Il Superuovo

Il potere conoscitivo della scrittura narrato da Ungaretti, Caparezza e Murubutu

Il potere conoscitivo della scrittura narrato da Ungaretti, Caparezza e Murubutu

Quando l’ispirazione poetica conduce l’uomo alla scoperta del senso più profondo della realtà e alla ricerca della salvezza

Immagine tratta dal video di “China Town”

La scrittura ha la capacità di trasportare in una dimensione alternativa chi tiene in mano la penna. La mente appare liberarsi da qualsiasi vincolo per immergersi in una realtà all’insegna dell’introspezione e della voglia di scoprire il mondo. Caparezza e Murubutu cantano del viaggio attraverso luoghi sconosciuti, accessibili esclusivamente a chi è disposto a partire lasciando dietro di sé ogni certezza. Giuseppe Ungaretti narra della propria esperienza autobiografica e del traumatico suicidio del suo amico Mohammed Sceab, morto a causa del l’incapacità di trovare le sue radici. Il poeta vede nella scrittura l’unico spiraglio di salvezza, il “porto sepolto” a cui attingere all’infinito.

Immagine tratta dal video di “China Town”

Nella città della China

In China Town Caparezza canta di quanto sia importante per lui la scrittura, quell’inchiostro che scorre come sangue nelle vene percorrendo tutto il corpo. Le parole esplodono con la stessa veemenza dei momenti concitati che hanno seguito il purtroppo noto attentato a Boston. È un movimento incessante, un fluido vitale che scorre, incombe e si imprime sul foglio. La scrittura si mostra più efficace degli psicofarmaci e costituisce un credo assoluto molto più intenso di qualsiasi religione. Da buon pellegrino parte alla scoperta dell’incantato mondo delle parole, di quei luoghi sacri che configura tramite un gioco di parole con la città dell’inchiostro e delle storie pronte ad essere impresse: China Town. Digitare le parole sulla macchina da scrivere equivale a dar vita ad una magia degna di Dynamo, a concedersi la possibilità di “ritornare bambini come nei libri di Pennac” e di dar voce a tutte quelle frasi nascoste dai silezi. È tramite la propria attività di cantautore che Caparezza è riuscito a dare un senso alla propria vita e a quei capelli ribelli come il proprio animo: le mille emozioni dei concerti, la stanchezza quando le luci si spengono, l’atmosfera surreale che respira ripensando alla propria performance e al contatto con il pubblico. Nella camera di albergo dominano il buio e il silenzio, una solitudine tangibile accompagna l’uomo che rientra. Le prime luci dell’alba illuminano la penna, sua unica certezza e chiave d’accesso per il prossimo viaggio per incominciare a ridere “come fa un clown”. La scrittura consente di esprimersi anche a chi è incapace di parlare, a chi ha un mondo dentro di sé e freme dalla voglia di gustarlo fino in fondo e di partire alla scoperta del mondo come Cristoforo Colombo.

G. Ungaretti

La poesia come salvezza

“Porto sepolto” è il compimento eponimo dell’omonima raccolta in cui Giuseppe Ungaretti classifica il poeta come un individuo privilegiato che ha la capacità di accedere a realtà profonde. L’immagine del porto sepolto delinea un elemento desolato, una realtà arida e nascosta ma che, allo stesso tempo, si configura come un tesoro inesauribile, come una risorsa da dissotterrare. Colui che scrive scende nelle profondità e riemerge con “canti” che riporta alla luce: le carte che vengono disperse rimandano alla lettura della foglie mosse dal vento da parte della Sibilla per predire gli avvenimenti futuri. Il richiamo ad immagini mitologiche e a tradizioni magico-orfiche evidenzia la capacità del poeta di cogliere il senso del mondo tramite l’ispirazione poetica. I canti sospesi a mezz’aria sottolineano il carattere precario di una verità tanto difficile da cogliere quanto sfuggente. Il lessico di Ungaretti insiste sul “nulla” e sull’ “infinito”, concetti antitetici e complementari: il porto segreto è il nulla, è il vuoto, l’abisso in cui il poeta può calarsi per portare alla luce quel segreto senza fine da quella inesauribile fonte di verità che si concede all’uomo nei momenti di ispirazione. La poesia è stata per Ungaretti la vera salvezza: nato in Egitto e vissuto tra diverse nazioni sente il bisogno di ritrovare la propria identità. In “Italia” il poeta afferma di aver ritrovato la propria origine e di aver riscoperto il legame con la patria tramite la guerra, nel momento in cui ha indossato l’uniforme e ha rischiato la vita per la sua Italia. Nella disperata ricerca delle proprie radici, però, Ungaretti giunge alla consapevolezza che la sua vera madre è la poesia, unico porto sicuro in cui rifugiarsi. Un simile privilegio, però, è appannaggio di pochi individui e tra essi non fu compreso Mohammed Seab, un suo caro amico che risiedeva nello stesso albergo del poeta a Parigi. Nella poesia “In memoria” ricorda il suicidio dell’uomo a causa della sua costante frustrazione per sentirsi un derecine, sradicato e senze legami con alcuna terra: Mohammed, incapace di trovare alcuna valvola di sfogo nella scrittura, disilluso per la presa di coscienza dell’impossibilità di dare un senso alla propria esistenza decide di fumare la sua ultima sigaretta, leggere un testo di Nietzsche e porre fine alle sofferenze. L’ostinata ricerca di identità è propria di un’ intera società in bilico e priva di certezze e di un’intera generazione mandata al fronte.

Copertina album contenente “Occhiali da luna”

La penna sa la via

“Occhiali da luna” è la canzone in cui collaborano Murubutu, Dutch Nazari e Willie Peyote. Il titolo allude alla capacità di potenziare la capacità di scrutare la realtà e il mondo quando la Luna sostituisce il Sole nel cielo. La notte ricopre col suo manto tutte le strade, avvolgendo la città che sembra rasserenarsi ed abbandonare il tran tran dei giorni senza fine. Nell’oscurità risplendono alcune insegne, uniche tracce di un mondo che freme, e il lume nella stanza dello scrittore. Il silenzio è rotto dallo scroscio della pioggia che trascina al suolo i pensieri che volevano volare via: immerso in un buio che “rende più chiari” i suoi dubbi e problemi, l’uomo è spinto alla riflessione. Lo scrittore dà il via alla “bugia”, termine che evidenzia la finzione letteraria. La poesia emana il suo bagliore e procede con fare deciso, senza curarsi delle conseguenze e delle “avvertenze”. Nella scrittura si rivela l’essenza della verità senza incorrere nel vano tentativo di coprire con falsa armonia giornate “un po’ stonate”. L’io lirico sente il bisogno di abbandonarsi ai ricordi, di immergersi in una dimensione nostalgica che rielabora l’immagine di un amore e di quegli scambi di baci nel cuore della notte. La penna “danza” sul foglio, generata da un’ispirazione poetica che non può essere spiegata e che lo spinge ad alzarsi dal letto per mettere per iscritto i pensieri che irrompono nel cuore della notte. La scrittura prova ad allietare le sofferenze di un io lirico che sente il peso del tempo che fugge e delle scelte che recidono come forbici il foglio della sua esistenza. La fantasia vola, si fa largo nella notte scura e trasporta in un mondo colmo di emozioni.

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