Il Superuovo

La Boétie e Tarantino parlano dell’oscura propensione degli uomini a servire

La Boétie e Tarantino parlano dell’oscura propensione degli uomini a servire

Il potere viene abusato perché vi è una predisposizione degli uomini a servire, ad essere schiavi che mette in luce un lato sinistro delle persone: la paura della libertà.

Etienne de la Boétie, così come Tarantino in Django Unchained, si chiede come sia possibile che tanti uomini, tanti paesi, tante città, tante nazioni, a volte sopportino un solo tiranno che non ha altra potenza se non quella che gli concedono.

 

Django Unchained e la schiavitù in America

Django Unchained è un film scritto e diretto da Quentin Tarantino nel 2012 che ottenne cinque candidature ai premi oscar vincendone due. La scena si svolge in Texas nel 1858, qui uno schiavo nero di nome Django viene rintracciato e liberato da un ex dentista e attuale cacciatore di taglie di origine tedesca: King Schultz. Il dottore ha bisogno di lui per riconoscere dei fuorilegge sui quali vi è una taglia e che erano proprietari di Django e della piantagione in cui lavorava prima di essere venduto. Il viaggio permette al dottor Schultz di scoprire che Django è sposato e che intende liberare la moglie non appena finito il lavoro con le taglie, così il dottore affascinato dalla sua storia e dalla sua dimestichezza con le armi gli propone di fare coppia per l’inverno e aiutarlo poi in primavera a trovare la moglie. Le nevi si sciolgono e i due scoprono che Broomhilda è attualmente di proprietà del crudele Calvin Candie, uno dei più ricchi latifondisti del Mississippi. Il susseguirsi del film è caratterizzato della violenza utilizzata abitualmente dal regista nei suoi film ma anche dalla crudezza e dal realismo delle scene che rappresentano i maltrattamenti subiti dagli schiavi nelle piantagioni. Frustate, mutilazioni, stupri e impiccagioni erano all’ordine del giorno in un periodo dove le condizioni di vita pessime e le disumanità subite dai sottomessi rendono questo periodo uno dei più bui della storia americana.

Discorso della servitù volontaria di Etienne de la Boétie

Etienne de la Boétie(1530-1563) fu un filosofo e giurista francese che ricoprì l’incarico di consigliere a Bordeaux. Nonostante la sua breve vita scrisse il Discorso della servitù volontaria che in età giovanissima e fu un grande amico del filosofo Michel de Montaigne che lo citò nel suo saggio sull’amicizia. Difficile immaginare un lettore che non rimanga affascinato e turbato da un testo che sarebbe dovuto rimanere inedito e che mostra spavaldo uno dei costumi più invisibili della popolazione occidentale. Il discorso è un testo tutt’altro che consolante che attribuisce agli oppressi il ruolo di complici delle loro disgrazie mettendo in luce un lato sinistro dell’uomo: la paura della libertà. Questa angoscia rievoca una recondita e seducente facilità di servire che può portare nel dimenticatoio ciò che fa ciascuno di noi un essere umano rendendoci così servi volontari di un “tiranno”. Second la Boétie quindi il potere non può ottenere il consenso delle masse esclusivamente grazie alle catene che il tiranno mette al popolo bensì lo ottiene soprattutto tramite la predisposizione degli uomini a servire e ad essere schiavi. L’abitudine è una delle cause principali di questa sottomissione:

Come si racconta di Mitridate , che si abituò a bere il veleno, ci insegna a trangugiare la sostanza letale della servitù senza trovarla amara

In questo modo gli uomini nati e cresciuti in servitù si accontentano di come vivono, avendo scorto solamente l’ombra della libertà e non avendone fatta esperienza non si accorgono del male che viene fatto loro. Nel testo viene citato l’esempio dei paesi dove il sole si mostra diversamente da noi, e dopo aver illuminato continuamente per sei mesi l’altra metà dell’anno lascia dormire gli abitanti nell’oscurità: Ci si stupirebbe se i nati nelle tenebre non sentano il bisogno della luce? Come dice la Boétie mai si piange quel che mai si è avuto, il rimpianto sopraggiunge solo dopo il piacere.

 

Decidetevi a non servire più ed eccovi liberi

Nonostante i contesti storici siano differenti non è difficile trasporre il discorso di la Boétie sul panorama dello schiavismo in Django Unchained. Il filosofo dice che la libertà è naturale e gli esseri viventi sono nati con la propensione a difenderla tanto che quando li si cattura offrono resistenza  a tal punto da rendere evidente quanto abbiano caro quel che stanno per perdere. Ma questa naturale propensione verso la libertà è oscurata da una spinta contraria e quasi inconsapevole verso l’obbedienza e la servitù. Nonostante tutto vi è però sempre qualcuno che sente la sottomissione maggiormente rispetto agli altri e che una volta provata la libertà non può fare a meno di essa e così come Ulisse, che per mare e per terra sempre cercava di scorgere il fumo del suo focolare così Django non può rinunciare ai suoi privilegi naturali e si batte per Broomhilda. Questi uomini riuscirebbero ad assaporare la libertà anche se essa venisse scacciata dal mondo. Nel film Calvin Candie racconta: Ho passato tutta la vita qui a Candyland circondato da facce nere. Nel vederle tutti i giorni mi chiedevo sempre una cosa: “Perché non ci uccidono?”. Allo stesso modo dopo essersi chiesto come sia possibile vedere un numero infinito di persone non obbedire, ma servire ed essere tiranneggiate da parte di un solo uomo la Boétie giunge alla conclusione che la libertà è la sola cosa che gli uomini non desiderano affatto, o almeno così sembra, in quanto sono essi stessi che si lasciano maltrattare dal momento che, smettendo di servire, sarebbero liberi, come se rifiutassero questo bel guadagno soltanto perché troppo facile da ottenere.

Decidetevi a non servire più, ed eccovi liberi

 

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