Il Presidente Mattarella punta sulla generazione Z come Robert Musil sul suo Törless

L’incoraggiamento del capo di Stato per i giovani italiani come quello dello scrittore austriaco nel suo esordio letterario: c’è speranza.

All’indomani dell’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2023/2024 dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale, riecheggiano le sue parole di fiducia nei confronti dei giovani allievi italiani di accademie e università.

“UNA GENERAZIONE DI SVOGLIATI”

La generazione Z è il capro espiatorio favorito dalla politica italiana odierna, aspramente criticata per la sua apparente noncuranza verso le questioni socio-economiche che affliggono il Paese, è spesso additata come disorientata e indifferente nei riguardi di quel futuro che essa stessa rappresenta, di cui però sembra esserne profondamente disinteressata. Nonostante lo sdegno generale per la gioventù contemporanea, verosimilmente molto più annoiata e irriverente di quelle passate, la solfa è sempre la stessa e la minestra, ancora una volta, riscaldata; basta impugnare saldamente “I turbamenti dell’allievo Törless” dello scrittore austriaco Robert Musil per capirlo. Come in ogni romanzo di formazione degno d’esser chiamato tale, il nostro protagonista (Törless, per l’appunto) è malinconicamente nauseato dalle sue circostanze: il collegio che frequenta gli va terribilmente stretto, il programma scolastico lo offende perché troppo banale, e gli amici che ha peccano in sensibilità artistica. Tutto ciò pesa come una scure sul collo dello scolaro che indignato s’accorge di “quanto è fragile l’idea che la gente si fa del mondo. È un’illusione, un inganno, un segno d’imbecillità! Una forma di anemia!” Törless cerca altro e lo cerca altrove, celando dietro ad un temperamento imperturbabile un crescente sentimento di sovversione dell’ordine comune. In maniera analoga opera la generazione Z, tutt’altro che indifferente, ma semplicemente in attesa di essere chiamata in causa, con le braccia ancora conserte, ma le orecchie ben aperte e tese.

L’APPARENZA INGANNA

La voglia latente di dir la propria dei giovani italiani è stata elogiata dal capo dello Stato italiano Sergio Mattarella, che presenziando alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2023/2024 dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale, ha fatto chiaramente il punto della situazione: “bisogna far emozionare gli studenti,” poiché prestando loro maggiore attenzione, attraverso una didattica più attenta ed informata, essi possano essere “capaci di spirito critico e padroni della conoscenza per il futuro.” Mattarella rifiuta la retorica di una generazione Z smarrita e priva di speranze per il futuro; una generazione Törless, per così dire. Se così può sembrare è perché sono venuti loro meno i modelli a cui appigliarsi. Per il Presidente della Repubblica, la presente accidia giovanile è “responsabilità degli adulti” che non rappresentano un esempio in cui riconoscersi per i ragazzi. Le parole d’incoraggiamento di Mattarella non devono essere lette in chiave moralista o metafisica, ma empatica, con il fine ultimo di giustificare l’insofferenza esistenziale dei più giovani, senza per questo condannarli in ultima sentenza. La generazione Z, turbata come Törless, non è confusa o impenetrabile, ma in attesa che un modello ispiri loro all’azione che potranno declinare in più modi quando:

ognuno se ne andrà per la sua strada, ognuno […] diventerà ciò che è giusto diventi, perché non esiste una sola società. Per questo non credo che dovremmo stillarci la testa per il futuro.

OCCORRE AVERE FIDUCIA

È dalle sopracitate parole di un amico di Törless che le fresche menti d’Italia incoraggiano la politica a ripartire. La generazione Z non pensa al futuro, pensa al presente. Il capo dello Stato italiano l’ha capito, sottolineando nel suo discorso come essa abbia un occhio più clinico e pratico su tematiche ignorate da troppo tempo, per esempio la salvaguardia dell’ambiente, per citare la più rovente. Per la generazione Törless, l’istruzione serve a prepararsi, ad esercitarsi alla vita, integrando l’assimilazione di nozioni e la forma alla genialità del singolo, alla “peregrinatio academica come ricerca culturale,” menzionata da Mattarella, affinché la loro integrazione sociale sia naturale come quella dell’allievo Törless i cui dubbi, una volta diventato adulto, permangono, ma viene meno la disperazione. La speranza che il Presidente ripone nella gioventù italiana è di buon auspicio a poter diventare, attraverso le istituzioni scolastiche, “padroni della conoscenza,” attraverso una ricerca intellettuale che, io credo, possa portare loro, come Törless, ad essere anche padroni della propria coscienza.

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