Il tabù delle mestruazioni: l’assenza in Anna Karenina e il disagio nei lager

In un articolo di ”ilPost” viene trattato il tema delle mestruazioni durante l’olocausto, un aspetto trascurato, anche in letteratura.

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Le mestruazioni sono state trattate per secoli come un tabù, deficit che incontriamo ancora adesso. In questo articolo sopracitato viene messo in luce un aspetto che merita forse più di altri di essere trattato, ma che per anni è non stato affrontato. Cosa sappiamo sull’esperienza femminile nei campi di concentramento? E cosa ci insegna la letteratura?

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Il tabù per eccellenza

Qualcosa di estremamente naturale ma che a volte non viene nemmeno nominata. Quante volte abbiamo sentito parlare delle mestruazioni come ”quelle cose” o ancora ”ospiti” o ”quel periodo”? E’ ricorrente tanto quanto la cosa in sé. Nell’antichità -considerate anche le mancate e diverse nozioni che si avevano di medicina- c’era addirittura una concezione diversa del corpo femminile, come umido all’interno, proprio perché doveva accogliere il feto. Benché di sicuro non fosse un ”problema”mensile come oggi, anche le donne del medioevo dovevano gestire le loro mestruazioni e quel periodo era vissuto come un vero e proprio dramma. Tralasciando la difficile igiene e adeguatezza dei materiali assorbenti, quel che colpisce è la mancata metabolizzazione delle mestruazioni come naturali ed è un aspetto presente anche il letteratura.

 

Anna Karenina e la signora delle camelie

Due capisaldi della letteratura indiscutibilmente, ma divisi da un aspetto profondo: la funzione e la concezione della donna.

Anna Karenina è un romanzo di Lev Tolstoj dalla pubblicazione un po’ difficile, visto che prima uscì a puntate e successivamente l’autore fu costretto a completare la pubblicazione a sue spese per questioni politiche. Tralasciando la trama, ci concentreremo sulla figura di Anna, che pur essendo parte di una lunga narrazione non ha mai le mestruazioni. Impossibile da concepire. Che Tolstoj l’abbia reputato un elemento di poco conto? O ancora, non erano funzionali alla narrazione? In verità sono spiegazioni difficili da accettare in quanto è strano trovare in letteratura una protagonista o un personaggio che le abbia. Certo, gli esempi ci sono, ma questa non è altro che un’ulteriore conferma del fatto che è più semplice sorvolare che trattare l’argomento.

C’è però un altro bellissimo esempio che possiamo contrapporre a questo primo: La signora delle camelie di Alexander Dumas. Si tratta questa volta di un romanzo ambientato a Parigi, dove viene raccontata la storia di Margherita. Strabiliante come Dumas sia riuscito a formulare un titolo che diventa anche chiave di lettura del testo stesso: Margherita era infatti una prostituta che ogni volta che usciva di casa portava sempre con sé tre oggetti, tra cui un mazzo di camelie. Funzionale al racconto, questo mazzo, poteva essere sia bianco che rosso, per indicare appunto i periodi in cui questa era disponibile per gli incontri amorosi.

Sono sicuramente due esempi diversi di figura femminile, e l’una non toglie niente all’altra. I casi letterari in cui le donne sono private di quest’aspetto sono molteplici, ma si è voluto scegliere il romanzo di Tolstoj per una questione di datazione: il romanzo infatti viene scritto intorno al 1875 mentre Dumas scrive a ridosso del 1850. 

 

ilPost e le donne nei lager

Qui di sicura la situazione risulta essere molto più delicata. Nell’articolo pubblicato il 04/10/20 si raccolgono anche le testimonianze di donne come Liliana Segre: 

«La spoliazione della femminilità, la rasatura, la perdita delle mestruazioni, sono state un percorso comune a tutte le donne. Sì, ne abbiamo risentito tutte moltissimo. Io soffrivo parecchio per le mestruazioni e ricordo che uno dei primi pensieri arrivando lì dentro era stato: e quando arriveranno le mestruazioni come farò?».

Le condizioni del campo inoltre, risapute e disumane non permettevano ai corpi di funzionare bene. Non ci si stupisce al pensiero che poco tempo dopo una donna non avrebbe più avuto il suo ciclo. Privare una donna di questa sua natura è però lancinante. L’assenza di mestruazioni coincide anche con la perdita della fertilità e biologicamente parlando anche con l’essenza stessa della donna, cioè l’essere madre. Chiaro come le testimonianze siano sconcertanti sia nel caso di assenza che di presenza di mestruazioni. Se da una parte le donne soffrivano all’idea di non poterle mai più riavere, dall’altro c’era chi – a causa delle condizione igieniche – le ha vissute come un enorme disagio che coincideva sia con la spoliazione della femminilità che con la perdita delle piccole dignità umane.

 

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