Il Superuovo

La bellezza è nella mente di chi osserva? Scopriamo “il modo di vedere” di Hume

La bellezza è nella mente di chi osserva? Scopriamo “il modo di vedere” di Hume

La domanda che ci poniamo è la seguente: “è bello ciò che piace” oppure esiste un concetto universale di bellezza?

De gustibus non est disputandum! Ognuno ha diritto ad avere i suoi gusti per quanto strani possano sembrare ad altri. Questa è la visione comunemente condivisa. Vediamo qual è il pensiero di David Hume, filosofo empirista e antimetafisico per eccellenza.

Che cos’è l’estetica?

Quasi in ogni secolo filosofi ed artisti hanno scritto sulle loro idee del bello. Come anche il bello, il brutto (dell’arte e della vita) è un concetto relativo. La bellezza, stando al senso stretto del significato è “la qualità capace di appagare l’animo attraverso i sensi, divenendo oggetto di meritata e degna contemplazione”. L’ estetica è un settore dell’indagine filosofica che si occupa della definizione del bello naturale e artistico e del suo giudizio. È la capacità di fare esperienza del bello, cioè di cogliere, apprezzare la bellezza in tutte le forme culturali.

Il concetto di bellezza secondo Hume

Il filosofo scozzese David Hume nel suo saggio La regola del gusto afferma che la bellezza che noi percepiamo non è una qualità inerente alle cose, ma è legata al nostro sguardo soggettivo. Poco dopo Hume si rende conto che, volendo seguire la linea del soggettivismo, i giudizi sulle cose non potrebbero accampare alcuna pretesa di verità. La questione centrale dell’estetica di Hume è trovare un fondamento alle regole del gusto, tale che renda compatibile la loro universalità con la soggettività. Ecco che il filosofo si pone il problema di andare alla ricerca di qualche criterio da seguire. Partendo dalla considerazione evidente che alcune opere ricevono maggiori consensi, Hume protende a credere che esista una struttura mentale che induce l’uomo a provare piacere per alcune qualità e non per altre. Il gusto più raffinato per Hume è quello del critico; è da lì che infatti deriva la sua autorità. La regola del gusto per Hume è fissata socialmente dal consenso degli “uomini di gusto”. Nei casi ordinari invece la sensibilità può andare incontro a vari inconvenienti ed errori per ignoranza o faziosità e solo in casi eccezionali si raggiunge “la squisitezza” che consiste nell’acuirsi della capacità di percepire i minimi particolari e le più sfuggenti sfumature con esattezza.

La bellezza cantata da Vecchioni

Il maestro Roberto Vecchioni nel 2002 pubblica il brano “La bellezza” contenuto nell’album “Il lanciatore di coltelli”. La meravigliosa canzone è ispirata al romanzo “La morte a Venezia” di Thomas Mann che narra del viaggio dello scrittore Gustav von Aschenbach nella città delle gondole e delle maschere. Una Venezia estiva ammorbata da una peste incombente ospita l’inquieto e famoso scrittore tedesco che ha costruito vita e opera sulla più ostinata fedeltà ai canoni classici dell’etica e dell’estetica. Il protagonista viene colpito dalla bellezza di Tadzio, un giovinotto polacco, per il quale inizierà a provare un amore sincero ma proibito, vista la considerevole differenza d’età. Un amore che agli occhi degli altri può passare come un vizio e che in effetti non si realizza. Il giovane finisce per incarnare ai suoi occhi l’ideale di bellezza classica, grecizzante, alla quale l’artista venuto dal nord da sempre aspira. Vecchioni riesce a riscrivere con parole e musica le sensazioni e le emozioni provate dal protagonista del romanzo. Straordinaria è stata la capacità dell’artista di condensare l’intreccio in un brano commovente che si può senz’altro definire un capolavoro di rara bellezza.

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