Il salto di classe sociale è il limite tra ambizione e presunzione: tra Parasite e Verga

Parasite, film sulla lotta di classe, analizza la possibilità di riscatto dei ceti sociali bassi, ricordando il celebre “ideale dell’ostrica” di Verga.

Il nuovo film di Bong Joon-ho illustra modi e atteggiamenti di due classi sociali che si incontrano, in una pellicola attuale quanto provocatoria. Gli appartenenti allo strato meno abbiente si affannano nella corsa alla fortuna: riusciranno, armati di astuzia e abilità, a fare ‘il salto’? Il regista dà la sua risposta, incredibilmente vicina a quella di un certo Giovanni Verga.

L’imparziale racconto di una disuguaglianza

Parasite ha segnato la storia degli Oscar: primo lungometraggio in lingua non inglese a vincere l’ambìto premio a miglior film (oltreché quelli a miglior regia, miglior sceneggiatura originale e miglior film straniero). Il regista Bong Joon-ho mette in scena la storia incrociata – o meglio compenetrata – di due famiglie, uguali per numero di componenti (quattro per nucleo) e luogo di residenza (una città della Corea del Sud), ma contrapposte da due fondamentali dati: i soldi e l’ingegno. I componenti della famiglia Kim, infatti, sono caratterizzati da una spiccata intelligenza e numerosi talenti (soprattutto nella recitazione), che consentono loro di ordire un piano per insinuarsi nel mondo della controparte ricca (la famiglia Park). L’operazione riesce soprattutto in forza dell’ingenuità della compagine abbiente (in particolare di quella della madre di famiglia, definita una donna “semplice“). Nonostante queste premesse, l’intenzione del film non è quella di portare il pubblico a parteggiare per l’una o l’altra fazione: il racconto vuole essere completamente (e crudelmente, in un certo senso) imparziale. In Parasite, come afferma in intervista lo stesso Bong, non ci sono buoni o cattivi, ciascuna delle due parti si comporta in conseguenza alle sue necessità e possibilità: da un lato la ‘gentilezza’ che contraddistingue la classe più alta le deriva dalla sicurezza che quei soldi le consentono (il denaro è “un ferro da stiro che appiana ogni piega”, come emerge da un dialogo del film); dall’altro l’apparente meschinità dei raggiri della classe più bassa nasce da una disperata condizione di necessità. Si tratta di una narrazione oggettiva di due modi di vivere e pensare diversi, e del loro scontrarsi, in una “commedia senza clown e tragedia senza cattivi“.

Il desiderio di riscatto e la puzza

Seguendo un piano ben congegnato, ogni membro dei Kim riesce, dunque, a farsi assumere al servizio dei Park (il padre come autista, la madre come governante,…), tenendo, però, nascosti i legami di parentela che li uniscono. Per festeggiare il successo, i neo-assunti truffatori festeggiano nella grande casa sfruttando la partenza dei ricchi ospiti per un weekend di campeggio. Tutti soli nel raffinato salotto, tra un buon bicchiere di liquore e l’altro, gli allegri familiari si sprecano in battute sull’ingenuità della controparte; ma la conversazione verte anche su altro: nuove aspirazioni e sogni, che tradiscono un malcelato e pericoloso desiderio di riscatto (il figlio minore sogna di sposare la bella figlia del capo, così quella casa diventerebbe anche sua…). Risulta indicativo che proprio questa scena segni l’inizio del declino della fortuna dei Kim, con l’arrivo inaspettato della vecchia governante e lo svelamento del suo segreto, che condurrà la vicenda verso il tragico epilogo. Tutto procedeva bene finché l’azione era, quindi, mossa da una necessità materiale, ‘legittimata’ dalla condizione di estrema povertà della famiglia. Il piano originario era riuscito, perché spingersi oltre e volere di più? Una spiegazione potrebbe risiedere nel valore attribuito al denaro in questo film: in Parasite, infatti, la ricchezza sembra assumere un ruolo nella connotazione degli individui. In questo senso è esemplificativo citare l’elemento della puzza (“quella di chi prende la metropolitana“, come la definisce la moglie ricca): il cattivo odore che appartiene al ceto povero assurge a simbolo delle incolmabili differenze tra le due classi sociali. La povertà e il bisogno diventano qualcosa che ci si porta addosso, subito notabili dall’esterno, come qualsiasi altra caratteristica fisica. E di quella puzza ci si può liberare, magari per mezzo di talento e intelligenza? Il film sembra suggerire che quell’odore distintivo non possa essere lavato via, e che tragicamente annulli e schiacci qualsiasi altro merito, vanificando sforzi e affanni della famiglia meno abbiente. Ogni ambizione di salto di classe sociale si trasforma in un tentativo di stravolgere un ordine naturale, come se si volesse cambiare l’odore della propria pelle, appunto. Una tale presunzione va punita: i Kim dovranno rassegnarsi all’idea che “l’unico piano che non fallisce mai, è non avere alcun piano“.

Il limite e l’ideale dell’ostrica di Verga

L’idea dell’ambizione come presunzione e dell’esistenza di un ordine prestabilito che vada mantenuto (pena la disfatta) è cosa tutt’altro che sconosciuta alla letteratura italiana: parliamo del maestro del Verismo, Giovanni Verga. Rinomata è, infatti, la sua teorizzazione dell'”ideale dell’ostrica” (svolta nella novella Fantasticheria, dalla raccolta Vita dei campi): come l’ostrica si attacca tenacemente allo scoglio, è consigliato, ai miseri, di ancorarsi alla condizione che la fortuna ha dato loro in sorte. Questo ‘restare aggrappati’ non è da considerare alla stregua di una passiva rassegnazione, ma come un gesto coraggioso di accettazione. L’ideale, ad esempio, è incarnato pienamente dal personaggio di Padron ‘Ntoni dei Malavoglia: saggio portavoce di una visione statica del mondo, si mostra diffidente nei confronti di ogni forma di cambiamento. Agli antipodi troviamo, invece, la figura di suo nipote: il giovane ‘Ntoni, che nel desiderio di cambiare vita si allontana dalla casa di Aci Trezza, dove finirà per far ritorno da pezzente, punito da quel destino che aveva cercato di aggirare. Le somiglianze con Parasite sono, quindi, evidenti, e si potrebbe pensare al signor Park come a un moderno Padron ‘Ntoni: cultore del concetto di limite, valuta l’affidabilità dei suoi impiegati in base alla loro capacità di non spingersi mai oltre. Il ricco ‘pater familias’ è, dunque, perfettamente conscio della pericolosità di un confine violato, e si protegge da chi è solito uscire dalle righe; purtroppo, con la famiglia Kim, aveva commesso un errore di valutazione…

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