Il mostro della pubertà: nulla di così terrificante per Big Mouth e Montale

La pubertà è un mostro secondo la serie televisiva animata, targata Netflix, Big Mouth. Ma purtroppo appare da sempre come un periodo buio, confuso e pieno di cambiamenti. Per gli autori della serie e Moravia sono sulla stessa linea di pensiero. Vediamo perchè.

Cosa ci sia di così stupefacente è l’irriverenza in questa serie tv, con cui vengono trattate le tematiche più ispide che colorano l’adolescenza. Confusione, cambiamenti fisici, accettazione di se stessi e sessualità, insomma chi più ne ha più ne metta. La pubertà è ciò che determina l’adolescenza in tutte le sue forme, ma grazie a Big mouth(2017, Oridinale Netflix) tutto questo smette d’essere misterioso e di apparire singolare. L’obbiettivo della serie sembra essere proprio quello di sfatare un mito e far sentire tutti in compagnia, anche se postuma visto che è un’animazione per adulti, ma è pur sempre compagnia! Da ogni tempo la pubertà è un periodo difficile, perchè rende incomprensibile quegli anni giovanili in cui si vorrebbe essere spensierati, dove la leggerezza diventa macigno e la vergogna agisce su impulsi estranei, che in fin dei conti sono del tutto naturali.

Big Mouth e i mostri della Pubertà

I protagonisti Nick e Andrew saranno accompagnati dai loro mostri durante il viaggio in questa landa sconosciuta e un po’ infernale. Come Virgilio e Dante nei gironi dell’inferno? Si, ma diciamo che non hanno proprio lo stesso linguaggio poetico. Maurice e Connie saranno gli spiriti guida più visti nelle 3 stagioni, rozzi e fin troppo espliciti, guideranno gli adolescenti in questa selva oscura. Pulsioni, orientamento sessuale, depressione, il non sentirsi adatti, prendono forma in queste figure immaginarie che a poco a poco verranno scacciate. Kitty Depressione, il mostro della vergogna e la strega della menopausa appariranno durante queste stagioni, fungendo da antagonisti alla vita dei ragazzini che popolano le puntate del telefilm. In quest’ultimo c’è ampio spazio per le ragazze che, in preda alle pulsioni e alle incertezze, saranno guidate dal loro mostro e si batteranno contro i cambiamenti fisici. Durante le puntate non vengono lasciate fuori tematiche più impegnative, tra cui il divorzio guardato dal punto di vista della ragazzina coinvolta, Jessie.

Maurice e Connie metafore di genere

I due mostri della pubertà sono delle vere e proprie metafore degli stereotipi di genere. Maurice incarna lo stereotipo maschile sempre pronto all’atto sessuale e che vede in questo l’unica via di fuga da qualunque preoccupazione. Connie, invece, è il classico stereotipo femminile fatto di pulsioni nascoste, irascibilità, volubilità e tabù. Ma perchè tutti questi stereotipi e siparietti comici? La linea che divide comicità e critica della realtà è davvero sottile. Infatti in non poche puntate viene dimostrato quanto si possa essere ipocriti indistintamente dal genere, come Jessie che, da sempre paladina del femminismo, chiama “poco di buono” una sua compagna. Tutto questo ha però uno scopo: il far riflettere sugli errori commessi. D’altronde siamo umani e tutti possiamo commettere errori, il punto è saperli riconoscere.

Jessie e Kitty Depressione (da una scena della serie)

La rottura degli stereotipi di genere arriva quando Connie diventerà il mostro degli ormoni di Nick. Ebbene si, un mostro ormonale femminile, strano? Non per questo caso, dato che Nick faticherà a raggiungere la sua pubertà rispetto al suo compagno di avventure. Ma gli ormoni sono sempre ormoni, perchè non rompere gli stereotipi di genere una volta e per tutte? La pubertà rimane tale, che sia maschile o femminile, quindi la vera domanda è perchè no? Jay invece, si ritroverà ad affrontare un’altra difficoltà: l’orientamento sessuale. Nella serie tv, ai fini di una coerenza credo, Jay non avrà alcun mostro degli ormoni. Scoprirà la sessualità molto presto, ma senza riuscire ad ottenere reale chiarezza sulla sua reale tendenza. Un po’ versione oscura di Andrew, sfogherà la sua libido a più non posso senza alcun freno inibitorio. In Jay perversione e libido convivono, tant’è che quasi appare il mostro degli ormoni di se stesso.

Maurice e Connie (da una scena della serie)

Moravia e il romanzo “Agostino”

Calmi, non è la parte noiosa questa. Cosa c’entrerà mai? Alberto Moravia è lo scrittore dell’adolescenza, si può dire che egli abbia prediletto questo tema. L’autore vede nell’adolescenza (così come la vediamo anche noi) la parte più importante della formazione individuale. La pubertà è protagonista dell’adolescenza e porta con se numerosi cambiamenti emotivi che non vanno dati per scontati. Ma tornando al romanzo Agostino (1943) di Moravia, l’omonimo protagonista sta affrontando anch’egli allo stesso modo la pubertà, solo che non si vede scritto di alcun mostro degli ormoni. Semplicemente come i ragazzini dai 13 anni in poi circa, egli altro non vuole che chiudere i conti una volta e per tutte con il sesso, raggiungendo quello scopo che farà di lui un adulto. Ma Agostino vivrà la pubertà con le difficoltà di qualunque adolescente, affrontando i demoni interiori e quel rapporto morboso con la madre, quasi edipico. Sarà proprio da lei che cercherà di distaccarsi, quasi come a voler avere un riscatto da quella donna che lo faceva sentire intrappolato. Accade nel romanzo anche un’altra cosa che non è estranea a noi e alla serie tv: Agostino si sentiva diverso dai ragazzi intorno a lui, apparendo questi già iniziati e già completi. Tra ragazzi d’altronde certe cose si sanno, si conosce ciò che gli altri hanno fatto e, con una falsa moralità (simile a quella di Jessie) si tende a giudicare gli altri per quella profondissima e celatissima invidia. Agostino comincerà a crearsi dei falsi modelli in quei ragazzacci lontani dalla sua estrazione sociale, tra i quali cercherà di costruire una propria identità.

Alberto Moravia

Pubertà e identità amiche per la pelle

La pubertà e l’identità sono davvero amiche per la pelle, se consideriamo che dal momento in cui la pubertà è la via per l’età adulta. I nostri impulsi emotivi e di qualunque altro genere vengono alimentati anche e soprattutto dalla ricerca di un’identità che, tra età e confusione ormonale, ha difficoltà a venir fuori. Jessie, presa dal voler essere padrona di se stessa, si cimenterà in atti che ha sempre mal giudicato (furti, maschilismo, piccoli atti da bulla); Andrew e Nick sembreranno dimenticare il valore dell’amicizia (l’uno fermo nel proprio maschilismo, l’altro si rinchiuderà nel mondo dei social network); Jay che dichiarerà la propria probabile bisessualità, anche se appare in cerca di attenzioni e Agostino che si allontanerà da tutta la moralità che la sua estrazione sociale da borghese gli ha da sempre imposto. Quindi ora, davvero non vedete nulla che li accomuni?

Missy (da una scena della serie)

Moravia, Kroll e Goldberg

Alberto Moravia scriveva i suoi romanzi con uno scopo morale, con la volontà di insegnare ai suoi lettori a guardare oltre. Con questa serie (per ovvi motivi vietata ai minori di 14 anni), si ritorna un po’ indietro con la mente. Prendere questa serie d’animazione con simpatia viene davvero facile, ma il punto è un altro. Se Nick Kroll e Andrew Goldberg l’avessero ideata anche per guardare con più chiarezza questa fase? È stato un periodo ambiguo e buio un po’ per tutti, tant’è vero che gli autori si sono ispirati al proprio passato. Creando gag e aneddoti su questo periodo, hanno tentato di esorcizzare tutto il buio che si cela. Rendere quindi normali tutti i tabù dietro cui ci nascondiamo, non per insegnare alle generazioni future quel tipo di linguaggio o perversioni di ogni genere, ma forse capendo noi stessi potremmo migliorarle o comprenderle meglio. O perchè no, magari quando saremmo genitori ricordando una gag di Big Mouth, potremmo agire meglio. Questo nessuno può dirlo, ciò non toglie che per quanto possa sembrare diseducativa con le sue volgarità e oscenità, può educare un adulto ad un adolescente semplicemente ricordando i propri “bei vecchi tempi” di pubertà.

 

 

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