Il primo libro di cucina della latinità: era Ennio l’Alessandro Borghese dei romani?

Il Vate della letteratura latina era anche il padre di tutti i nostri libri di ricette per la cucina. Un antico Alessandro Borghese, o Gordon Ramsay, la cui cucina però era avanti Cristo.

Siamo tutti abituati adesso a vedere in TV programmi di cucina, su qualsiasi canale o piattaforma. Che sia Sky, che sia Real Time, La Effe, TV 8, e altri, abbiamo ovunque la possibilità di vedere programmi culinari. Dai primi episodi di “Cucine da Incubo” con Gordon Ramsay agli ultimi episodi di “Cuochi d’Italia” o “4 Ristoranti”, perfino passando dalla pubblicità delle cucine Scavolini con un felice Carlo Cracco, il mondo degli chef ci circonda. Ormai la “buona cucina” fa parte della nostra vita. Ci sentiamo spesso come obbligati dopo essere stati bombardati a colpi di Masterchef a dover essere degli chef professionisti, come se il solo guardare come si fa un piatto in TV dovrebbe automaticamente darci una stella Michelin. Quello che pochi sanno è però che non siamo i primi ad esserci inventati dei format simili, infatti (è un cliché ormai) già i greci e i romani avevano previsto forme di “intrattenimento culinario”. Certo, a modo loro, cioè con la poesia. Il primo poemetto in versi che di fatto è un manuale di cucina è l’Hedyphagetica di Ennio.

 

La cultura culinaria che ci circonda

Siamo appunto circondati da programmi televisivi che ci mostrano o spiegano come e cosa cucinare. Ce ne sono di tantissimi tipi, come tante pietanze differenti nel menu di un ristorante. Possiamo scegliere tra veramente moltissime categorie: dai documentari dei cosiddetti “taste hunter”, cioè coloro che viaggiano in giro per il mondo a sperimentare ogni tipo di cucina, colore o sapore (stiamo qui parlando del programma di Anthony Burdain “No reservation”) . Ci sono i programmi di sfida tra cucine o ristoranti diversi (4 Ristoranti di Alessandro Borghese è famosissimo senonché seguitissimo), programmi dove vengono ristrutturati i ristoranti stessi (come Cucine da incubo di Gordon Ramsay, tra i gli antesignani di questo tipo di programma) o ancora programmi come Masterchef, dove la sfida è tra i singoli e una giuria. Non solo, ci sono anche i programmi che riguardano la parte dei dolci, il primo tra i quali, e che garantisce alla famiglia ancora una generosa quantità di introiti, è “Il Boss delle Torte” con Buddy Valastro. Per non parlare di “Bake off”, “Cake Star”, “Il re del cioccolato”, “My Cake desing”, fino ad arrivare, perché no, anche a “Cortesie per gli ospiti”, dove la cucina di una coppia di persone viene giudicata insieme all’arredo della loro casa e alla loro capacità di essere ospiti accoglienti. Ah, non dimentichiamoci dello storico “Quel che passa il convento”! Sono tantissime le proposte che riguardano la cucina, da quella più familiare e quella più stellata, passando dalla più tradizionale alla più esotica.

Perché Ennio è collegato ai programmi di cucina

Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un passo indietro. O meglio, per essere più precisi, circa 1781 passi indietro, uno per ogni anno che ci separa dalla nascita (anno più anno meno) del letterato romano Quinto Ennio. Egli nacque a Rudiae, nei pressi dell’odierna Lecce ed è famosissimo. Magari ai nostri tempi un po’ meno, ma per gli antichi romani egli era il pari di Omero, e non avevano affatto torto. Fu grazie ad Ennio che il metro base della poesia epica greca, quello con cui venivano cantate (attenzione, la poesia nell’antichità si cantava e recitava!) le vicende della guerra di Troia, di Achille e di Ettore, di Ulisse, di Agamennone, di tutti gli eroi che noi ad oggi associamo al vasto mondo della mitologia greca. Quel modo particolare, quel ritmo particolare (la parola metro in poesia epica fa riferimento al ritmo in cui i versi venivano salmodiati) prima di Ennio nella poesia latina non esisteva. Per noi è una bazzecola come cosa, non ha troppa importanza, ma per gli antichi romani gli Annales (Annali, l’opera storica di Ennio) rivoluzionarono il modo di fare poesia, e siccome la poesia era il mezzo con cui si conosceva il mondo e veniva raccontata la sua storia, cambiò anche il modo latino di percepire la realtà circostante. E’ per questo motivo che Ennio veniva considerato il padre della letteratura latina, il primo Vate. Non solo, Ennio scrisse il primo ricettario in latino della storia.

L’Hedyphagetica e la storia della gastronomia

Ennio compose intorno al 189 a.C. una sua guida gastronomica. Non che non fosse stata mai scritta, la storia ci insegna che erano più di duemila anni che l’uomo aveva scoperto la scrittura, figuriamoci se nessuno aveva mai pensato di scrivere un libro di ricette. Ovviamente sì, ma non in latino, non prima di Ennio. L’autore si ispirò alla “Gastronomia”, in greco “Hedypatheia” del poeta greco Archestrato. E’ anche per questo, infatti, che l’opera enniana ha un titolo greco (che vuol dire “i buoni bocconi”) e non latino. L’Hedyphagetica era in esametri e purtroppo ne sono rimasti solo 13 versi. Al di là dei pochi resti letterari che sono in nostro possesso, il successo di Ennio fu indiscutibile. Primo perché era Ennio il pater litterae, e secondo perché fu ripreso da Catone, Orazio e Apicio. Ennio era il nostro Gordon Ramsay, il nostro Alessandro Borghese. Fu lui che spiegò ai suoi contemporanei come cucinare determinati alimenti, quali fossero i più o meno buoni del Mediterraneo tutto (cosa che per noi è solo un ricordo). Dopo, fu solo copiato.

 

Versi e traduzione:

Hedyphagetica

Omnibus ut Clipea praestat mustela
marina.
Mures sunt Aeni asperaque ostrea plurima Abydi.
Mitylenae est pecten caradrumque
apud Ambraciae finis.
Brundisii sargus bonus est, hunc
magnus si erit sume.
Apriculum piscem scito primum esse
Tarenti.
Surrenti elopem fac emas, glaucumque
apud Cumas.
Quid scarum praeterii cerebrum Iovis
paene supremi?
Nestoris ad patriam hic capitur
magnusque bonusque:
melanurum turdum merulamque
umbramque marinam.
Polypus Corcyrae, calvaria pinguia acarnae,
purpura, muriculi, mures, dulces
quoque echini…

I buoni bocconi
Davanti a tutti sta la mustela marina di Clupea.
Sono di Eno i moscardini, aspre e
più numerose le ostriche di Abido.
Il pettine è di Mitilene e si trova
anche presso il canale d’Ambracia.
Buono è il sarago di Brindisi, se lo
trovi grande, compralo.
Sappi, il miglior pesce porco [l’apriculus] è di Taranto.
L’elope di Sorrento fa’ d’acquistare,
il glauco presso Cuma.
Come ho dimenticato lo scaro,
quasi cervello del supremo Giove?
Nella patria di Nestore, qui si prende grande e buono,
così il melanuro, il tordo di mare, il
labro e l’ombra del mare,
il polipo di Corcira, i calvari pingui,
acarne,
porpora, conchigliette, murici,
anche dolci ricci…

 

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