Il suicidio: scelta di coraggio o codardia? Da Catone a Ortis

L’azione estrema che porta un individuo al suicidio può essere causata da moltissimi fattori, ma qual’è il fine per cui lo si fa? 

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La scelta del suicidio può essere considerata sotto due punti di vista: sia come un atto di coraggio volto a dare un messaggio forte e deciso, sia come un’azione di codardia nei confronti degli eventi della vita dal momento che non si è in grado di affrontarli.

Catone: Il fine del suicidio come “azione virtuosa”

Catone l’Uticense visse durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo, appoggiando quest’ultimo. Dopo la sconfitta e l’uccisione di Pompeo a Farsalo, Catone si rifugiò a Utica, dove inizialmente fu sostenuto dagli abitanti del posto, finché anche loro iniziarono a pensare di arrendersi a Cesare, affascinati dalle sue promesse di clemenza, mentre Catone pur di non sottostare al potere di Cesare ( che tra l’altro apprezzava Catone) decise di togliersi la vita. Tuttavia é doveroso sottolineare che Catone era uno Stoico ( Cicerone lo chiamerá “sapiens stoico”), per cui ha basato le sue scelte di vita mediante una morale rigorosa, basata sulla netta separazione tra vizi e virtù, ed avrà tale comportamento anche nel suicidarsi. Infatti dopo essersi trafitto con la spada, i suoi amici lo soccorsero fasciandogli la ferita, ma Catone si strappò via le bende e si trafisse varie volte. Per cui Catone non si è tolto la vita perché incapace di affrontare gli eventi ( poteva accettare di sottostare a Cesare e, data la simpatia che quest’ultimo aveva per lui avrebbe potuto ottenere anche condizioni vantaggiose) ma non l’ha fatto perché questa scelta lo avrebbe portato a non essere coerente con le sue idee ed i suoi ideali. Perciò Catone non si è suicidato per delle motivazioni strettamente personali, bensì per un fine più alto, quello della libertà politica, che lui vedeva realizzata con Pompeo.

Anche Dante per questo motivo non lo colloca nel girone dei suicidi all’inferno, ma come custode del purgatorio in quanto simbolo della libertà:

“Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando, ch’è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.

         Tu ‘l sai, ché non ti fu per lei amara
in Utica la morte, ove lasciasti
la vesta ch’al gran dì sarà sì chiara.”

(Purg.1 vv: 70-75)

 

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J. Ortis: il suicidio come “annullamento totale”

Al contrario di Catone, il personaggio di Ortis presentato da Foscolo nelle “Ultime lettere di Jacopo Ortis”, si suicidò per un fine diverso rispetto al “sapiens stoico”. Infatti sebbene anche per lui la scelta del suicidio sia basata su delle motivazioni fondamentalmente politiche, dal momento che era rimasto fortemente deluso da Napoleone che da liberatore si era trasformato in tiranno, decise di compiere l’estremo gesto quando venne sopraffatto dagli eventi e non si sentì più in controllo su questi. Nel ” Il sacrificio della patria è consumato” durante il colloquio con il poeta Parini, Ortis esprime la sua voglia di un impeto giovanile, che si manifesterebbe in un’azione rivoluzionaria contro l’oppressione francese. Tuttavia verrà disilluso da Parini che, richiamando Machiavelli affermò: “la fama degli eroi spetta un quarto alla loro audacia;due quarti alla sorte; e l’altro quarto a’ loro delitti”  nel senso che per compiere la rivoluzione che sperava Ortis sarebbe stato necessario spargere sangue. Ebbene Ortis non era in grado né di spargere sangue, per portare avanti le sue idee, né di convivere con il potere francese, per cui non trovando altra soluzione, si rifugiò nella morte. Oltretutto Ortis era ateo, per questo aveva una visione materialistica del mondo che lo porterà a negare l’esistenza di una vita dell’anima dopo la morte, approdando così ad una posizione di nichilismo estremo, considerando la morte come un “annullamento totale”.

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La sofferenza come chiave di volta del suicidio

La differenza sostanziale che contraddistingue un suicidio “coraggioso” rispetto ad uno utilizzato come mezzo per sfuggire agli eventi della vita è la sofferenza. La sofferenza può essere considerata come ” la chiave di volta” che differenza i due tipi di suicidi. Infatti il suicidio di Catone, emblema del coraggio, si svolge in un lasso di tempo molto breve tra la decisione di suicidarsi e l’effettiva azione (Catone leggerà il Fedro di Platone tutta la notte e la mattina si suiciderà). Inoltre non soffrirà, nel tempo precedente all’azione, ovvero non proverà tristezza o dolore per la sua condizione o per l’azione imminente che ha deciso di compiere (oggi diremmo che non era depresso). Dall’altra parte il suicidio nella maggior parte dei casi, è più vicino al modello di Ortis, quindi un suicidio che è solo la punta dell’iceberg di un lungo processo di malinconia, tristezza e dolore che l’individuo vive isolato in se stesso, fino al punto in cui non riuscirà più a gestirlo e a sopportarlo, sfociando così nel suicidio, considerato dall’individuo come un mezzo per porre fine alla sua condizione.

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