Il Wrestling coreano come patrimonio Unesco: cultura o diplomazia?

Il Wrestling coreano come patrimonio Unesco: cultura o diplomazia?

28 Novembre 2018 0 Di Francesco Rossi

Le due Coree salgono sul ring ma stavolta assieme. Riconoscimento storico culturale o strategia di pace? Considerazioni su uno stile di lotta fra sport, freaks e spettacolo

Difficile associare l’idea di Wrestling alla Corea. Va bene che l’Estremo Oriente ci ha regalato comunque degli stili di combattimento, dalle arti marziali al sumo, ma questa forma di lotta in un simile contesto giunge nuova. Eppure il Ssirum è profondamente radicato nella tradizione coreana, sia del Nord che del Sud. Da qualche tempo, le relazioni tra le due nazioni sorelle stanno attraversando una fase distensiva, alla quale si è aggiunta una proposta senza precedenti: annoverare il Ssirum tra i patrimoni immateriali dell’umanità. E l’Unesco ha accettato questa iniziativa congiunta di Seul e Pyongyang. Considerare ufficialmente il wrestling coreano un tesoro mondiale lascia un po’ perplessi. Dopo aver inserito elementi della cultura popolare come la Samba brasiliana, la dieta mediterranea o il teatro kabuki giapponese, si potrebbe aprire la strada a espressioni culturali fondate sul duello fisico?

Ssirum e Lucha libre: teatri di botte

Il Ssirum coreano trarrebbe origine da antiche feste locali basate sul ciclo delle stagioni. I giovani energumeni dei diversi villaggi si sfidavano per il titolo di changsa (uomo forte), il quale riceveva un bue come premio. Con l’avvento di una società industriale, tale pratica è divenuta una competizione professionistica per squadre di tutto il Paese provenienti da scuole superiori e università. I due lottatori si fronteggiano in una buca di sabbia cercando di rovesciare l’avversario.

ssirum 2, wrestling coreano

Il concetto di wrestling, tuttavia, rimane legato soprattutto a due Paesi che ne hanno esaltato la spettacolarità: Messico e Stati Uniti.

La Lucha libre messicana predilige l’agilità alla forza. C’è un ampio uso di tecniche aeree, manovre rapide e acrobazie che ovviamente non contribuiscono alla credibilità del match. Ma nonostante un realismo messo a dura prova, il patto finzionale dello spettatore regge: si è preparato ad assistere a qualcosa di più di una scazzottata, come fosse il racconto epico di creature eccezionali. Una dimensione molto teatrale, sottolineata anche dalle tipiche mascaras, la maschere, indossate dai lottatori. Non semplici ornamenti, ma identità costruite ad hoc per definire i loro comportamenti sul ring. Infatti, in alcuni match, il perdente deve abbandonare la propria maschera e rivelare al pubblico la sua natura “umana”. Potrà combattere ancora solo adottandone una nuova, per stabilire un nuovo patto finzionale.

lucha libre, wrestling

due luchadores

Freaks e narrazioni del Wrestling USA

Si è soliti etichettare il Wrestling come un’americanata. Una rissa dal gusto barocco, volutamente esagerata. Sul finire dell’Ottocento, molti impresari cominciarono a organizzare incontri di lotta durante le fiere itineranti, per attirare il pubblico. Come ulteriore stimolo alla curiosità, questi uomini corpulenti (al limite del freak) venivano vestiti in modo eccentrico e divennero oggetto di dicerie tanto misteriose quanto fasulle. Erano i primi passi verso la definizione di un personaggio oltre l’atleta, l’equivalente odierno della storyline. Altro ingrediente fondamentale per la sua carriera, non dissimile da uno sviluppo narrativo, è la gimmick, ovvero il comportamento esibito per suscitare certe reazioni nel pubblico. In linea con una visione manichea del mondo, troviamo una primaria distinzione:

  • i face, cioè i buoni, quelli che si battono lealmente e ottengono approvazione;
  • gli heel, cioè i cattivi, che si guadagnano le antipatie del pubblico per via di atteggiamenti arroganti e scorrettezze.

undertaker phenom, wrestling

Molti di noi sono cresciuti con gli eroi a stelle e strisce della WWE. I mirabolanti voli di Rey Mysterio, la forza bruta del gigante Bigshow o l’aura tenebrosa dell’Undertaker, per citarne alcuni, ci hanno fatto credere di assistere a qualcosa di più di  esibizioni da circo programmate. Ogni match era uno scontro di narrazioni: l’onesto e il furbastro, il giustiziere senza paura e il vigliacco farabutto. E poi c’erano personaggi come il compianto Eddie Guerrero a scombinare le categorie, nei panni del guascone malandrino ma simpatico. Ciascuno con un posto nel nostro immaginario.

Il Wrestling come cultura?

Molti trovano azzardato riconoscere uno status nobilitante al Wrestling. Storicamente considerato una sorta di cugino minore della più illustre lotta greco romana, buono per fenomeni da baraccone, che nel tempo si è tramutato in uno show business molto prolifico con gabbie, sedie, tavoli ecc. Una farsa che richiede grande preparazione atletica, una certa attorialità ma nessuna reale competitività sportiva. In quanto al Ssirum, la decisione dell’Unesco sembra più una mossa diplomatica per agevolare una riappacificazione. Ma d’altronde, se le botte tradizionali possono costruire un ponte fra popoli, perché impedirlo.

eddie guerrero wrestling

Ad ogni modo, viva la raza… anche quella coreana.