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Il primo racconto di fantascienza di cui si ha memoria? “Storia vera” di Luciano

Il primo racconto di fantascienza di cui si ha memoria? “Storia vera” di Luciano

Tra “Harry Potter” nella nostra infanzia e gli attesissimi “Dune” o “Eternals” siamo stregati dalla fantascienza: vediamone le origini.

Fotogramma di “Le Voyage dans la Lune”, 1902, Georges Méliès

Le storie surreali, i viaggi oltre l’impossibile, l’esplorazione di altri pianeti o gli extra-terresti fanno già la loro comparsa nel secondo secolo dopo Cristo, con la personalità piccante di Luciano di Samosata.

STORIA VERA DI UN AUTORE DI STORIE SURREALI

Probabilmente il nome di Luciano di Samosata sarà noto solamente a chi ha frequentato un liceo classico; si tratta tuttavia di un autore esemplare, letto e studiato a fondo da Leopardi per esempio, e che ha lasciato alla storia le basi del genere di fantascienza. Luciano nacque a Samosata (Siria del nord) tra il 115 e il 120 d.C. e si dedicò alla retorica prima di intraprendere una carriera da sofista che lo portò a viaggiare tra Asia Minore, Macedonia, Italia e Gallia, dove acquisì notevole ricchezza e fama. Intorno ai quarant’anni poi egli diradò l’attività sofistica per volgere i suoi interessi alla filosofia che decise di esplorare in toto, stabilendosi ad Atene, città degli studi intellettuali per eccellenza. Il corpus delle opere di Luciano a noi pervenuto consta di ottantasei scritti che spaziano tra il retorico, il filosofico e il polemico.

IL PRIMO RACCONTO DI FANTASCIENZA CHE SI RICORDI

Oggi, le sale cinematografiche sono in pugno a film come gli attesissimi “Dune” o “Eternals”; siamo cresciuti con “Harry Potter” e cerchiamo di prendere posizione tra l’irrisolto dibattito che vede contrapporsi Marvel e DC, per non citare gli altri infiniti spunti fantascientifici di cui la nostra vita è piena. Ma qual è la primissima storia di fantascienza che si ricordi? E’ proprio Luciano a rispondere con il suo scritto più celebre: “Storia vera” che si tratta di una frizzante parodia della storiografia, del romanzo di avventura e delle narrazioni fantastiche del suo tempo. L’intento ironico si evince sin dal prologo, in cui l’autore dichiara che nella sua opera solo una cosa sola è vera: che nulla di quanto raccontato è vero. Nonostante questa premessa “Storia vera” è strutturata secondo saldi criteri storiografici, perciò la fantastica avventura è narrata come il resoconto di un viaggio realmente compiuto. Luciano descrive un viaggio immaginario assieme a cinquanta compagni oltre le Colonne d’Ercole che, per gli antichi, costituivano i confini del mondo. Egli dunque si presenta come un moderno Ulisse, bramoso di sapere. Dopo una tempesta durata ben ottanta giorni, la nave riesce finalmente ad attraccare su una misteriosa isola abitata da esseri che hanno le sembianze di donne dai fianchi in su e di viti dal bacino in giù; sull’isola poi possono scorgere un fiume di vino in cui nuotano pesci di vino. Tra le altre meraviglie che il mare riserva all’equipaggio vi è una balena mastodontica che, inghiottita la nave, rivela al suo interno un completo ecosistema. Luciano narra di come, lui e i compagni, riuscirono a fuggire nel momento in cui il mostro marino spalancò le fauci. Tra le ambientazioni fantastiche spiccano poi un mare di latte, un’isola di formaggio e una seconda isola in cui l’equipaggio può incontrare personaggi defunti quali Omero, Socrate o Pitagora. Il romanzo si conclude bruscamente con la promessa di raccontare le successive avventure nei libri seguenti.

MOMENTI TOPICI CHE RESISTONO NEI SECOLI E ARRIVANO FINO A NOI

Tra le avventure più significative di “Storia vera” si trova quella del viaggio sulla luna: la nave, imbattutasi in un tifone, viene sollevata in altezza e, dopo otto giorni di volo, approda su “una terra vasta come un’isola, splendente e sferica e illuminata da una grande luce”, la luna. Qui infuria una battaglia tra i Caulomiceti, armati di funghi come scudi e asparagi come lance e i Psyllotoxoti che, invece, cavalcano pulci grandi come elefanti. Luciano si sofferma sui dettagli: raccontando, ad esempio, l’assenza di donne e il fatto che i bambini nascano dai polpacci degli uomini. Oltre alla struttura del racconto, è facile cogliere in Luciano topos che rimarranno invariati siano ai giorni nostri: il viaggio sulla luna, per esempio, si rivela essere un sogno tanto antico quanto l’uomo, che verrà poi ripreso da autori del calibro di Ariosto che manda Astolfo sulla luna a recuperare il senno di Orlando e di Jules Verne con il suo “Dalla terra alla luna”. Menzione d’onore poi per uno dei padri del genere cinematografico, Georges Méliès, che, con il suo “Le Voyage dans le Lune” (1902), fu il primo a proiettare sul grande schermo un viaggio sulla luna. Tra gli altri spunti più celebri, leggendo che l’esercito di Luciano è stato inghiottito da una balena, difficilmente non ci è balzato alla mente il ricordo di “Pinocchio”, uno dei testi fondamentali per la formazione della lingua e della cultura letteraria italiana. Ancora una volta non possiamo che ammirare l’antica Grecia che, con le sue menti pioneristiche, non ha lasciato inesplorato alcun campo del sapere moderno.

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