Il Rituale, Lovecraft e Kant ci mostrano il confine flebile tra fede e superstizione

Sepolti tra le pieghe del tempo, giacciono antiche ombre, il cui regno di tenebre e oblio racchiude sussurri di titanico terrore.

Qual’è la differenza tra fede e superstizione? Qual’è il confine tra terrore e rispetto? L’uomo vive in un cosmo tanto vasto quanto inesplorato che sembra sussurrargli all’orecchio la sua inerme forza di fronte all’inesplorato.E se la venerazione fosse un’ autodifesa, che legame avrebbe con la vera fede? Capiamolo grazie a Kant ed ai tremendi quanto affascinanti temi lovecraftiani, ancora oggi di un’attualità sconvolgente.

Il terrore cosmico e i suoi apostoli

Verrá un giorno, quando i secoli passati rasenteranno l’eternità, e l’antico ritornerà ad essere nuovo, dove l’uomo sarà posto di fronte alla triste consapevolezza del suo essere inerme, e le ombre proiettate dal suo stesso sapere lo strangoleranno in una gelida morsa.

“Gli uomini di più vasto intelletto ben sanno che non esiste una netta distinzione tra il reale e l’irreale, e che tutte le cose devono la loro apparenza soltanto ai fallaci mezzi mentali e psichici di cui l’individuo è dotato, attraverso i quali prende coscienza del mondo”     H.P. Lovecraft

Il terrore necessità di un presupposto per realizzarsi, di un tacito accordo tra immaginazione e sapere. Il terrore richiede una conoscenza, seppur nebulosa, delle sue sembianze. E tuttavia, la sua vera essenza risiede nell’inconsistente, nel nebuloso. Perché è quando ci troviamo davanti al buio, che proviamo il vero terrore. I mostri non operano mai alla luce del sole. Essi si nascondono nel buio come in una foresta nera, in attesa di colpire. È il non sapere cosa risiede nel buio il nostro vero nemico. E tuttavia, se tra quegli abissi di oscurità riusciremmo a scorgere qualcosa, non sarebbe che l’irreale, pronto a farci sprofondare nella follia. La follia data dalla consapevolezza che non tutto è logico e razionale. Una parte del cosmo, così come di noi stessi, non è altro che un magnifico canto all’irrazionale, pronto a farci sprofondare con le sue distorte note in un abisso di follia.

Il rituale

Un gruppo di amici si dirige nel nord della Svezia, in un periglioso sentiero, per onorare un loro amico morto che avrebbe desiderato recarvisi. Tuttavia, ben presto la foresta si trasformerà in un luogo di morte e terrore. Qualcosa vaga tra quegli alberi. Qualcosa di spaventoso quanto irreale. Presto il confine tra razione e irrazionale diventerà così sfumato da condurre il gruppo alla pazzia. E tuttavia, essa è il minore dei pericoli. Uno ad uno, spariranno tra le fronde dei boschi. Solo due sopravvivranno, finendo però catturati da alcune persone. Cosa vogliono da loro? Come fanno a vivere in una foresta completamente isolata dal mondo, e minacciati da un mostro immortale?

La caduta di Icaro

Per quanto le tue ali siano ben progettate, e le loro piume ben elaborate, non sei che destinato alla caduta. Perché una volta raggiunto il sole, non si può far altro che cadere, sotto l’ombra divina della sua luce immortale. E nella caduta disastrosa, mentre la cera si scioglie e le ali non diventano che pesi inermi davanti all’irresistibile gravità, sembra non esistere salvezza. Nella caduta, l’uomo è destinato a pregare per la sua salvezza, perché è l’unica azione possibile. E mentre il sole si staglia al centro del tutto, ed il cielo sembra abbracciarlo come un trono cosmico e azzurro, esso ci ammira dalla sua alta posizione.

Esistono due tipi di fede secondo Kant,  e solo uno di questi è giusto.

Superstizione o razionalità

Il confine è flebile, eppure certo. La superstizione ci condanna alla venerazione, facendo della natura stessa un’inno all’irrazionalità. Al contrario, la vera fede non può che rifiutare i dogmi e le leggi insensate del timore, elaborando una natura non illogica, ma sottoposta a leggi meccaniche elaborate da un’entità superiore. Attraverso la ragione, l’uomo è in grado di sconfiggere la superstizione, elaborando una teleologia che sfocia in teologia. In poche parole, l’uomo vede la natura come un insieme di fini elaborati da un’entità superiore che li amministra ed elabora secondo giustizia.

E così, se gli uomini che catturano i protagonisti del film sembrano assoggettati ad una strana entità, che li costringe ad una fede dogmatica e superstiziosa, il protagonista non può che appellarsi alla sua stessa ragione, rifiutando di unirsi a quelle persone, per fuggire nel mondo civilizzato ed eretto sul progresso anti-dogmatico.

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