Il Superuovo

Giochiamo a “Dixit”? Possiamo leggere le regole nelle linee poetiche del simbolismo francese

Giochiamo a “Dixit”? Possiamo leggere le regole nelle linee poetiche del simbolismo francese

Il gioco “Dixit” è più vicino alla parabola poetica del simbolismo francese che a noi, scopriamo come tramite Baudelaire e i poeti maledetti che hanno segnato l’inizio del Simbolismo.

Arnold Bockiln, “L’isola dei morti”, 1880

Tra le oniriche carte disposte sul tabellone di gioco si cela lo stesso principio di ignoto che domina i versi delle poesie cardine per il movimento simbolista, dove allegoria e visionarietà sono elementi preponderanti che portano il poeta a porsi come “veggente”.

“UN’IMMAGINE VALE MILLE PAROLE!”

Da qualche anno a questa parte, sempre più tavoli si vedono apparecchiati con “Dixit”, un gioco di società tutto basato sull’interpretazione. Con ottantasei carte dai disegni più strani e allegorici, il giocatore di turno ha il compito di trovare una frase o una parola per fare capire agli altri giocatori a quale, tra le carte sul tavolo, si sta riferendo. Senza entrare nelle dinamiche di gioco, è facile accorgersi di quanto i disegni siano inusuali e particolari: in ognuno di essi ci sono più spunti di lettura che possono riportare alla mente gli ambiti semantici più disparati. Da letti a baldacchino che affondano nel mare a pallottolieri di pianeti, i disegni che Marie Cardouat ha illustrato, ci mostrano un’onirica realtà che, forse, sarà sempre impossibile capire a pieno.

Tre carte tratte dal gioco “Dixit”

LE NUOVE VIE DELLA POESIA

Con il genio artistico di Baudelaire si assiste alla “perdita di aura e di aureola” da parte della poesia e dello scrittore, che vedono così venire meno la sacralità poetica che elevava l’autore al di sopra della folla: l’artista non è dunque più perno della società ma un elemento marginale. E’ con il movimento simbolista, nato nella seconda metà dell’Ottocento, che si affermano in poesia il metodo dell’analogia, l’uso della sinestesia, la musicalità della parola e la tendenza all’oscuro e all’allusivo. La stagione dell’allegoria viene così inaugurata dalla raccolta di poesie de “Le fleurs du mal” (I fiori del male), pubblicata nella primavera del 1857 non senza scandalo e censura. Il fiore, qui, è immagine ossimorica del male: in tal modo si segnala al lettore il processo dominante nei componimenti poetici, quello dell’allegoria. Tra le poesie più celebri si ricorda “L’albatro”, ripreso anche da Coleridge per “The Rime of the Ancient Mariner”: qui Baudelaire canta della caduta di quello che viene definito “il re dell’azzurro” che simboleggia la catabasi dello stesso poeta.

UN INCANTESIMO VISIONARIO

Eredi di Baudelaire, e base per lo sviluppo del Simbolismo, sono i poeti maledetti: Arthur Rimbaud, Paul Verlaine e Stephane Mallarmé. La nuova tendenza poetica che prende avvio dalla penna di questi poeti vede una rinuncia alla ragione e alla razionalità che porta il poeta a porsi come un veggente. La poesia non mira più ad avere un contenuto chiaro ma tende a sciogliersi in musica. Il massimo esempio lo si può ritrovare nel fonosimbolismo de “Le vocali”, 1872, dove si esemplifica tutta la capacità visionaria del poeta che va “inventando” i colori delle vocali paragonandoli ad una serie di immagini, attraverso il meccanismo baudelairiano delle corrispondenze. “A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali” recita il primo verso. Il significante prevale così sul significato e il poeta, proprio come un veggente, varca la soglia dell’ignoto, dando un valore simbolico ai suoni e privando il lettore di una chiave di lettura universale. L’autore, alchimista della parola, è l’unico in grado di capire appieno i suoi versi, lasciandone solo un piccolo assaggio, nonché una libera interpretazione al suo lettore. E’ il medesimo principio che regola Dixit, dove i giocatori sono chiamati a riflettere sui disegni di una divertita illustratrice, e dove una poesia simbolista potrebbe tranquillamente sostituire una delle sue colorate carte.

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