Israele e la sconfitta di Hegel

Israele e la sconfitta di Hegel

19 Luglio 2018 Off Di Francesco Rossi

Si concretizza oggi il tentativo durato cinque anni di trasformare Israele in uno “stato nazionale ebraico” . D’ora in poi Israele riconoscerà a livello di legge solo ciò che è strettamente collegato alla cultura e alla religione ebraica, minando seriamente i diritti delle minoranze.

Una legge molto discussa

Il voto in parlamento è stato risicatissimo, 62 sì a 55 no, ma alla fine Netanyahu ce l’ha fatta, l’Israele dei prossimi anni sarà di stampo marcatamente ebraico. Da questo momento la legge israeliana riconoscerà solo la lingua ebraica, e le feste nazionali saranno unicamente quelle presenti nel calendario religioso ebraico. Il 20% di minoranza araba non avrà più il rispetto della propria cultura garantito per legge, e la lingua araba, che prima era una delle due lingue nazionali, ora vale per lo stato quanto un dialetto locale parlato da qualche decina di persone. Sembra una notizia quasi anacronistica pensando che ieri era il compleanno di Nelson Mandela, uomo che ha sacrificato tutta la sua vita per combattere le discriminazioni e per creare uno stato capace di accogliere tutto allo stesso modo. Siamo di fronte all’ennesimo caso di ricerca del nazionalismo degli ultimi anni, come la brexit o l’america first di Trump, senza dimenticare Austria e Ungheria, anch’esse in cerca di chiusura verso l’esterno. Tuttavia questa volta la ricerca del nazionalismo la si persegue con un espediente non presente negli esempi precedenti: la religione.

Verso il fondamentalismo

Lo stato israeliano nacque nel 1947 grazie all’approvazione dell’assemblea delle Nazioni Unite. La costituzione di questo stato avvenne successivamente alla migrazione verso il medio oriente di un numero sempre maggiore di Ebrei in seguito alla Shoa.Siamo ancora però lontani dallo stato ebraico infatti, pur chiamandosi Israele, le nazioni unite riconoscevano la presenza di ben 400.000 abitanti arabi che avrebbero dovuto convivere con mezzo milione di ebrei. Parallelamente veniva riconosciuto lo stato di Palestina, con 800.000 mila arabi e 10.000 ebrei. Gli israeliani non hanno però mai rispettato il patto di convivenza, iniziando sin dal 1948 a conquistare territori palestinesi e ad espellerne gli abitanti. Gerusalemme dovrebbe rappresentare la tolleranza religiosa per antonomasia, essendo città sacra per ben tre religioni: ebraismo, cristianesimo e islam. Tuttavia Israele ha sempre rivendicato la città come proprietà esclusiva, nonostante la comunità internazionale riconosca che la capitale dello stato sia Tel Aviv e non Gerusalemme. Molto recentemente il sempre imprevedibile Donald Trump ha deciso di spostare l’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme, inaugurando la nuova sede diplomatica il 14 maggio 2018. La comunità interazionale non ha però cambiato posizione, e le mappe distribuite dall’ONU continuano a non segnare nessuna capitale all’interno dello stato di Israele. A partire dalla sua fondazione il rapporto ebrei/arabi è passato da essere del 55% all’80%, grazie ad espulsioni e alla dilagante ostilità degli autoctoni nei confronti degli stranieri, sopratutto palestinesi.

Hegel, stato e religione

Hegel riconobbe nella religione un importante veicolo per creare compattezza sociale e, prendendo come esempio la religione cristiana, affermò che questa abbia di fatto salvato l’Europa dalla decadenza morale dovuta al crollo della civiltà greca. L’osservazione di Hegel continua definendo lo stato come il veicolo con cui garantire i diritti di tutti i cittadini, in particolare nel rispetto dell’uguaglianza e della libertà individuale. Hegel fa derivare questi due valori proprio dalla religione, ma ritiene che la presenza invasiva di una qualsivoglia confessione all’interno dello stato non può che essere dannosa, in quanto a lungo andare questi due valori nati dalla religione vengono col tempo distrutti dalla religione stessa.

Hegel

Un esempio pratico è certamente la Spagna, Ferdinando d’aragona e Isabella di Castiglia utilizzarono con successo il cristianesimo per unire un paese fino ad allora frammentato. Nel tempo l’unità sociale si è presto trasformata in intransigenza e intolleranza, ponendo le basi per la nascita dell’inquisizione, una macchina di morte e persecuzione durata fino agli anni ’80 del ‘700. Lo stesso percorso si sta compiendo proprio in Israele, che ha smesso di basare il suo stato sui diritti dei cittadini per iniziare a basarlo invece sui dogmi religiosi. Tutto, abbiamo detto, era iniziato nel 1947 col “patto di convivenza” tra arabi ed ebrei, oggi, a 71 anni di distanza, stiamo commentando la nascita dello Stato nazionale ebraico. Al momento non siamo all’inquisizione, ma intanto Hegel sta già riscuotendo un’abbondante fetta di ragione.