Il Superuovo

Anastasio e quei like su Facebook: dalla “fine del mondo” alla fine della politica

Anastasio e quei like su Facebook: dalla “fine del mondo” alla fine della politica

COSA E’ SUCCESSO?

Dopo la vittoria alla dodicesima edizione del talent più seguito d’Italia, il rapper Marco Anastasio è finito in mezzo alle polemiche a causa di alcuni suoi “mi piace” e post su facebook. In particolare tra le pagine seguite da Anastasio ci sono CasaPound e Donald Trump, insomma figure lontane dalla figura tipica del rapper libertino. Alcuni dei suoi post inoltre sembrano avere un impronta sovranista, a tal punto da indurre molti giornalisti a telefonare a Diego Fusaro, il quale dice di non conoscere Anastasio e dichiara che al prossimo giornalista che gli telefonerà risponderà dantescamente : “ vuolsi così colà dove si puote, ciò che si vuole, e più non dimandare”. Anastasio ha poi avuto occasione di spiegare su “Repubblica” come lui in realtà non sia nè un sovranista né un fascista, rimproverando a Salvini la maniera in cui tratta gli immigrati, ma soprattutto sottolineando come “viviamo in un mondo alla rovescia”, dove la destra si occupa dei lavoratori e la sinistra ha sposato il liberismo: per questo motivo il vincitore di Xfactor ha fatto scheda nulla. Anastasio, da artista, ha fatto il suo lavoro, ovvero ha posto un problema: come è possibile prendere una posizione in un mondo globalizzato,iperconnesso , nel quale la stessa identificazione politica con le ataviche e, sottolineamo, insuperabili categorie di destra e sinistra sembra essere impossibile?

LA FINE DEL MONDO, L’AVVENTO DEL GLOBO

“La fine del mondo” è il titolo del primo singolo di Anastasio, che gli ha fruttato la vittoria ad Xfactor. La fine del mondo è tuttavia anche un problema filosofico, facilmente collegabile alla globalizzazione. Cerchiamo di esprimere chiaramente quello che è un concetto molto complesso. I due termini, globalizzazione e mondializzazione, non sono pienamente sinonimi. “Mundus” e “Globus” non sono la stessa cosa. Il mondo, in sintesi, si configura, nel pensiero antico, ma anche medioevale, come la totalità dei tre mondi: quello celeste, quello terreno e quello infernale. Il nostro mondo, quello terreno si configura come la soglia attraverso cui è possibile passare o al mondo celeste o al mondo infero, pensiamo all’organizzazione del mondo dantesca.

Il globo è invece il nostro mondo, preso per sé ignorando, o recidendo, i legami con il mondo celeste e il mondo infero. Quale è la differenza fondamentale però? L’idea di Globo nasce solo quando il Mondo è “risolto in immagine”, per dirla con Heidegger. Quando vengono meno i presupposti divini e teologici del “Mundus”, quando si smette di pensare a un mondo celeste e un mondo infero, allora si afferma il “Globus”, ovvero il mondo a misura d’uomo, che è da noi risolto in immagine, e dunque conoscibile,rappresentabile. In un certo senso il sogno di Anastasio, quando dice “sogno il giudizio universale sgretolarsi e cadere in coriandoli” si è già avverato. Il passaggio al Globo rende l’uomo effettivamente protagonista della storia, egli sprigiona fuori di sé quella potenza interiore che, in Agostino, era relegata al “fondo dell’anima”, dando inizio al mitologema dell’homo faber: il mondo circostante viene visto come un qualcosa a misura d’uomo e l’affermazione dell’antropocentrismo, che trova la sua oggettivizzazione filosofica nel cogito cartesiano, trasforma la natura da un essere in sé a un essere per l’uomo:presupposto della modernità è dunque l’idea di totale manipolabilità della natura. Quello che è importante capire è che tutte queste cose non sono causa della globalizzazione, ma effetti. In che modo? L’idea di Globalizzazione è un presupposto della modernità, nella misura in cui il mondo, come disse Leopardi, è “figurato in breve carta”. Quando noi poniamo un globo totalmente rappresentabile,proprio in virtù della sua natura e del suo essere-per-l’uomo, allora stiamo ponendo le fondamenta della globalizzazione. Cosa è la Globalizzazione se non la reductio ad unum del mondo? Cosa è la globalizzazione se non la razionalizzazione totale del mondo in termini di sistema? Proprio dal mondo-sistema dobbiamo ripartire, perché se ne “la fine del mondo” Anastasio ci ha dato una dritta per capire i processi di globalizzazione, (cosa è la Cappella Sistina piena di led e riflettori se non la totale desacralizzazione del mondo in virtù della razionalità umana?) nelle sue idee politiche troviamo un’altra fine, strettamente legata alla sistematizzazione globale del mondo: la fine del politico.

DALLA FINE DEL MONDO ALLA FINE DEL POLITICO

Tra le varie frasi fatte che si ripetono, lo slogan della fine del Politico è oramai divenuto un mantra. Cerchiamo però di risolvere quella che sembra essere un’aporia. La tesi, sostenuta anche da personalità in vista, è la seguente: “la globalizzazione, a causa del dominio dell’economia sulla politica ha sconfitto la politica, creando così la crisi della rappresentanza politica.” Sembra un’ovvietà, tutti sono praticamente d’accordo. Cerchiamo però di ragionare in maniera più profonda: abbiamo visto che la globalizzazione si configura come quella sfida di creare una totale razionalizzazione del mondo in termini di sistema. Per sistema intendiamo un “luogo”, separato dall’ “ambiente” circostante, che risponde a delle leggi, che devono in qualche modo essere date. Le leggi in virtù del quale il sistema riproduce se stesso per conservarsi, parafrasando Hegel, dovranno avere un’origine concreta: nella misura in cui il globo è “figurato in breve carta” ed è dunque rappresentabile e conoscibile dall’uomo, epurato da divinità celesti e infere, non ha senso andare a cercare queste leggi in un’entità astratta: la verità è sempre concreta, ora più che mai. Del resto non è difficile capire chi ha dato le leggi al sistema, la risposta è ovvia: le leggi del sistema-mondo globalizzato, in breve, le leggi del globo umano, sono date dalla politica, che ha avuto come obiettivo quello di cercare di creare un sistema interamente governato da leggi: si può apertamente parlare, con Sofocle, di nomos-basileus, di Re legge.Ma nella misura in cui il politico cerca di razionalizzare totalmente il mondo sottoponendolo alle leggi, razionalizzando tutto e in ogni luogo, allora ecco che il politico si compie. Si compie nel senso etimologico: è compiuto, finito e perde di rappresentatività. Ecco perché Anastasio può dire di aver fatto scheda nulla, ecco perché la sinistra può essere diventata liberista e perché la destra tende alla difesa dei lavoratori. La fine del politico non è una conseguenza della globalizzazione, essi sono nati insieme: la concezione basilare del weltbild moderno, il compito che si è dato il politico, cioè quello di figurare il mondo in breve carta sono i presupposti della globalizzazione e, quando si parla di morte della politca, ci si dovrebbe ricordare che questa fine è una semplice conseguenza inevitabile della natura stessa della concezione moderna di politica, Leibniz avrebbe detto che “il presente è gravido dell’avvenire”.

Giuseppe De Ruvo

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