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Ken Follett e la tv ci raccontano come si costruiscono “I pilastri della Terra”

Amori e tradimenti, guerre e preghiere: Ken Follett racconta uno stralcio di vita nel Medioevo che prende vita in una serie tv.

Il Medioevo prende vita grazie a Ken Follett e alla serie tv tratta dal suo best seller “I pilastri della terra”

 

Alti e bassi

“A nessuno importa della costruzione di una chiesa nel Medioevo”

 

Quando Ken Follett propose la prima idea de “I pilastri della terra” questa fu la risposta. Eppure, tra un mattone e un transetto, il maestro della suspence erige saldi pilastri sui quali si muove l’universo di Kingsbridge, cittadina immaginaria dell’Inghilterra bassomedievale, fulcro della vicenda. Questa si può dividere in due fasce orizzontali, le terra e il cielo, i pilastri e le guglie, il popolo e i nobili, uomo e Dio. È su questo binomio tra alto e basso che Ken Follett costruisce una vicenda epocale senza precedenti, che fonde storia e quotidianità senza alcuno sforzo. Da una parte c’è il livello degli uomini, quelli comuni, tra i quali si muovono coloro che gettano le basi della cattedrale, che piegati dalla fede divina operano per il bene della comunità, sulla quale si stagliano -al livello superiore- i nobili, che vedono la vicenda sempre dall’alto delle loro torri, ben protetti nelle mura dei loro castelli, destinati a cedere dinanzi alla presenza divina, che si manifesta ancora una volta in una forma bipartita: bene e male, priore Philip e vescovo Bigod, cieca fede e bramosia di potere; e destinati a cedere dinanzi alla guerra.

Si muove, sullo sfondo della titanica impresa della costruzione della cattedrale, la lotta per la successione al trono. La storia è ambientata nel periodo in cui l’Inghilterra è in balia dell’anarchia politica:  il re Enrico I è morto senza eredi maschi, dopo che l’unico figlio Guglielmo è annegato nel 1120 nell’affondamento della Nave Bianca in viaggio dalla Francia. Al re resta come unico discendente diretto la figlia Matilde, non riconosciuta però dall’intera nobiltà del regno, che in parte vede nel nipote Stefano, sostenuto dalla chiesa, il legittimo erede al trono. Mentre sullo sfondo si muove la guerra tra le due fazioni, il popolo vive alla giornata, affidandosi ad espedienti per sopravvivere a giornate apparentemente monotone, che saranno sconvolte dall’arrivo di un intraprendente costruttore.

Scolpire la vicenda

Azioni frenetiche, intrighi, complotti, tradimenti: è questo ciò che viene in mente quando si pensa all’autore de “La cruna dell’ago”, e nel suo romanzo storico Ken Follett non è da meno. È un’umanità scaltra e subdola quella che prende vita nelle numerose pagine del romanzo, nelle quali lo scrittore ha ricreato dettagliatamente la rozza e sgargiante Inghilterra medievale, con le sue misteriose e vaste foreste, le città murate, i castelli e i monasteri, abitati da personaggi caratterizzati a tutto tondo, quasi come fossero scolpiti nel marmo.

Ken Follett diventa scultore, si fa maestro della pietra come il protagonista- Jack, scalfendo ogni tratto dei suoi protagonisti con perizia, creando un crogiuolo di personalità totalmente diverse e uniche nel loro genere, i cui diversi universi – dal priore alla nobildonna, dal vescovo al maniscalco- collidono creando trame di tradimento, amore e vendetta, mai fini a se stesse, usate come puro esercizio di stile o per accattivare il lettore, ma per impartire a quest’ultimo lezioni sul senso della lealtà e sul valore della famiglia, per invitarlo a riflettere sulla religiosità, che condiziona vita e morte di plebei e nobili, schiacciati dal volere di Dio. Ed è ad un Dio che (non) esiste che viene donata la cattedrale, ad un Dio invisibile ed onnipresente, che misterioso muove fili invisibili della cittadina prediletta, che ospiterà la prima chiesa che tenderà direttamente a lui, quasi peccando di hybris per il tentativo di sfiorare il cielo, ma risollevando le sorti di una comunità che si stringe attorno ad  un cantiere che diviene centro gravitazionale dell’universo dell’autore gallese, che riporta tutto nelle sue 1000 pagine di romanzo, il quale forse è il vero mattone – per dimensione- della vicenda.

Ma per i timorosi e per i pigri la cittadina di Ken Follett si può conoscere anche attraverso la serie tv prodotta da Ridley Scott.

 

 

Dare vita alla pietra

In 8 ore i fratelli Scott provano a dare vita all’epopea degli abitanti di Kingsbridge in un’impresa decisamente titanica che comporta tagli ed adattamenti, in modo da rendere più accattivante la vicenda all’esigente occhio dello spettatore. Il cast stellare raccoglie attori affermati, ed è stato trampolino di lancio per due talenti contemporanei: Eddie Redmayne e Sam Clafin, rispettivamente nei panni di Jack, il figlio adottivo di Tom il costruttore, che porterà a  termine l’opera paterna, e Richard, conte di Shiring, che tenterà di riconquistare l’onore della famiglia.

L’ambientazione medievale è ricostruita con perizia, riuscendo ad affascinare grazie agli antichi castelli inglesi, ma soprattutto grazie alla creazione del cantiere della cattedrale, che sfida apertamente le chiese romaniche del tempo, per diventare una casa degna di Dio, che possa soddisfare non solo  il volere del priore Philip di onorare Dio, ma anche l’ambizione di Tom il costruttore.

 

Una cattedrale è l’ombra di Dio sulla storia, eminenza. Il nostro mondo ha un bisogno disperato di ordine e l’ordine è arte, è cultura, è l’uomo che crea qualcosa che porti l’essenza di Dio nella sua comunità, che sopravviva alle guerre e alle carestie, che sopravviva persino alla storia

 

I pilastri della cattedrale di Tom e le parole di Ken Follett sono fatte per restare, per resistere imperituri allo scorrere del tempo, perché in essi è scolpito un pezzo della storia di Kingsbridge, che dopotutto, se guardata da vicino, ci si accorge essere non tanto distante dalla nostra.

 

 

 

 

 

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