Italia da record: 48.8°C in Sicilia ci fanno comprendere quanto è importante la termoregolazione corporea

48.8 gradi in Sicilia sono il nuovo record europeo, ma l’Aeronautica militare non conferma i dati dichiarati.

Temperature eccessivamente alte e “da record” si sono registrate nella provincia di Siracusa, a preoccupare non è il solo verificarsi di tali fenomeni ma la frequenza e l’intensità crescente.

RECORD O FAKE NEWS?

Nel pomeriggio dell’11 agosto il termometro ha registrato 48.8 gradi a Floridia, un comune a 10 km da Siracusa. La temperatura infernale, non a caso causata dall’anticiclone “Lucifero”, arriva dalla rete di stazioni Sias (Servizio informativo agrometeorologico siciliano) che però ha affermato che il record non va considerato ufficiale poiché i dati riportati non sono soggetti a procedure di controllo e validazione. Anche l’Aeronautica militare fornisce il suo punto di vista dichiarando che non è stato rilevato nelle loro stazioni il valore di cui si parla. Per il tenente colonello Guido Guidi la temperatura più alta si ferma a 44.4 gradi a Sigonella, la quale non è la più alta mai registrata in Europa ma comunque è un valore alto. Il primato resta sempre italiano e siciliano poiché nel 1999 a Catenanuova (Enna) si registrarono 48.5 gradi. Che siano 44 o 48 gradi l’ondata di calore è davvero massiccia e a dir poco drammatica.

TERMOREGOLAZIONE

Ogni anno sappiamo che è arrivata l’estate quando al telegiornale mandano il servizio sul caldo afoso, l’immagine del vecchietto vicino la fontana conquista lo schermo e il giornalista si raccomanda di bere molto, mangiare tanta frutta e non uscire nelle ore più calde. In condizioni di caldo estremo sottogruppi della popolazione, come anziani, bambini piccoli e neonati, donne in gravidanza e malati cronici, presentano una limitata capacità di termoregolazione fisiologica. La termoregolazione è la capacità di autoregolare la temperatura corporea e di mantenerla invariata indipendentemente dalle variazioni dell’ambiente esterno. A differenza dei soggiorni in ambienti freddi, dove il corpo tende a conservare o produrre calore, quando ci si trova in presenza di climi torridi il nostro corpo ricorre a meccanismi termodispersivi. Assistiamo quindi alla vasodilatazione cutanea, ad una elevata sudorazione ed aumenta la frequenza del respiro permettendo la dispersione del calore corporeo per evaporazione. Infatti il sudore da solo non basta a raffreddare, ma è proprio il passaggio di stato da liquido a vapore a sottrarre calore, in particolare per un grammo di acqua che evapora dal corpo vengono sottratte 0,58 kcal all’organismo. Ad ostacolare questo processo c’è l’elevata umidità dell’ambiente circostante, spiegando perché in ambienti caldo umidi si soffre maggiormente.

TEMPERATURA DI BULBO UMIDO

Come detto prima l’evaporazione di un liquido permette la diminuzione della temperatura, questo perché è un processo endoergonico (che assorbe energia, calore). A causa del cambiamento climatico le condizioni di calore e umidità a cui saremo sottoposti potrebbero esseri tali da uccidere improvvisamente un essere umano. Le temperature che stiamo vivendo, secondo i modelli climatici più rinomati, non erano attese prima della metà del secolo, e invece eccoci qui. La “temperatura di bulbo umido” è la temperatura più bassa che si può avere per l’evaporazione dell’acqua nell’aria. È un punto oltre il quale l’organismo non riesce a gestire la sudorazione e l’evaporazione non riuscendo più a raffreddarsi. Secondo uno studio americano occorre un’umidità sopra il 95% e temperature di almeno 31° C. In questa ricerca del 2020, pubblicata su Science Advances con il titolo “L’insorgere di temperature e umidità troppo rigide per la tollerabilità umana”, il ricercatore Radley Horton sostiene che persino stando all’ombra, senza nessuna patologia e con una scorta infinita di acqua a quel grado di umidità è impossibile impedire al corpo di surriscaldarsi e morire. È quindi paradossalmente più gestibile il caldo secco del deserto e non l’effetto sauna che si raggiunge in regioni come il sud degli Stati Uniti, il Golfo del Messico e l’Australia.

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