Il pensiero debole: ricordiamo Gianni Vattimo ripercorrendo la più importante delle sue teorie

Con questo articolo, ci uniamo al compianto per la morte di un grande intellettuale, Gianni Vattimo, di cui intendiamo ricordare il pensiero filosofico.

 

Solamente due giorni fa, in data 19 Settembre 2023, ci lasciava un personaggio di spicco nella filosofia italiana contemporanea: Gainteresio, detto Gianni, Vattimo. Il compagno, Simone Caminada, posta sui social un autoepitaffio che il nostro autore aveva chiesto espressamente di condividere, vale a dire il post che vedete in foto. Autoironia, sagacia, spirito critico e impegno politico sono tutti elementi che hanno costellato la vicenda personale e accademica di questo personaggio. Augurando ai suoi cari e ai suoi ammiratori, le nostre più sincere condoglianze, intendiamo fornire informazioni sulla vita e sul pensiero filosofico di questo protagonista del panorama culturale italiano e internazionale.

La vicenda personale ed intellettuale

La quantità di titoli e riconoscimenti conferitigli a livello internazionale non rende giustizia alle doti intellettuali di Vattimo, sebbene questi siano innumerevoli e possano vantare un curriculum da fare invidia ad ogni accademico. Morto ad 87 anni, ha dedicato la maggior parte della sua vita alla ricerca e al commento delle opere di alcuni dei personaggi cardine della filosofia novecentesca, basti menzionare qui Heidegger e Nietzsche. Per le proprie opere, ha ricevuto lauree honoris causa da parte di diversi atenei in tutto il mondo.

Collaborò anche con alcuni dei maggiori intellettuali della propria epoca, quali Umberto Eco, col quale partecipò ai programmi culturali della Rai rendendosi un pioniere della televisione italiana, Löwith e Gadamer, con i quali conseguì la specializzazione. Proprio a Vattimo spetta il merito di aver introdotto in Italia il pensiero dell’ultimo autore menzionato.

Vattimo non è stato, però, un topo da biblioteca: menzionare la sua attività politica è necessario per comprendere fino a fondo il suo personaggio. Sin dagli anni del liceo intraprende la militanza, entrando a far parte della Gioventù Studentesca di Azione Cattolica. Di ispirazione cattolica e comunista, è stato europarlamentare nei Democratici di Sinistra e nelle liste dell’Italia dei Valori ed è stato membro di numerosi partiti, tra cui il PCI.

La sua fama non è però dovuta solo ai successi raggiunti in ambito accademico e politico, ma anche alla sua vita privata. Il filosofo, infatti, è stato al centro di numerose polemiche per il tentativo di conciliare la propria fede cristiana e il proprio orientamento sessuale. La vicenda che lo fece finire su numerosi quotidiani riguarda proprio la richiesta di unirsi civilmente al proprio compagno, il già menzionato Simone Caminada, 38 anni, suo assistente per ben 14 anni. Quest’ultimo sarebbe stato accusato e condannato per circonvenzione di incapace, per aver tentato di spingere Vattimo ad inserirlo nel proprio testamento.

La biografia di Gianni Vattimo si è conclusa, come già detto, di recente. L’uomo sarebbe stato ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Rivoli per diversi giorni. Le informazioni sul suo stato di salute e, in seguito, sul suo decesso sono state date alla stampa e al pubblico dal compagno.

Il pensiero debole

Ma si sa che nessuno muore davvero se le sue idee lo tengono in vita. Proprio per questo, si desidera ora menzionare la teoria che più di tutte ha reso Vattimo famoso nel panorama filosofico internazionale: il cosiddetto “pensiero debole“. Con queste parole, si intende un tipo di filosofia innovativa, decisamente adatta alle circostanze storiche in cui ci troviamo.

È un dato di fatto che, in passato, il compito della filosofia era quello di stabilire delle verità solide e condivisibili. Il ruolo del chi si occupava di questa disciplina era, infatti, inizialmente quello di fornire risposte sul mondo e sulla realtà che potessero dare un senso al caos in cui l’uomo era immerso. Nietzsche fu il primo a svelare questo inganno che l’uomo pone a sé stesso ed questa linea di pensiero fu portata alle estreme conseguenza da Heidegger. È proprio da qui che partiremo per spiegare il pensiero di Vattimo.

Chiunque intenda indagare il mondo e dare delle risposte concrete, trovando verità (generalmente invisibili) che diano un senso alla realtà che ci circonda, sta facendo una riflessione in quella branchia che gli esperti del settore definiscono “metafisica” o “ontologia”. Vattimo tenta, seguendo le orme di altri pensatori, di smantellare ogni costruzione di questo tipo.

Il pensiero debole si può banalmente ridurre a questo, al fatto che il mondo perde di senso e che l’uomo non ha più bisogno di alcuna forma di dogmatismo per poter sopravvivere. Se, infatti, i pensatori dell’Otto-Novecento erano spinti da una frustrante necessità di trovare delle verità che potessero reggere tutto l’universo concettuale umano, l’uomo contemporaneo deve liberarsi di questa pretesa.

Quello che cerca di fare Vattimo è, in definitiva, leggere il postmoderno come un’epoca di profondo relativismo e adottare una prospettiva che consenta all’uomo di vivere la crisi dei valori cui tutti siamo soggetti in questo preciso periodo storico. Dalla metà del XX secolo, infatti, secondo Vattimo, si è assistito a uno sovvertimento radicale di ogni fondazione metafisica che voglia esprimersi come definitiva o assoluta, col conseguente abbandono di ogni pensiero che possa definirsi “forte“.

Pensiero post-moderno ed ermeneutica contemporanea

Vattimo e la sua proposta filosofica si iscrivono a pieno titolo in quella corrente che prende il nome di postmodernismo. Con questo termine si intende un’ampio numero di teorie, non esclusivamente filosofiche, caratterizzate dall’abbandono dei valori tradizionali e della razionalità dell’epoca moderna, con approcci scettici nei confronti della metafisica tradizionale.

Il postmodernismo è, d’altro canto, come già detto, un enorme contenitore che comprende in sé gli intellettuali proponenti concezioni filosofiche molto diverse tra loro. Al generale abbandono del pensiero forte, corrispondono proposte e soluzioni diverse per arginare la totale deriva che risulta dall’abbandono di ogni schema fisso.

Vattimo si iscrive, allora, in quel filone che prende il nome di ermeneutica contemporanea. I maestri della disciplina il nostro pensatore torinese li conosce bene! Parliamo qui di Heidegger e Gadamer. Gli autori che scelgono questo tipo di posizioni filosofiche partono dal presupposto che tutto è interpretazione. La verità, il mondo e l’essere non sono che il frutto di ciò che l’uomo produce tramite il suo linguaggio.

Per Vattimo, insomma, tutto ciò che esiste non è che frutto di convenzioni linguistiche e sociali e di come l’uomo si approccia al mondo al fine di interpretarlo. Ogni cosa è soggetta ad infinite interpretazioni, cosicché la verità non esiste, se non nel suo essere provvisoria, creata ad hoc e sempre sfuggente. La realtà nel suo senso più profondo scompare e lascia il posto alla possibilità di infinite suggestioni e letture, fatte dall’uomo affinché lui stesso possa abitarla.

Si vuole ora concludere ricordando qui che, nonostante l’umanità abbia perso uno dei pensatori più influenti del nostro secolo, non bisogna disperare. Il lutto in questo caso si deve portare con la certezza heideggeriana di cui probabilmente Vattimo avrà già fatto tesoro. Heidegger, infatti, tentò di spiegare come solo la morte possa dare un senso alla vita. L’uomo è in grado di vivere un’esistenza autentica solo se comprende la propria finitudine e transitorietà.

Vattimo non è mai stato un intellettuale da scrivania e la sua militanza lo chiarisce bene. Proprio per questo, bisogna essere certi del fatto che la filosofia non fosse per lui da relegarsi al mero studio, ma alla possibilità di sussumere su di sé le proprie posizioni morali e di accettarne le conseguenze nella propria vita quotidiana. Vogliamo credere che la morte non lo spaventasse e che il suo ultimo post fosse unicamente ironico, perché accettare la propria fine con tanta tranquillità è tutto fuorché una cosa da deboli.

Che la Terra ti sia lieve.

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