Il Superuovo

Machiavelli insegna ai leader i segreti del “Principe”, Sorrentino li inscena ne “Il Divo”

Machiavelli insegna ai leader i segreti del “Principe”, Sorrentino li inscena ne “Il Divo”

 Nel monologo de “Il Divo” emerge la lezione di Machiavelli 

Machiavellico, spregiudicato. Uomini politici di ogni epoca hanno agito con ogni mezzo per compiere i propri progetti politici. Tra quelli che sono entrati nei libri di storia e quelli che la Storia l’hanno scritta, tutti i più grandi leader hanno avuto come teorico del proprio agire senza scrupoli lo stesso burattinaio, Niccolò Machiavelli.

 

Niccolò Machiavelli

Niccolò Machiavelli è dinamite nel panorama culturale rinascimentale. Ricopre incarichi diplomatici dal 1498 al 1512, un periodo durante il quale conosce la monarchia francese e la spregiudicatezza del “Valentino”, il grande Cesare Borgia. La grande esperienza politica acquistata sul campo italiano ed europeo, durante quegli anni, lo portano ad elaborare una chiara idea di come vada gestito il potere. Così Machiavelli, in esilio a San Casciano, di getto, scrive “Il Principe”, nel 1513, fresco dell’attiva vita politica del tempo. Una bomba rispetto alla solita trattatistica politica rinascimentale.  L’opera fu dedicata a Lorenzo de’ Medici, nipote del Magnifico, scritta per rispondere ad esigenze politiche immediate: sotto il papato di Papa Leone X, alias Giovanni Medici, si profila la possibilità di un forte stato mediceo nell’Italia centrale. Questo libello è dunque un manifesto politico che contiene un programma d’azione, scritto con il rigore argomentativo del migliore retore ed animato dalla passione politica di ogni rivoluzionario. Non vi è affatto un impianto idealizzante, non vengono delineate le virtù di un principe ideale, tale trattazione parte dalla realtà effettuale e tratta dei mezzi con cui un principe può conquistare e mantenere uno stato.

Manuale machiavellico

Nei 26 capitoli de “Il Principe”, Machiavelli espone i diversi tipi di principato, discute la possibilità di ricorrere a milizie mercenarie per difendere uno stato, espone comportamenti e virtù che si addicono ad un principe ed in conclusione, esorta direttamente i Medici a liberare l’Italia e governarla. Una sorta di risorgimento ante litteram che vede l’unità d’Italia limitata allo stivale da Roma a Milano. Ma perché machiavellico? La risposta si trova nei capitoli centrali del saggio politico del Nostro. Machiavelli delinea un principe in grado di contrastare la malvagità umana e costruire uno stato forte, garantendo il bene dei cittadini secondo il criterio dell’utile politico. Machiavelli dichiara così la politica autonoma da ogni tipo di morale. Il principe deve essere “golpe” (volpe) e “lione” (leone), deve essere furbo e saper usare la forza, dissimulare i suoi comportamenti spregiudicati e malvagi con ogni mezzo, usando anche la religione come instrumentum regni. Con i nostri occhi moderni leggiamo nelle pagine del principe le caratteristiche di innumerevoli personaggi che la storia ci ha regalato, alcuni molto vicini a noi, come Giulio Andreotti.

Il Divo

Nel 2008, la pellicola di Paolo Sorrentino vince 7 David di Donatello per il capolavoro in cui viene incorniciata la storia di Giulio Andreotti, interpretato dall’abilissimo Toni Servillo. Un film che racconta le vicende più complesse del finire della I Repubblica Italiana, il cui protagonista indiscusso è stato Giulio “la volpe” Andreotti. Dal caso Moro a Tangentopoli, dalle stragi di stato agli intrecci mafiosi, vengono ricostruiti i fatti storici di quegli anni, senza sbilanciarsi troppo. L’inchino viene spontaneo di fronte al monologo del “mea culpa” del Divo. Una confessione in cui Andreotti (Toni Servillo) ammette ciò tutti hanno sempre saputo, ma nessuno ha mai detto. Nessun giornale né magistrato poté dire “per mancanza di prove” ciò che ammette il Divo. Molti hanno provato a dimostrare nella realtà questa latente verità, ma poi, per magia o perché assassinati, tutti hanno sempre taciuto. Lo può ammettere dolo il Divo, poiché l’arte può dire ciò che la realtà non dice e nasconde.

Il monologo del Divo, Machiavelli non l’avrebbe approvato, ma andava riportato.

La mostruosa, inconfessabile contraddizione: perpetuare il male per garantire il bene. (…) La responsabilità diretta o indiretta per tutte le stragi avvenute in Italia dal 1969 al 1984, e che hanno avuto per la precisione 236 morti e 817 feriti. A tutti i familiari delle vittime io dico: sì, confesso. Confesso: è stata anche per mia colpa, per mia colpa, per mia grandissima colpa. Questo dico anche se non serve. Lo stragismo per destabilizzare il Paese, provocare terrore, per isolare le parti politiche estreme e rafforzare i partiti di Centro come la Democrazia Cristiana l’hanno definita “Strategia della Tensione” – sarebbe più corretto dire “Strategia della Sopravvivenza”. Roberto, Michele, Giorgio, Carlo Alberto, Giovanni, Mino, il caro Aldo, per vocazione o per necessità ma tutti irriducibili amanti della verità. Tutte bombe pronte ad esplodere che sono state disinnescate col silenzio finale. Tutti a pensare che la verità sia una cosa giusta, e invece è la fine del mondo, e noi non possiamo consentire la fine del mondo in nome di una cosa giusta. Abbiamo un mandato, noi. Un mandato divino. Bisogna amare così tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene. Questo Dio lo sa, e lo so anch’io.

 

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