E’ una durissima repressione quella che sta investendo i musulmani cinesi abitanti della regione del Xinjiang, territorio ad ovest della Cina in cui si sta portando avanti quella che lo scrittore e ricercatore britannico Adrian Zenz definisce “la più intensa campagna di ingegneria sociale coercitiva della minoranza musulmana”.

Dal 2014, infatti, la minoranza turcofona di fede islamica degli Uigura e dei Kazaka sta subendo una delle più violente oppressioni attuali, che si è particolarmente inasprita da quando nel 2016 Chen Quango diventa il segretario del Partito Comunista Cinese della  regione autonoma del Xinjiang.

Un forzato indottrinamento politico, punizioni collettive, detenzioni di massa, restrizioni nel movimento e nella comunicazione, soffocamento della libertà religiosa e una microscopica sorveglianza di massa: questi i crimini di cui si macchia il governo di Pechino presieduto da Xi Jinping, principale ideatore della crudele campagna contro la minoranza etnica cinese.

Grazie a un dettagliato rapporto di Human Right Watch intitolato “Sradicare i virus ideologici:la campagna di repressione cinese contro i musulmani dello Xinjiang”, guidato da Sophie Richardson, direttore di Human Right Watch China, si viene a conoscenza della tragica situazione che i musulmani turcofoni cinesi stanno vivendo da quasi cinque anni e di cui la stampa nazionale  non fa parola, a causa dei pesanti controlli che subisce da parte del governo centrale.

Dal rapporto si apprende che fu stabilita la costruzione di speciali strutture di isolamento, generalmente chiamate “Campi di Rieducazione”, dove vengono internati centinaia di Uigura e Kazaka, che vengono sottoposti a torture collettive, ad un soffocamento religioso, linguistico, culturale e ad un intenso e obbligato indottrinamento politico, al seguito del quale i prigionieri sono forzati a lodare il Partito Comunista Cinese e a parlare solo ed esclusivamente il mandarino.

Secondo Human Right Watch sono centinaia di migliaia i cinesi musulmani coinvolti nei centri di internamento del Xinjiang, mentre secondo Adrian Zenz si tratta di 1 milione di prigionieri che senza alcuna accusa vengono sequestrati e allontanati dalle proprie famiglie per subire un processo di “de-islamizzazione”, che porti ad una totale e violenta  sterilizzazione del condannato.

Chi non viene internato non resta di certo immune all’ossessivo controllo delle autorità locali e nazionali. Vietato portare la barba lunga, indossare il hijab, andare in moschea per chi è minore di 18 anni, parlare la propria lingua d’origine o dare espressione di qualsiasi tratto che manifesti la propria credenza religiosa o diversità etnica.

Il Xinjiang si trasforma in un campo di concentramento a cielo aperto, in cui sperimentare le più avanzate scoperte tecnologiche dell’intelligenza artificiale, per sviluppare una microscopico organizzazione capace di annientare una popolazione di 12 milione di abitanti.

Il Grande Fratello ha l’occhio allungato e abita in Cina.

Regione del Xinjiang, Cina

Un intervento di repressione e uniformizzazione senza precedenti, iniziato per contrastare qualsiasi ipotetica creazione di cellule radicali islamiche in una delle regioni più sacre del paese, celebre infatti per la via della seta, che passava proprio da qui aprendo i confini all’ intero occidente. Un territorio ricco di giacimenti e di storia che il governo di Pechino non può e non vuole lasciare nelle mani della minoranza turcofona di Uiguri e Kazaka, popolazione che da anni rivendica la propria autonomia da Pechino.

Oggi come ottant’anni fa nel mondo si sta consumando un genocidio che la stampa pubblica sta deliberatamente ignorando, incoraggiando così alla perseveranza in questo insensato annientamento. Un atto visto e rivisto nella storia, che si continua a riproporre nel silenzio di tutti, senza alcun insegnamento dal passato. Antonio Gramsci scriveva nel suo “Ordine Nuovo” –la storia insegna, ma non ha scolari- per indicare quanto l’uomo non riesca a osservare la storia per imparare dai propri errori e la vicenda terroristica in Cina lo dimostra crudelmente.

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