Perché è tornato il pericolo dello “spread”?

L’analisi delle riforme promosse dal governo giallo-verde spaventa mercati finanziari e attori economici. L’incoerenza tra gli elevati costi che il paese dovrà sostenere per l’applicazione di misure come il reddito di cittadinanza o la flat tax e la necessità di dover abbassare l’elevato debito pubblico mettono a rischio l’azione degli investitori: Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio dei conti pubblici nonché Presidente del Consiglio incaricato a maggio scorso, avverte: “lo spread potrebbe costare caro al paese se verranno varate le misure del programma Lega-M5S”

Reddito di cittadinanza

Intervento voluto fortemente dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi di Maio e ,in generale, dal Movimento 5 Stelle, il sussidio di povertà proverà ad essere inserito già nella legge di Bilancio 2019. L’aiuto contro la povertà è uno dei punti cardine del nuovo governo a trazione giallo-verde, intenzionato a ridurre il numero di cittadini in una situazione di povertà assoluta e a far ripartire l’occupazione: come si legge nel Contratto di governo Lega-M5SGarantisce la dignità̀ dell’individuo e funge da volano per esprimere le potenzialità lavorative del nostro Paese, favorendo la crescita occupazionale ed economica“. Vediamolo nel dettaglio.

Come funziona il reddito di cittadinanza?

Adottato anche in diversi paesi UE come Germania, Francia e Danimarca, l’intervento mira a ridurre il numero di cittadini in difficoltà economiche (senza reddito o con un reddito molto basso). Sono circa 9 milioni i destinatari dell’intervento di aiuto economico promosso dal M5S, tra coloro che sono in una situazione di povertà assoluta e di povertà relativa. L’importo del contributo è rapportato al reddito minimo delle famiglie o degli individui che si trovano sotto la soglia di povertà minima. In italia tale soglia si attesta, secondo l’Istat, sotto i 780 euro mensili; è proprio questa la cifra massima erogata alle famiglie senza reddito.

Chiunque si trovi senza un reddito (disoccupati o inoccupati) beneficerà del contributo in misura massima, cioè dei 780 euro totali, mentre a tutti i cittadini che percepiscono un reddito più basso dei 780 euro sarà corrisposta la differenza (se si guadagnano 500 euro al mese, l’importo dell’aiuto sarà di 280 euro).

reddito di cittadinanza
il reddito di cittadinanza secondo il nucleo familiare. Fonte: Termometropolitico

Chi può beneficiarne?

Per avere diritto al reddito di cittadinanza il cittadino deve: aver compiuto almeno 18 anni, essere disoccupato e avere un reddito inferiore alla soglia minima di povertà. Inoltre, per continuare ad ottenere l’erogazione del contributo, il cittadino deve iscriversi ad un centro per l’Impiego (centri che saranno potenziati proprio per questo obiettivo: sul contratto di governo di parla di 2 miliardi di euro per la riorganizzazione e il potenziamento dei centri per l’impiego che fungeranno da catalizzatore e riconversione) ed essere disponibile per progetti socialmente utili; deve anche essere disposto ad accettare uno dei primi 3 lavori offerti.

Il M5S stima che per la realizzazione del contributo contro la povertà saranno necessari dai 15 miliardi di euro, più i due miliardi destinati ai Centri per l’Impiego.

Flat-Tax e pace fiscale

“Coraggiose e rivoluzionarie misure di riforma, nell’ottica di una riduzione
del livello di pressione fiscale e di un miglioramento del rapporto tra
amministrazione finanziaria e contribuenti”.

È quanto riporta il contratto di governo firmato Lega-M5S. La famigerata Flat-Tax sarà, stando alle ultime affermazioni di Salvini e di Maio, anch’essa inserita nella nuova legge di Bilancio 2019 e andrà a sostituire la progressiva IRPEF.
La peculiarità della nuova riforma fiscale riguarda proprio il principio alla base della cosiddetta ‘tassa piatta’: vengono adottate due aliquote fisse che verranno applicate a persone fisiche, partita IVA ed imprese; le due imposte fisse sono del 15%, per quanto riguarda i redditi al di sotto degli 80.000 euro, e del 20% per i redditi superiori. In pratica si tratta di una tassazione fissa per tutti (per questo ‘tassa piatta’) voluta per incentivare i consumi e ridurre la pressione fiscale: rimane invariata la cosiddetta ‘no-tax area’ per i redditi più bassi.

Flat tax
la differenza tra IRPEF e Flat-Tax. Fonte: Massimo Baldini

Con la nuova riforma fiscale si abbandona quindi il principio della progressività, secondo cui a maggior reddito corrisponde un progressivo aumento della tassazione. Pertanto l’adozione di una una pura flat-tax colliderebbe con l’articolo 53 della Costituzione Italiana, il quale afferma che

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Per tali ragioni la Flat-Tax corretta includerebbe una no-tax area per i redditi al di sotto degli 8.000 euro più un insieme di deduzioni e detrazioni fiscali per i meno abbienti. In questo modo verrebbe salvaguardato il principio di progressività della tassazione pur mantenendo due aliquote fisse al 15 e al 20%.

Ad ogni modo il rischio maggiore riguarda proprio il ceto medio-basso (che rappresenta l’80% della popolazione italiana) il quale risentirebbe maggiormente dell’applicazione dell’aliquota fissa. In questo modo infatti a tutti i redditi al di sotto degli 80.000 euro, fatta eccezione per quelli sopra elencati, sarà applicata la medesima tassa mentre per i redditi più alti (con una tassa del 20%) ci sarà una diminuzione delle tasse: basti pensare ai redditi superiori ai 200.000 euro per cui sarà applicata la stessa tariffa di chi ha la metà del reddito. In realtà l’obiettivo della Flat-Tax è proprio quello di incentivare i consumi alleggerendo la pressione fiscale. Come si legge nel Contratto di governo l’obiettivo della riforma fiscale mira ad ottenere un “maggiore risparmio di imposta, maggiore propensione al consumo e agli investimenti, maggiore base imponibile tassabile, grazie anche al recupero dell’elusione, dell’evasione e del fenomeno del mancato pagamento delle imposte

Inoltre il Contratto di governo prevede l’instaurazione di una nuova pace fiscale con Equitalia. Si tratta di una sorta di condono fiscale per tutti coloro che hanno debiti col fisco (tutti i piccoli contribuenti ovviamente: per cartelle esattoriali non superiori ai 200.000 euro e risalenti fino al 2014) che saranno così incentivati a pagare solo una piccola parte del debito, in rapporto al reddito. L’importo da pagare varia dal 6% al 25% dell’imposta totale, a seconda del reddito del debitore. Questa misura è voluta per finanziare Flat-Tax e reddito di cittadinanza in quanto dovrebbe portare alle casse dello Stato entrate dai 35 ai 60 miliardi di euro.

Il costo della Flat-Tax, corretta secondo i principi costituzionali italiani, si aggira intorno ai 50 miliardi di euro.

Le previsioni negative degli economisti

Considerando le riforme inserite nel Contratto di governo relative alla legge di Bilancio 2019, investitori ed economisti esprimono la propria preoccupazione sulle modalità di risanamento del debito pubblico e di crescita economica.

L’analisi economica dell’agenzia di rating Ficht

L’agenzia di rating Ficht, terza nel mondo, su cui basa le scelte sugli investimenti la stessa UE, ha sottolineato pochi giorni fa come lo spread italiano potrebbe essere destinato a salire nei prossimi anni per ragioni legate alla sfera politica. Il giudizio di agenzie di rating così influenti non è da sottovalutare in quanto potrebbe mettere in allarme numerosi investitori esteri o privati in merito alla situazione italiana.

Innanzitutto l’agenzia Ficht sottolinea come l’instabilità politica italiana, derivata dalla differenza ideologica dei due partiti al potere, potrebbe probabilmente condurre ad elezioni anticipate. Una forte instabilità politica aumenta la preoccupazione degli investitori e, di conseguenza, lo spread.

Spread
grafico spread 2018. Fonte: AGI

C’è il rischio che gli investitori si facciano influenzare dalla mancanza di credibilità politica italiana, insiste l’agenzia di rating, contaminata soprattutto dalla contraddittoria compagna economica portata avanti in questi mesi. Ad una politica economica espansiva, creata per incrementare occupazione e consumi, non può certamente corrispondere una diminuzione del debito pubblico nel breve termine. Pertanto, i punteggi (rating) che vengono assegnati all’Italia sono contaminati dalle scelte politiche che, invece di far diminuire il debito pubblico, sono destinate ad alzarlo, sfiduciando gli investitori a prestare soldi (o comunque prestandoli con un alto tasso d’interesse poiché il rischio di riavere indietro il capitale prestato dopo molto tempo è alto).

Inoltre, l’approccio anti-UE dei membri di Lega e M5S è un altro fattore che potrebbe minare gli equilibri finanziari degli attori economici intenzionati ad investire in Italia, sfiduciati dal rischio di una maggiore volatilità del mercato che porterà ad un aumento dei tassi d’interesse e quindi dello spread.

L’analisi di Carlo Cottarelli

Dello stesso avviso dell’agenzia Ficht è Carlo Cottarelli, economista, ex Commissario per la Spending Review, Presidente del Consiglio incaricato a maggio scorso e ora direttore dell’Osservatorio per i conti pubblici alla Cattolica di Milano. Cottarelli richiama l’attenzione alla crisi dello spread del 2011, anno in cui l’indice è salito di 130 punti tra maggio ed agosto. Quest’anno l’aumento, nello stesso periodo, è stato di 150 punti: da 138 a 289.

Il ministro Di Maio, in merito al giudizio dell’agenzia Ficht, ha affermato che “prima delle agenzie, vengono gli italiani”: verranno mantenute le promesse relative a Flat-Tax, reddito di cittadinanza e legge Fornero. Secondo l’ex commissario per la revisione della spesa, l’Italia non può permettersi una di queste 3 riforme.

Flat tax
Carlo Cottarelli contro Flat Tax e reddito di cittadinanza: “costerà caro agli italiani”

Il punto di collisione con le 3 proposte di riforma che il governo giallo-verde vuole inserire nella nuova legge di Bilancio riguarda proprio i finanziamenti.
Il costo della tassa piatta è di 50 miliardi di euro, per il reddito di cittadinanza ne occorrono altri 17, per riformare la legge Fornero altri 8. In totale sono all’incirca 75 miliardi di euro. Come afferma Cottarelli, l’Italia non può permettersi di finanziare queste riforme ricorrendo ad un aumento del deficit: ciò comporterebbe un pericoloso aumento dello spread (che potrebbe raggiungere anche 500 punti) in quanto i tassi d’interesse a cui gli investitori stranieri prestano soldi all’Italia è già alto.

Sarebbe opportuno, non solo che non venisse superato il tetto del 3% del rapporto deficit-PIL, ma che questo rapporto fosse al di sotto dell’1% per far sì che i mercati riprendano fiducia nell’Italia. Lo spread è l’indice che misura la fiducia degli attori economici nell’investire nei titoli di Stato italiani. Se questo indice raggiunge livelli troppo elevati, il debito aumenta e sarà sempre più difficile ricevere prestiti dagli investitori poiché questi richiederanno dei tassi d’interesse molto alti.
Insomma, prima di essere sicuri di voler intraprendere un percorso di riforma che richiede una notevole spesa (come quello proposto da Lega e 5 Stelle), sarebbe sano e logico ridurre il debito pubblico in modo da permettere ai capitali esteri di finanziare tali opere ad un tasso d’interesse più agevole.

Gianmarco Renzetti