Il Superuovo

Il ruolo fondamentale della scienza nello studio del patrimonio culturale attraverso “The Big Bang Theory”

Il ruolo fondamentale della scienza nello studio del patrimonio culturale attraverso “The Big Bang Theory”

Alla base della nostra conoscenza della storia e dell’arte c’è un profondo studio che vede protagoniste la fisica, la chimica ed anche alcuni settori della geologia. Scopriamo come, insieme a Sheldon e Leonard.

Dietro ogni opera d’arte c’è una storia fatta di colori, materiali, atmosfere, sentimenti. Allo stesso modo, ogni manufatto di interesse culturale può raccontarci la sua storia, le abitudini di chi l’ha fabbricato, qual era il suo ruolo nella vita quotidiana. Come è possibile? Grazie alle applicazioni scientifiche nell’ambito dei beni culturali. Scopriamo quali.

“It all started with the Big Bang”

“The Big Bang Theory” è una sitcom statunitense trasmessa da CBS fino al 2019. La serie narra in maniera ironica le vicende quotidiane di un gruppo di quattro scienziati che lavorano alla California Institute of Technology. Leonard, Sheldon, Howard e Raj sono dei nerd, socialmente impacciati, ma geni nei loro rispettivi settori. Amano tutto ciò che riguarda il mondo della tecnologia, dei fumetti e dei videogames, ma l’arrivo di Penny dà una scossa alla loro quotidianità.
Il successivo arrivo di Bernadette e di Amy porrà definitivamente fine alla solitudine di tre dei quattro scienziati e dalla coesione delle loro menti geniali scaturirà la spinta che permetterà a Sheldon ed Amy di vincere il premio Nobel per la fisica.

“The Big Bang Theory” ©Channel4

La chimica della cultura

Esistono vari metodi che consentono ad uno studioso di approcciarsi all’analisi di un bene culturale, tra questi è inclusa l’analisi della composizione isotopica.
Grazie all’azione combinata della chimica, della fisica e della geologia, abbiamo la possibilità di sfruttare l’analisi isotopica di alcuni specifici elementi per ricostruire la vita di intere popolazioni ormai scomparse. Uno dei metodi più utilizzati in questo ambito riguarda il complesso isotopico del Carbonio, nello specifico il suo isotopo stabile, C13, ed il suo isotopo radioattivo, C14. Al Carbonio si aggiungono spesso gli isotopi dell’Azoto, dello Stronzio e del Piombo.

Attraverso gli occhi del Carbonio

Uno degli elementi fondamentali all’interno dei composti organici è il Carbonio che annovera all’interno del suo complesso isotopico 2 isotopi: C13 e C12, entrambi stabili.
L’isotopo 13 del Carbonio è il più abbondante sulla superficie terrestre ed essendo uno dei principali costituenti della materia organica viene impiegato per la ricostruzione delle paleodiete, ovvero l’alimentazione degli uomini del passato. Quando si ritrovano resti umani la prima analisi che viene effettuata riguarda il loro stato di conservazione. Successivamente si sceglie il tipo da analisi da effettuare. Si può decidere di partire dal prelievo di campioni dentali o ossei. La differenza tra i due è sostanziale: i denti sono permanenti, le ossa sono sottoposte ad un turnover, ovvero ad un ricambio cellulare, circa ogni 10 anni. I campioni di tessuto osseo sono utili per determinare le abitudini dell’individuo solo durante gli ultimi 10/20 anni della sua vita. I denti, al contrario, sono ottimi campioni per studiarne la nascita.

Questione di dentatura…o quasi

Il primo dente permanente, il molare 1, inizia a calcificarsi durante gli ultimi mesi di gravidanza ed è uno dei migliori campioni per lo studio delle abitudini alimentari degli antichi. Il miglior campione prelevabile da resti umani è il collagene. La sua analisi può fornire precise indicazioni sul tipo di proteine ingerite dall’individuo nel corso della vita. Il b ha, però, un problema di tipo conservativo: essendo un tessuto “molle”, tende a deteriorarsi in fretta. Nel caso in cui non sia in buono stato di conservazione, si tende a prelevare un campione di idrossiapatite, sia dai denti (smalto o dentina) che dalle ossa. La misurazione della composizione isotopica di C13 all’interno dei campioni può fornirci il “piano nutrizionale” della popolazione alla quale apparteneva l’individuo. Tramite una comparazione con valori standard.

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