“Io sono l’altro”: l’empatia in poesia, da Umberto Saba a Niccolò Fabi

Io e l’altro: due autori e due poesie sul tema dell’empatia.

Empatia” è un termine che deriva dal Greco antico e che indica la capacità di immedesimarsi nello stato d’animo altrui per poterlo comprendere nonostante un’apparente distanza. Non è semplice essere empatici, e non tutti riescono ad esserlo. Forse, però, occorre imparare. Il cantautore Niccolò Fabi, presentando il suo ultimo singolo, ha indicato l’empatia come unica modalità di sopravvivenza.

Niccolò Fabi e il nuovo brano “Io sono l’altro”

[…] che si parta dalla filosofia o dalla fisica quantistica si arriva sempre alla conclusione che l’altro è imprescindibile nella nostra vita e che siamo solo particelle di un tutto insondabile. Allora l’empatia diventa non solo un dovere etico, ma l’unica modalità per sopravvivere, l’unica materia che non dovremmo mai dimenticarci di insegnare nelle scuole. Conoscere e praticare i punti di vista degli altri è una grammatica esistenziale, come riuscire ad indossare i loro vestiti, perchè sono stati o saranno i nostri in un altro tempo della vita.”

Niccolò Fabi ha presentato così il suo brano “Io sono l’altro”, che anticipa il prossimo disco. È un messaggio forte e significativo, che invita a un’intensa riflessione sull’empatia, sulla sua importanza, e che invita a praticarla e a insegnarla ai più piccoli. Comprendere emozioni e stati d’animo altrui non è semplice, ma basta poco per provare a farlo. Occorre immedesimarsi, provare a mettersi nei panni altrui: Fabi, nella sua canzone, si serve di questo celebre modo di dire per spiegarsi al meglio.

Io sono l’altro. Sono quello che ti spaventa, sono quello che ti dorme nella stanza accanto, io sono l’altro… Puoi trovarmi nello specchio, la tua immagine riflessa, il contrario di te stesso. Io sono l’altro, sono l’ombra del tuo corpo, sono l’ombra del tuo mondo, […] quello che ti anticipa al parcheggio […] il marito della donna di cui ti sei innamorato, sono quello che hanno assunto quando ti hanno licenziato, quello che dorme sui cartoni alla stazione, sono il nero sul barcone, sono quello che ti sembra più sereno perché è nato fortuna o solo perché che ha vent’anni di meno […] Sono il velo che copre il viso delle donne, ogni scelta, opposizione, che non si comprende […] io sono tuo fratello, quello bello, sono il chirurgo che ti opera domani, quello che guida mentre dormi, quello che urla come un pazzo […] il donatore che aspettavi per il tuo trapiantosono il padre del bambino handicappato che sta in classe con tuo figlio, il direttore della banca dove hai domandato un fido, quello che è stato condannato, il Presidente del Consiglio.

Quelli che vedi sono solo i miei vestiti
adesso vacci a fare facci un giro e poi mi dici
e poi mi dici
.”

Citando moltissimi esempi, quello che Niccolò Fabi vuole comunicare è che lui, come qualunque altra persona possiamo trovarci davanti, potrebbe essere chiunque. Più o meno legato a noi, più o meno vicino a noi. Tanto simile da poter raffigurare il nostro riflesso, o tanto diverso da consistere nel nostro esatto contrario. Per scoprirlo, occorre solo EMPATIA. Senza tale capacità, non vedremmo altro che figure. Solo provando l’immedesimazione nei panni altrui è possibile conseguire un’adeguata comprensione: “sono solo i miei vestiti, adesso vacci a fare un giro, e poi mi dici!

Niccolò Fabi

La poesia “Il borgo” di Umberto Saba

Se si parla di empatia e di immedesimazione, il mondo della letteratura può da solo essere ritenuto emblematico perché fin dalle sue origini offre storie che consentono ai lettori di evadere dalla realtà e di calarsi nei panni di personaggi più o meno fantastici. Tuttavia possono essere maggiormente esplicativi componimenti quali “Il borgo” di Umberto Saba, scrittore che tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento si dedica a una poesia da lui stesso definita onesta in quanto basata sulla realtà.

Fu nelle vie di questo

Borgo che nuova cosa

m’avvenne.

Fu come un vano

sospiro

il desiderio improvviso d’uscire

di me stesso, di vivere la vita

di tutti,

d’essere come tutti

gli uomini di tutti

i giorni.

[…]

La fede avere

di tutti, dire

parole, fare

cose che poi ciascuno intende, e sono,

come il vino ed il pane,

come i bimbi e le donne,

valori

di tutti. Ma un cantuccio,

ahimé, lasciavo al desiderio, azzurro

spiraglio,

per contemplarmi da quello, godere

l’alta gioia ottenuta

di non esser più io,

d’essere questo soltanto: fra gli uomini

un uomo.

[…]

Nel componimento sembra esserci il racconto della vocazione poetica dell’autore: la realizzazione del desiderio di fuggire dall’individualismo e di essere parte di una società, di cui narrare, senza finzione, l’umanità. L’immedesimazione negli altri è vista da Saba come un modo per alleviare il dolore universale che deriva dalla solitudine. L’oggetto di ricerca del poeta è quel senso di uguaglianza che lo possa fare sentire fra gli uomini un uomo, per cancellare così ogni differenza segnata da epoche e società.

Saba e Fabi ci spiegano l’empatia, come i bambini

Nell’annuncio del brano, Niccolò Fabi parla della necessità di insegnare l’empatia nelle scuole. Sarebbe senza dubbio produttivo, ma forse per i più grandi: ragazzi e adolescenti. Per quanto riguarda i bambini, infatti, nella maggior parte dei casi sono loro a poter fornire lezioni di sensibilità. Con uno sguardo dolce e con parole di innocenza, un fanciullo ha la capacità non solo di calarsi nello stato d’animo dell’interlocutore ma anche di mutarlo e far sorridere chi è più triste. Analizziamoci con le parole di Umberto Saba, riflettiamo con le parole di Niccolò Fabi, amiamo con la tenerezza di un bambino. Ognuno di noi può essere l’altro.

Quello che vedi sono solo i miei vestiti

Adesso vacci a fare un giro

E poi mi dici…

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