Inquinamento ed effetto serra: dodici mesi intrappolati fra i ghiacci

La Polarstern (speriamo solo per la portata della spedizione) è il Titanic della ricerca scientifica: partita con 600 esperti a bordo, si farà trasportare per un anno dalle correnti nella più importante missione artica di sempre.

(fonte: The Independent)

I bandi di selezione (…a saperlo prima!) aperti fino alla scorsa primavera. Agli speciali candidati si chiedeva la disponibilità a imbarcarsi su una nave destinata a restare intrappolata nei ghiacci artici, per lasciarsi poi andare alla deriva, in balia delle correnti, per 365 giorni, fino al Polo Nord. In migliaia si sono fatti avanti, e alla fine 600 sono stati i prescelti: gli scienziati parteciperanno alla spedizione artica più rischiosa di tutti i tempi, la missione MOSAiC.

La missione MOSAiC: la deriva

La rotta della Polarstern è stata pianificata osservando le immagini satellitari dell’Artico degli ultimi 15 anni, individuando così i punti del ghiaccio migliori in cui rimanere bloccati per compiere il percorso desiderato: la deriva prevista condurrà la nave verso il polo, oltrepassandolo e poi verso sud attraverso lo stretto di Fram, che separa le isole Svalbard dalla Groenlandia. Lì la banchisa trasportata dalle correnti entrerà nell’Atlantico, sciogliendosi e liberando la Polarstern.

(fonte: The Independent)

MOSAiC: gli studi

Costo complessivo: 140 milioni di euro. Coinvolgerà in tutto circa 600 scienziati, che si alterneranno a bordo della Polarstern abitandola a gruppi di 60 alla volta. I membri dell’equipaggio fisso saranno invece 40. I componenti della spedizione vivranno e lavoreranno in una delle regioni più inospitali del pianeta “intrappolati” nel ghiaccio, procedendo alla deriva.

Cosa ci sarà mai da studiare nell’algido regno del Polo Nord, dove le temperature sono costantemente sotto gli 0°C, e soprattutto intrappolati su una gigantesca lastra di ghiaccio alla deriva nei mari artici? Le quasi 500 tonnellate di attrezzature presenti sull’enorme nave serviranno a raccogliere dati circa le temperature della zona.

Sulla nave verrà studiato l’ecosistema locale, il ruolo del ghiaccio artico nella formazione delle nuvole, e le trasformazioni della calotta nel corso delle varie stagioni, e ancora la formazione degli iceberg e dei loro movimenti, la composizione del ghiaccio delle grandi piattaforme, e le continue interazioni tra la superficie artica e l’atmosfera coi loro continui scambi di sostanze chimiche.

(fonte: awi.de)

L’inquinamento e l’Artico

Gli effetti del surriscaldamento globale sull’Artico sono tra i più preoccupanti della crisi climatica: le temperature medie della regione stanno aumentando con una velocità doppia rispetto a quelle del resto del pianeta, ma costruire modelli precisi sul futuro dei poli è difficile a causa della penuria di dati a disposizione.

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