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Jorge Luis Borges e Paul Ricoeur ci spiegano l’importanza della teoria dell’oblio nel racconto “Funes”

Borges, scrittore sudamericano, è stato ritenuto dalla critica uno dei più influenti scrittori del XX secolo, tanto che oggi l’aggettivo “borgesiano” denota una concezione di vita come esperienza menzognera, fasulla e spacciata per veritiera. 

Attraverso il racconto “Funes” cerchiamo di capire perché l’oblio, la dimenticanza e il non-ricordo siano delle attività mentali fondamentali per la memoria.

Jorge Luis Borges

Saggista, narratore e bibliotecario, Jorge Luis Borges nato Jorge Luis Borges Acevedo, è stato un importantissimo scrittore argentino che si cimentò abilmente sia in prosa che in poesia. Le tematiche trattate all’interno del suo densissimo corpus lirico e prosastico spaziano da dimensioni concrete, incentrate sulla realtà sudamericana della seconda metà del Novecento, sino ad arrivare ad una dimensione quasi metafisica, definita come “realismo magico”.

Vissuto tra il il 1899 e il 1986, Borges era uno scrittore dalla cultura smisurata: apprezzava moltissimo la letteratura inglese di Joyce, le poesie di Whitman, sino alle terzine di Dante. Nella sua vita viaggiò moltissimo, spostandosi dalla sua terra natale, l’Argentina, all’Europa, anche a causa di una malattia agli occhi che gli imponeva spostamenti continui per le terapie.

Tra le opere più famose possiamo sicuramente annoverare “Finzioni”, “La biblioteca di Babele”, “Altre inquisizioni” e soprattutto il racconto “Funes”.

Funes, l’uomo della memoria

Questo racconto fa parte di Finzioni, alla cui base vi è un concetto imprescindibile, ovvero il concetto della memoria. La memoria non è un semplice meccanismo statico, bensì un insieme di legami ed estensioni, che conduce dal passato al presente un oggetto o un ricordo. All’interno di questo racconto, la memoria è una dimensione che si manifesta in maniera insolita e discontinua.

Ireneo Funes, giovane ragazzo sbadato e distratto, dopo una caduta da cavallo inizia a percepire dei cambiamenti nell’atto del ricordo: riesce a ricordare qualsiasi elemento, dettaglio, e piccolezza del mondo che lo circonda, senza poterlo mai dimenticare. Sarà proprio il protagonista del racconto ad affermare che, ricordando tutto, i suoi pensieri e le sue memorie sono così numerose da risultare ingestibili. I ricordi sono dettagliatissimi e la memoria è come un deposito di rifiuti dove è tutto ammassato e indistinto.

Ed è proprio qui che entra il gioco l’importanza del concetto di oblio, concetto secondo il quale la memoria non può essere totalizzante, ma deve essere totalmente selettiva: in questo modo la memoria diventa un veicolo per la conoscenza gnoseologica della realtà. Se la memoria non ha come componente l’oblio e la dimenticanza dovuta alla selezione, la conoscenza è impossibile. Ricordare tutto è come ricordare niente, è infatti assolutamente necessario che la memoria selezioni i ricordi, affinché essi possano essere riportati al presente.

Paul Ricoeur e la teoria dell’oblio

Ricoeur, filosofo francese, afferma che spesso ci si accontenta di intendere l’oblio come contrario della memoria: non è così semplice, così come la memoria non corrisponde ad un atto meccanico, l’oblio non è semplicemente la negazione del ricordo. La memoria da una parte lotta contro l’oblio dall’altro invece collabora con esso: l’oblio è necessario. Egli delinea tre punti chiave attraverso cui spiegare l’oblio:

  1. Oblio spiegato attraverso la psicanalisi: l’approccio psicanalitico presenta quello che lui chiama l’enigma più imbarazzante: il fondamento della psicanalisi nella diversità delle patologie mentali, è quello di ricercare e riportare alla coscienza del presente ciò che è stato rimosso.
  2. Oblio attivo o passivo: l’oblio passivo è ciò che si dimentica senza volerlo, con tutte le forme intermedie mentre l’oblio attivo è ciò che si vuole dimenticare.
  3. Oblio selettivo: è quello che entra in connessione stretta con la memoria. L’atto di ricordare parte infatti da una concezione semplice: non si può ricordare tutto. Una memoria senza lacune sarebbe, come dice Ricoeur, un fardello insopportabile. Questo oblio è involontario, ed è necessario per ricordare.

Possiamo dunque affermare con certezza che la componente della dimenticanza, seppur in netto contrasto con il concetto comunemente riconosciuto come memoria, sia un elemento assolutamente indispensabile affinché questo meccanismo mentali funzioni in maniera coerente e lineare.

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