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Illich era d’accordo con “Another brick in the wall”? Analizziamo il suo pensiero sulla descolarizzazione

Illich era d’accordo con “Another brick in the wall”? Analizziamo il suo pensiero sulla descolarizzazione

Chi non conosce “Another brick in the wall”? La seconda parte di un pezzo unico dei Pink Floyd, divenuto il più famoso per essere la protesta dei bambini contro un’istruzione troppo rigida.

I bambini urlano “Non abbiamo bisogno di alcuna educazione”, una denuncia ad un’istituzione scolastica che puntava a umiliare gli allievi e modellare il loro pensiero per renderli tutti uguali, come tanti mattoni. Tra i tanti personaggi, anche Ivan Illich sosteneva la descolarizzazione, in quanto riteneva la scuola un impedimento all’apprendimento.

“Another brick in the wall”

Di certo è la canzone più famosa dell’album “The wall” ed è la seconda parte di un unico pezzo composto da Roger Waters nel 1979. Quest’ultimo aveva vissuto l’esperienza di una scuola ferrea, dove gli insegnanti praticavano il controllo su di lui e i suoi compagni e le loro menti, li deridevano e sfogavano su di loro problemi personali. In questo modo i bambini erano indotti a odiare gli insegnanti ed erano terrorizzati dall’intero mondo degli adulti.

Nel video ufficiale, quello che l’autore ha sempre sognato: una rivolta da parte di tutti i bambini, che dopo aver subito pressioni da una scuola che li soffoca, la distruggono.

All’inizio, nell’oscurità, un treno carico di ragazzini sfreccia, tutti indossano una maschera, tutti sono costretti ad essere uguali. Poi nella scuola, suona la campanella, nella sala docenti, questi si alzano contemporaneamente come soldatini, anche loro, vittime dell’istituzione scolastica e di una società industrializzata. In classe Pink, scrive una poesia, lasciando sfogo alla sua creatività e sensibilità, ma queste vengono distrutte e ridicolizzate dal maestro che lo mette in imbarazzo dinanzi a tutta la classe; poi prosegue la lezione, insegnando strofe da imparare a memoria.

Ma da dove proviene questa frustrazione degli insegnanti, che provano piacere a mettere in difficoltà, rimproverare e incutere timore? Nel video è più che evidente la ragione. Il maestro, protagonista del video, a casa è terrorizzato dalla moglie e fa tutto ciò che li dice, e lui a sua volta, porta questo suo rancore in classe, sfogando la sua rabbia repressa punendo fisicamente e psicologicamente i suoi alunni.

Tutti i bambini, marciano verso un tritacarne, metafora di una scuola che distrugge. In un’altra scena sono diretti verso un macchinario che li rende tutti uguali, indossano delle maschere, e sono costretti a stare seduti e composti a dei banchi di scuola.

Ma alla fine, dopo i vari avvertimenti: “Hey teacher, leave those kids alone!”, avviene la rivolta. Tutti si tolgono le maschere, non esistono più uniformi, né banchi, né quaderni; tutto viene distrutto e prende fuoco, persino le mura, che oltre a limitare la struttura, limitavano le loro menti, per renderli tutti uguali, per plasmarli come tanti mattoni di uno stesso muro.

Ivan Illich

Ricordato come libero pensatore, Ivan Illich fu un pedagogista, storico e filosofo. Il suo pensiero era libero da preconcetti e da qualsiasi ragionamento precostituito. Secondo il suo pensiero, l’obbligo per la frequenza scolastica è un impedimento al diritto di apprendere. Per la società la scuola è l’unica istituzione capace a dare un’istruzione; per lui invece, la scuola non fa altro che ostacolare l’apprendimento efficace, ma soprattutto è un’istituzione antieducativa, in quanto ridicolizza e marginalizza i più deboli, proprio come viene rappresentato nel video dei Pink Floyd.

Un’alternativa valida alla scuola è una rete formativa, attraverso le strutture relazionali, in modo tale da dare la possibilità a tutti di imparare quello che vogliono. L’obiettivo è quello di assicurare a tutti di rispondere alle domande con le risorse disponibili in ogni momento.

Questi obiettivi è possibile raggiungerli attraverso delle risorse didattiche come: servizi per la consultazione di oggetti didattici, cioè luoghi come biblioteche o fabbriche dove reperire risorse e materiali per l’apprendimento. Centrali delle capacità, cioè luoghi per trasmettere i saperi. Assortimento degli eguali, nonché l’attivazione di percorsi comuni per rispondere ad una domanda uguale per tutti. Servizi per la consultazione di educatori, una sorta di fascicolo che fornisce le informazioni sulle offerte formative degli educatori.

Descolarizzazione

Con questa sua teoria, dunque Illich faceva parte di quelli che erano appunto gli descolarizzatori; coloro che pensano che non sia la scuola a dare l’istruzione. Secondo loro solo attraverso le esperienze della vita è possibile apprendere, la scuola è solo una gabbia, un muro da distruggere. Dunque, l’apprendimento può avvenire nelle organizzazioni sociali, nell’ambiente e tra le relazioni interpersonali.

Illich parla della descolarizzazione nel suo libro “Descolarizzare la società” uscito nel 1971. In questo testo muove delle critiche alla scuola professionale, la quale la ritiene un’istituzione manipolatoria che collabora con il mercato. La scuola quindi, secondo lui, ha lo scopo di formare individui adatti e utili alla produzione industriale. Così come nel video del celebre brano, tutti vengono educati allo stesso modo, imparando le stesse cose a memoria. Ma soprattutto nella scena in cui Pink viene ridicolizzato davanti a tutti, è una delle problematiche contro cui Illich muove delle forti critiche.

Gli alunni, appunto, non avevano un percorso adatto alle loro esigenze e ai loro tempi, si proponeva un insegnamento uguale per tutti, come ancora oggi.

Ma oltre a ridicolizzare, la scuola crea discriminazione ingiustificate tra gli individui, escludendo chi rimane indietro, punendolo con insulti e punizioni fisiche, queste ancora più umilianti delle prime. Le differenze infatti venivano basate sulla preparazione scolastica e non valutavano le loro abilità e conoscenze.

«Molti studenti, specie se poveri, sanno per istinto che cosa fa per loro la scuola: gli insegna a confondere processo e sostanza. Una volta confusi questi due momenti, acquista validità una nuova logica; quanto maggiore è l’applicazione, tanto migliori sono i risultati; in altre parole, l’escalation porta al successo. In questo modo si «scolarizza» l’allievo a confondere insegnamento e apprendimento, promozione e istruzione, diploma e competenza, facilità di parola e capacità di dire qualcosa di nuovo. Si «scolarizza» la sua immaginazione ad accettare il servizio al posto del valore.»
(Incipit di Descolarizzare la società)

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