deve quindi prendere i mezzi per elevarsi al di sopra di questa.

IL CONTRIBUTO DELLE INFLUENCER NEL MONDO DELLA MODA

Avendo delineato per sommi capi la “teoria del bello” per mezzo della moda, passiamo a denotare qualche comunanza con il ruolo dell’influencer. Il loro compito è quello di definire gusti e tendenze della nostra epoca grazie alla loro visibilità e, appunto, ‘influenza’, celandosi dietro quel che possiamo chiamare “social media marketing“.
Lo scrittore, nel libro, si sofferma sul ruolo della donna in quanto mezzo tramite il quale poter percepire la bellezza della moda, poiché, se indossata, la si inquadri viva e vivificata da chi la sfoggia. In questo consiste il lavoro di influencer: indossare vestiti che ci permettano di addurre ad una maggiore consapevolezza dell’abito, tanto da cambiarne l’impressione che ne avremmo avuto prima, se avesse rivestito un semplice manichino. Inoltre, sponsorizzano spesso prodotti cosmetici e trucchi: ciò sarebbe sicuramente piaciuto a Baudelaire. Senza poi tralasciare le numerose sperimentazioni di make-up sui loro volti che ad oggi, proprio come lo scrittore avrebbe voluto, allontanano ancor di più la bellezza femminile dal suo stato di natura, ritenuta da lui tanto malvagia. Il mestiere di artista e quello di influencer sono lontani nel tempo e nello spazio, ma sicuramente Baudelaire avrebbe apprezzato il loro modo di estrarre dalla moda l’insita bellezza e di contribuire, tramite promozione e selezione, a far divenire le inclinazioni e le propensioni di un certo periodo storico, eterne.

 

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