Immortalità, paura della morte, cosa pensavano i Greci?

Immortalità, paura della morte, cosa pensavano i Greci?

2 Ottobre 2018 0 Di Francesco Rossi

Immortalità o precarietà della vita?

Spaventa di più la morte o l’idea di vivere in eterno? Entrambe le ipotesi fanno rabbrividire. Non morire mai, perché? Per quale scopo? Quali guadagni? La paura della morte, invece, è una peculiarità intrinseca dell’uomo. Spaventa ed è giusto che spaventi, almeno un po’: potremmo altrimenti definirci esseri umani? Le due domande gravitano intorno al concetto di limite: l’immortalità supera enormemente il limite biologico, naturale dell’uomo; la morte, invece, rispetta il limite, è il sigillo che non ci consente di andare oltre. Temiamo la vita eterna perché non è un’idea che rientra nella nostra struttura biologica, ma temiamo anche la morte, perché è il nostro limite naturale. Un sondaggio, un esperimento sociale, potrebbe far emergere risultati apparentemente bizzarri. La rivista inglese New Scientist ha posto la domanda: “se ti fosse offerta la possibilità di diventare immortale, l’accetteresti?” Su un campione di 2.026 adulti britannici, solo un lettore su cinque sarebbe contento della proposta. E’ probabile che l’idea di oltrepassare i nostri limiti spaventi più di quanto si possa immaginare. I greci questo lo sapevano bene. Socrate consigliava di rispettare i propri limiti, di non fare ciò che è contronatura, Epicuro spiegava che non bisogna avere paura della morte.Immortalità

Pensieri con i piedi per terra: un po’ di Grecia

L’immortalità? Un discorso, un’ideale che non rispetta i metra (limiti in greco) che ci sono stati assegnati. Tutto deve stare nel suo limite. L’uomo è un essere mortale e, in quanto tale, deve vivere la morte. Il concetto di limite non viene inteso solo come un impedimento, ma come riscoperta delle proprie potenzialità e del proprio ruolo. Il consiglio di Socrate: concentrati su ciò che sai fare veramente, non perdere tempo in passatempi impossibili. Nel momento in cui sai di essere mortale, non giocare a pensare di poter vivere in eterno. Concentrati e affronta il tuo destino. Epicuro nei suoi limiti ci sapeva stare. L’immortalità, il pensiero della vita eterna, non lo coinvolgeva. Formula un pensiero per la vita, solo per la vita, un pensiero che non può nuocere nessuno. Un elogio alla vita, al piacere, alla felicità. Un pensiero dove non c’è spazio per la paura, nemmeno della morte. E’ uno dei consigli che Epicuro dona a Meneceo: «abituati a pensare che la morte è nulla, perché ogni bene e ogni male consiste nella sensazione, e la morte è assenza di sensazioni». Per rendere felice la vita mortale è necessario realizzare che la morte per l’uomo è assenza di sensazioni, di emozioni, solo così il desiderio dell’immortalità può soccombere. Quando la morte si presenterà alla nostra porta, quando sarà presente, non arrecherà dolore. Perché attenderla con timore e ansia? Riflettendoci intensamente Epicuro dice che «la morte non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte non ci siamo più noi». La morte è l’implosione del nulla, per tutti, per i vivi e per i morti.

In bilico tra il limite e la paura

Immortalità

Epicuro, filosofo del IV secolo a.C.

Vivere, senza paura di morire. E’ il nostro limite in quanto uomini, non possiamo far altro che accettarlo. Una volta andati? Il nulla dominerà sovrano, senza emozioni, né gioia né dolore vivranno una volta subentrata la morte. Il timore, l’attesa ansiosa? Un pensiero irrazionale, un’emozione senza fondamenti. Concentrarsi sulla vita, focalizzarsi su ciò che abbiamo, l’unica regola di Epicuro. L’immortalità? Un desiderio impossibile. Voler superare il limite imposto dalla natura? Una tracotanza spropositata, un atteggiamento non degno di un uomo. Rispetta i tuoi limiti, non avere paura della morte, rispetta la vita e concentrati su di essa, questo è il tuo ruolo, ragiona sui tuoi obiettivi e scopri le tue potenzialità. Semplice, diretto, con i piedi per terra: l’efficacia del pensiero greco.

 Pier Luigi Pireddu