Il Superuovo

Il suicidio di Primo Levi e il processo Eichmann sono due ricorrenze che si intrecciano

Il suicidio di Primo Levi e il processo Eichmann sono due ricorrenze che si intrecciano

Ieri, 11 aprile, si sono celebrate due ricorrenze parallele e dolorose: il suicidio di Primo levi e il processo ad Eichmann.

Nella giornata di ieri, 11 aprile, i telegiornali e i giornali di tutta Italia hanno ricordato due eventi che il destino ha voluto cadessero lo stesso giorno: il suicidio di Primo Levi e l’inizio del Processo ad Eichmann. Due eventi opposti ma collegati, uno carnefice e l’altro vittima di un sistema che ha sconvolto l’esistenza di ogni essere umano nel XX secolo. Levi la vittima del sistema creato dall'”uomo banale” di Hannah Arendt, ma che per me banale non era.

Il suicidio di Primo Levi

L’11 aprile 1987 Primo Levi si lasciò cadere nella tromba delle scale del suo palazzo, nel centro di Torino era sopravvissuto ad Auschwitz ed è ricordato come uno dei primi testimoni dell’Olocausto. Intellettuale e scrittore, ma non letterato di professione perché si è laureato in chimica. I temi principali che troviamo dell’autore sono : l’ombra della morte, la sofferenza per quel che aveva visto e patito nel lager, l’impegno a testimoniare quel male assoluto che era stata la violenza nazista contro gli ebrei lo avevano accompagnato tutta la vita. E ne avevano fatto uno dei piu’ letti e dei piu’ grandi scrittori della sua epoca. Anzi è l’autore italiano più letto nel mondo perché Se questo è un uomo, La tregua e La chiave a stella sono ormai diventati i tre libri base che ogni persona dovrebbe leggere nella vita. Un uomo he ha portato su di se anche il peso di essere sopravvissuto a milioni di persone, il peso di essere anche lui complice nel massacro per essere vivo, non lo lasciò mai ed è questo che lo spinse al fegato estremo. Noi però ti prendiamo come esempio e come grande uomo che ha avuto il coraggio di Denunciare e dire la verità.

 

 

Il Processo ad Eichmann

L’11 aprile 1961 a Gerusalemme partì il processo contro lo “SS-Obersturmbannfuehrer” Eichmann, l’uomo che aveva contribuito a progettare e organizzare sin nei minimi dettagli la deportazione e la “soluzione finale”. Un processo che rappresenta un capitolo imprescindibile nella difficilissima vicenda del rapporto del mondo libero con i crimini all’umanità perpetrati dalla Germania nazista. Si presentò alla sbarra degli imputati uno dei maggiori responsabili di un genocidio di massa, quello che penso la macchina progettata per sterminare un popolo che ha sempre fatto paura. Egli era anche il prototipo del tedesco che come un semplice ingranaggio innesca un meccanismo più grande di lui, dove altro non si poteva fare che “obbedire agli ordini”. Un uomo spietato e calcolatore, morto al patibolo senza pentirsi ma elogiando sempre il suo operato.

Il processo di Gerusalemme

Sembrò che a Gerusalemme in quel 1961 si celebrasse il giudizio del Novecento spezzato in due dal nazismo, ma anche chi era riuscito a fuggire e accampare a Norimberga, vivendo beato sotto mentite spoglie in Argentina. Ma più che un processo contro Eichmann sembrava un processo dell’umanità contro Gerusalemme e gli Ebrei e il il procuratore israeliano Gideon Hauser diede questa idea dopo aver letto i 15 capi d’accusa: crimini nei confronti del popolo ebraico in 4 punti, crimini contro l’umanità in 7 punti e il crimine di guerra in un solo punto. Al processo furono ascoltati 108 testimoni, tra cui alcuni sopravvissuti ai campi di concentramento e furono scandagliati oltre 1600 documenti per far si che all’imputato risulatasse colpevole. Noi non sappiamo se la data Primo Levi la scelse occasionalmente, ma non sembra un caso che il giorno del suicidio e del processo coincidano. Con la morte di Eichmann si è cercato di dare giustizia a tutti coloro che portavano addosso il peso della Shoa, ma evidentemente per Primo non fu così e noi dobbiamo portare avanti la battaglia del ricordo per far si che queste cose non accadino più.

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