Il Superuovo

Il mondo ha bisogno di umanità: i versi di Virgilio ci aiutano a ritrovarla

Il mondo ha bisogno di umanità: i versi di Virgilio ci aiutano a ritrovarla

Oggi più che mai dobbiamo ricordare cosa significhi essere “umani”.

Nell’Eneide Virgilio narra il viaggio verso l’Italia intrapreso da Enea e dai compagni: un viaggio che al giorno d’oggi, come scrive il filologo Maurizio Bettini, ha ben poco di letterario. Diventa, piuttosto, uno dei tanti viaggi intrapresi da chi, disperato, trova una via di fuga dalla terribile realtà in cui vive.

L’Eneide: un esempio di umanità

Virgilio, nel primo libro della sua opera più celebre, l’Eneide, narra lo sbarco di Enea e dei compagni sulle coste di Cartagine. Questi ultimi sono fuggiti dalla città di Troia, distrutta dalla guerra, e sono alla volta dell’Italia. Il lungo viaggio in mare comincia a fare le prime vittime, ma Enea e alcuni compagni riescono miracolosamente ad affrontare le intemperie e ad approdare sulle coste di Cartagine, nei pressi dell’odierna Tunisi. Appena sbarcati vengono minacciati dagli abitanti del territorio, i Cartaginesi, che sembrano voler bruciare le loro navi. Un compagno di Enea decide così di rivolgersi alla regina regnante, Didone, con queste parole:

Che razza di uomini è questa? Quale patria così barbara permette simile usanza? Ci nega il rifugio della sabbia; viene ad aggredirci; ci vieta di fermarci sulla vicina terra. Se disprezzate il genere umano e le armi mortali, temete almeno gli Dei, memori del giusto e dell’ingiusto.

La regina, riconoscendo che non si tratta di aggressori, ma di naufraghi, non esita a tranquillizzarli: dice loro che sa bene cosa significhi soffrire e che dunque non esita a soccorrere i bisognosi.

Homo sum: l’attualità del racconto virgiliano

Ci sono troppi dispersi nel mare che fu di Virgilio, troppi cadaveri che fluttuano a mezz’acqua perché quei versi si possano ancora leggere solo come poesia. Sono diventati cronaca.

Così scrive Maurizio Bettini nelle prime pagine del suo libro Homo sum, pubblicato nel 2019 dalla casa editrice Einaudi. Quest’ultimo, attraverso un’esplorazione della cultura antica, si propone di riflettere sul tema dei diritti umani. Si tratta così dell’ennesima dimostrazione di come riflettere sul mondo classico ci sia di grandissimo aiuto per saperci orientare nel presente.
Nella prima parte del libro, Bettini si chiede se il senso di umanità di Greci e Romani fosse migliore del nostro. Ci rende consapevoli della profonda somiglianza tra il viaggio intrapreso dai Troiani e quello che molti profughi sperimentano in prima persona in questi ultimi anni. Proprio per le numerose affinità tra i due, sostiene lo scrittore, il capolavoro dell’Eneide ha perso “ogni innocenza letteraria”: essa diventa la narrazione del viaggio di migliaia di donne, uomini e bambini che, su imbarcazioni precarie e poco sicure, partono dalle coste della Libia con destinazione l’Europa. Scappano da guerre, totalitarismi, carestie e cambiamento climatico. Sono nutriti dal sogno di un futuro più stabile e sicuro, proprio come Enea e i compagni. È da notare però, scrive Bettini, come l’accoglienza ricevuta dai primi sia molto diversa da quella ricevuta dai secondi: oggi siamo spesso dominati da un sentimento di diffidenza, più che di interesse per l’altro.

L’accoglienza al giorno d’oggi

Il viaggio rappresenta per i migranti di oggi, come anche per gli eroi virgiliani, un momento di sospensione, una linea di confine tra la vita e la morte. Numerose sono le affinità tra la narrazione di Virgilio e l’esperienza direttamente vissuta dai migranti che giungono nel nostro Paese, e viene dunque altrettanto spontaneo l’accostamento tra lo spirito ospitale dei cartaginesi e l’accoglienza che, dopo i mille pericoli del viaggio, trovano invece i migranti da noi. Se possiamo trovare molti esempi di genuina accoglienza, come nel caso di comunità che ospitano minori non accompagnati, per contro va detto che, nella nostra cultura, i sentimenti di diffidenza e di pregiudizio nei confronti dello straniero sono in genere molto radicati. Volendo riportare, su una linea immaginaria, il grado di accoglienza proprio della nostra società, gran parte di tale linea sarebbe di fatto occupata da quello che è un diffuso sentimento di diffidenza.
Sta di fatto che, se solo ci impegnassimo ad ascoltare maggiormente l’altro, oltre che accoglierlo con rispetto e gentilezza, probabilmente in lui ritroveremmo anche le nostre stesse paure e debolezze, riscoprendoci molto più umani di quanto pensiamo d’essere.

 

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