Il Superuovo

Il popolo ha bisogno di un uomo forte al potere? Tra Machiavelli, Mussolini e Gramsci

Il popolo ha bisogno di un uomo forte al potere? Tra Machiavelli, Mussolini e Gramsci

Antonio Gramsci e Benito Mussolini trasportano il ‘Principe’ di Machiavelli nella loro contemporaneità. Analizzando gli adattamenti di questi due autori possiamo renderci conto delle loro idee politiche opposte.

Antonio Gramsci; (www.processo.com)

Nel periodo del primo dopoguerra l’Italia vive una crisi istituzionale. Lo stato liberale entra in crisi e si fanno spazio correnti opposte come il Comunismo ed il Fascismo. Proprio in virtù di questa crisi, il pensiero politico inizia ad analizzare le teorie passate sull’ordinamento statale per comprendere come migliorare quello attuale.

Il ‘Principe’ di Niccolò Machiavelli

Pubblicato nel 1515, negli anni Venti del XX secolo è stato fonte di un dibattito molto fervido. La tesi che propone l’autore fiorentino è molto semplice: esistono vari modo che un principe ha per conquistare il potere su territorio e varie modalità di esercizio del potere stesso. Machiavelli parla quindi di principati dinastici cioè acquisiti in virtù della discendenza di sangue; principati acquisitati come quando Papa Leone X nel 1510 acquista i territori di Modena e Reggio Emilia dal Sacro Romano Impero e principati nuovi, usando un esempio successivo alla morte del Machiavelli, si può citare la nascita del Ducato di Parma nel 1545 avvenuta grazie all’investitura di papa Farnese di suo nipote. Una volta acquistato il potere però bisogna mantenerlo. Secondo Machiavelli è necessario entrare in buoni rapporti con la nobiltà locale, soprattutto nei casi dei principati acquistati e nuovi, poiché gli aristocratici sono gli unici in grado di ribaltare il governo del nuovo principe. Machiavelli insegna anche a comportarsi da volpe e da leone. In questo modo l’ordine verrà conservato. I sudditi in Machiavelli sono uomini persi senza una guida, tendenti ad infrangere le regole. Ecco perché è necessario per i principi essere temuti  dal popolo stesso

Benito Mussoli; (www.youtube.com)

Il ‘Preludio al Machiavelli’ di Benito Mussolini

Nel 1924 Benito Mussolini ottiene il diploma di laurea con una tesi sul ‘Principe’ di Machiavelli. Decide inoltre di pubblicare la sua introduzione alla tesi nella rivista fascista più importante di allora: ‘Gerarchia’. La lettura che Mussolini possa avere fatto del ‘Principe’ è facilmente inferibile. L’allora Presidente del Consiglio del Ministri crede che sia giusta l’analisi fatta dall’autore fiorentino sulla natura del popolo. Mussolini scrive che Machiavelli ha un “acuto pessimismo del Machiavelli nei confronti della natura umana” fondato sui repentini cambiamenti di umore e di sentimenti degli uomini. Nella concezione di Mussolini quindi è necessario che il principe (rappresentato da lui) si erga al di sopra del popolo per infondergli il timore di punizioni severe nel caso in cui non vengano rispettate le leggi. Mussolini è il fondatore del movimento fascista secondo il quale tutto esiste all’interno dello stato. Questo ci permette di fare un passo in avanti ulteriore: Mussolini è principe ed incarnazione dello Stato quindi lo Stato è il principe fascista. Non è una persona ad infondere timore nei cittadini ma è lo Stato e questa è la differenza fondante tra totalitarismo contemporaneo ed assolutismo moderno.

Le ‘Note sul Machiavelli’ di Antonio Gramsci

Antonio Gramsci è stato nel 1921 tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia ed uno dei più strenui oppositori del fascismo. La sua fede nel comunismo è talmente ortodossa che lo ha portato a condannare la rivoluzione bolscevica in quanto avvenuta in un contesto in cui il capitalismo non solo non era al suo apice, come auspicato da Marx, ma non si era ancora installato. Si può evincere che la sua lettura del ‘Principe’ si trovi al polo opposto di quella di Mussolini. Innanzitutto, poggiando sul principio comunista che vede dissolversi ogni individualismo nella società, il principe non può essere un uomo unico al di sopra di tutti. Gramsci asserisce che il Principe contemporaneo debba avere due componenti che definisce così: “formazione di una volontà collettiva nazionale-popolare di cui il moderno Principe è nello stesso tempo l’organizzatore e l’espressione attiva e operante, e riforma intellettuale e morale”. Il che, riletto nell’ottica di un intellettuale comunista, porta ad affermare che il nuovo principe debba essere il Partito Comunista: crea, difende ed organizza la volontà della classe operaia e si propone di attuare una rivoluzione culturale e morale della società.

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