Il Superuovo

Il muro di Berlino e il velo di Maya: Schopenhauer e la sua attualità nel mondo contemporaneo

Il muro di Berlino e il velo di Maya: Schopenhauer e la sua attualità nel mondo contemporaneo

Occhi velati

A trent’anni  dalla caduta del muro di Berlino ancora sono molte le questioni non risolte, noi qui ci chiediamo se la caduta del muro di Berlino abbia trovato corrispondenza nel velo di Maya di Schopenhauer

Storia e caduta del muro: 1961 – 1989

Il Muro di Berlino (in tedesco Berliner Mauer; il nome ufficiale era Antifaschistischer Schutzwall, tradotto in italiano “Barriera di protezione antifascista” ) era un sistema di fortificazioni fatto costruire dal governo della Germania Est (Repubblica Democratica Tedesca, filosovietica) per impedire la libera circolazione delle persone tra il territorio della Germania Est e Berlino Ovest ( Repubblica Federale di Germania). È stato considerato il simbolo della cortina di ferro, linea di confine europea tra le zone controllate da Francia,eGran Bretagna e Stati uniti e quella sovietica controllata bdall’URSS, durante l’ultima fase della guerra fredda fra U. S. A. ed U. R. S. S. ; il muro, che circondava Berlino Ovest, ha diviso in due la città di Berlino per 28 anni, dal 13 agosto del 1961 fino al 9 novembre 1989, giorno in cui il governo tedesco-orientale si vide costretto a decretare la riapertura delle frontiere con la repubblica federale. Che un cambiamento tale fosse vicino lo si era capito già qualche mese perima: l’Ungheria aprì le proprie frontiere con l’Austria il 23 agosto 1989, dando così la possibilità di espatriare in occidente ai tedeschi dell’Est che in quel momento si trovavano in altri paesi dell’Europa Orientale. Tra Berlino Ovest e Berlino Est la frontiera era fortificata militarmente da due muri paralleli di cemento armato, separati dalla cosiddetta “striscia della morte”, larga alcune decine di metri. Durante questi anni, in accordo con i dati ufficiali, furono uccise dalla polizia di frontiera della DDR almeno 133 persone mentre cercavano di superare il muro verso Berlino Ovest. In realtà tale cifra non comprendeva i fuggiaschi catturati dalla DDR: alcuni studiosi sostengono che furono più di 200 le persone uccise mentre cercavano di raggiungere Berlino Ovest o catturate e in seguito assassinate. Il 9 novembre 1989, dopo diverse settimane di disordini pubblici, il governo della Germania Est annunciò che le visite in Germania e Berlino Ovest sarebbero state permesse; dopo questo annuncio molti cittadini dell’Est si arrampicarono sul muro e lo superarono per raggiungere gli abitanti della Germania Ovest dall’altro lato in un’atmosfera festosa. Durante le settimane successive piccole parti del muro furono demolite e portate via dalla folla e dai cercatori di souvenir; in seguito fu usata attrezzatura industriale per abbattere quasi tutto quello che era rimasto. Ancora oggi c’è un grande commercio di piccoli frammenti, molti dei quali falsi. La caduta del muro di Berlino aprì la strada per la riunificazione della Germania che fu formalmente conclusa il 3 ottobre 1990.

Turisti oggi in visita ai resti del muro.

Il velo di Maya di Schopenhauer

Nell’espressione il Velo di Maya, coniata da Arthur Schopenhauer nel suo Il mondo come volontà e rappresentazione, si intendono diversi concetti metafisici e gnoseologici propri della religione e della cultura induista e ripresi da vari filosofi moderni. Schopenhauer sostiene che la vita è un sogno e che questo “sognare” sia innato, quindi obbedisca a precise regole, valide per tutti e insite nei nostri schemi conoscitivi. Questo «velo», di natura metafisica e illusoria, separando gli esseri individuali dalla conoscenza/percezione della realtà (se non sfocata e alterata), impedisce loro di ottenere moksha (cioè la liberazione spirituale) tenendoli così imprigionati nel samsara, ovvero il continuo ciclo delle morti e delle rinascite. Come nella metafora della caverna di Platone, l’uomo presentato come un individuo i cui occhi sono coperti fin dalla nascita da un velo; quando se ne libererà, la sua anima si risveglierà dal letargo conoscitivo e potrà contemplare finalmente l’essenza della realtà. Le numerose ed eterogenee correnti induiste attribuiscono significati e funzioni differenti a questo concetto: le correnti dualistiche interpretano come il «velo» che impedisce all’essere individuale di riscoprire la propria relazione con Dio, ovvero Khrisna; mentre presso le scuole moniste questo «velo» è rappresentato dall’identificazione con il corpo, con la mente, con l’intelletto e con la propria individualità, il senso dell’io (ahamkara), ovvero tutto ciò che ricopre e riveste l’Atman (unica entità eterna ed immortale), impedendo di riconoscere la propria identificazione con esso ed illudendo così l’anima individuale di essere un individuo distinto dal tutto.

Arthur Schopenhauer

I 30 anni dalla caduta, le celebrazioni e ciò che rimane a noi

Due giorni fa, il 9 novembre, in Germania, ma anche nel resto d’Europa, si sono svolte le celebrazioni e le commemorazione della caduta del muro. Particolare attenzione è stata posta alla commemorazione fatta dalla squadra berlinese Hertha Berlino. “Insieme contro i muri, insieme per Berlino”: il muro ha diviso, il calcio unisce, questa la scritta su quel finto muro riprodotto in campo. All’ Olympiastadion infatti, in occasione del trentesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, il pre-partita di Hertha e Lipsia, è stato contraddistinto dalla presenza della riproduzione del Berliner Mauer eretto dalla RDT, per separare la Germina Est e Berlino ovest, il 13 agosto del 1961 e abbattuto il 9 novembre 1989. Bellissimo gesto e coreografia spettacolare che hanno reso omaggio ad un evento che cambiò per sempre il mondo, ma soprattutto l’Europa, cambiando per sempre gli equilibri mondiali riportando anche la Germania tra le maggiori potenze mondiali. A noi di quella sera rimarranno per sempre le foto e i filmati e le testimonianze di chi ha voluto quella caduta e quel cambiamento radicale che sarà sempre simbolo di libertà per chi quel capitolo di storia l’ha vissuto davvero.

Il finto muro abbattuto dalle due tifoserie

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