La Ballata Dell’Amore Cieco: De Andrè e il mito della Femme Fatale

“Un uomo onesto, un uomo probo
tralalalalla tralallaleru
s’innamorò perdutamente
d’una che non lo amava niente”

Così inizia la canzone “La Ballata Dell’Amore Cieco” di Fabrizio De Andrè, composta presumibilmente intorno al 1966. Una canzone che, sulle note di uno swing saltellante, racconta la storia di un amore infelice, tra un uomo desideroso di compiacere l’amata e una donna, invece, insensibile e crudele. Una figura, quest’ultima, che portando il disperato amante a togliersi persino la vita pur di compiacerla, sembra quasi richiamare il mito della Femme Fatale. Tipica della letteratura europea e del decadentismo in particolare, la Femme Fatale è infatti una donna, straordinariamente affascinante, ma incredibilmente crudele e perversa, il cui unico desiderio è quello di distruggere l’uomo che si innamora di lei. Una annientamento, lento e graduale, che l’amante sopporta volentieri, soggiogato dal potere della fanciulla. Come accade alla povera vittima delle note di De Andrè.

De Andrè: un amore distruttivo

La vanità fredda gioiva,
un uomo s’era ucciso per il suo amore.

La Ballata Dell’Amore Cieco racconta la triste storia di un uomo follemente innamorato, ucciso dalla sua stessa passione. La donna che desidera infatti, sebbene non ricambi il sentimento, decide di sottoporlo a una serie di prove d’amore, così da poter valutare la natura dell’affetto che dichiara. Fin da subito emerge il sadismo della ragazza, che per prima cosa chiede all’amante il cuore di sua madre, con cui sfamerà i propri cani. L’uomo, totalmente soggiogato dal potere della donna e desideroso di compiacerla, soddisfa la sua richiesta, ma, ovviamente, questo non basta. Come seconda prova “del suo cieco amore” la fanciulla gli chiede poi di tagliarsi le vene e, ancora una volta, lui decide di accontentarla. Ma ecco che, quando ormai l’uomo è in fin di vita, giunge l’ultima, tragica, richiesta: se la ama davvero, dovrà anche morire per lei. E così l’uomo giace a terra fino all’ultimo respiro, contento, in cuor suo, di aver dimostrato la forza del proprio amore. Un amore, quello che emerge dalle note di Fabrizio De Andrè, certo estremo: un sentimento sublime, profondamente travolgente ma incredibilmente distruttivo e letale. Una forza in grado di soggiogare completamente l’uomo ad una volontà perversa e crudele. La volontà, in questo caso, di una donna: una Femme Fatale.

Da Cleopatra a Mata Hari: la donna fatale

Femme Fatale: seduzione e potere

Con il termine Femme Fatale intendiamo generalmente un tipo di donna, ricorrente spesso nella letteratura europea, dotata di grandi capacità seduttive, che le permettono di esercitare un incredibile potere sulle vittime della sua bellezza. Lo scopo principale di queste figure è, tendenzialmente, quello di riuscire a sottomettere gli uomini che si infatuano di loro, portandoli a una lenta distruzione. Un esempio di superdonna, anche se dalle caratteristiche sadiche e perverse, tipico della letteratura di diverse epoche: attestato per la prima volta nella Fosca di Tarchetti, compare poi negli scritti di D’Annunzio e nelle ballate inglesi di Keats. Proprio quest’ultimo, infatti, scrisse, a inizio Ottocento, un’opera intitolata “La Belle Dame sans Merci“, racconto di un cavaliere senza nome minacciato da donna fatale. Oggi tuttavia vengono definite Femme Fatale anche donne realmente esistite, come Cleopatra o la danzatrice e spia Mata Hari. Donne, incredibilmente belle, in grado di esercitare uno straordinario potere sugli uomini. Un potere distruttivo.

Camilla Cavalli

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