Il mito delle sirene: dall’antica Grecia alla fiction di Rai 1

Antiche leggende raccontano che le sirene attirassero con il loro canto soave i marinai sulle scogliere per poi ucciderli.

 

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Dipinto di Victor Nizovtsev, Sirene

Le figure mitologiche delle sirene hanno da sempre suscitati l’interesse non solo di grandi scrittori e registi, ma anche degli uomini stessi, i quali, raccontano le leggende, rimanevano immobilizzati dinanzi la forza del loro canto.

Ulisse, il primo uomo a resistere al canto delle sirene.

 

“Tu arriverai, prima, dalle Sirene, che tutti
gli uomini incantano, chi arriva da loro.
A colui che ignaro s’accosta e ascolta la voce
delle Sirene, mai più la moglie e i figli bambini
gli sono vicini, felici che a casa è tornato,
ma le Sirene lo incantano con limpido canto,
adagiate sul prato: intorno è un mucchio di ossa
di uomini putridi, con la pelle che raggrinza”

 

Nel passo dell’Odissea sopra riportato la maga Circe avverte Odisseo dei pericoli che lo aspetteranno una volta salpato con i suoi compagni dall’isola Eea. Le sirene, secondo il mito, erano figure mitologiche, per metà uccello e per metà umane e con il loro canto ammaliavano i marinai per poi divorarli. Lo scenario presentato da Omero è volutamente inquietante grazie allo stridente accostamento tra il canto leggiadro delle incantatrici e i mucchi di ossa umane che circondano le isole da loro abitate lungo le coste della Campania, precisamente le Sirenuse, a sud di Amalfi. In merito al loro aspetto fisico, le Sirene sono diverse dall’ odierno e comune immaginario popolare: si tratta di donne che dalla testa alla vita hanno sembianze umane, mentre dalla vita in giù di uccello. Solo nel Medioevo, non si sa secondo quali schemi, si iniziò a considerarle per la prima metà umane e al posto delle gambe con una coda di pesce. Ciò che non cambia sono le loro qualità sovrannaturali, esperte nel canto e nell’ammaliare gli uomini, vennero iniziate ad essere considerate creature demoniache che infestavano le acque del mare e uccidevano i navigatori. Il loro canto era così ipnotizzante che nessun uomo poteva resistervi, il solo a riuscirci fu Odisseo, ma esclusivamente grazie all’avvertimento della maga Circe, che gli ordinò di farsi legare dai suoi compagni all’albero maestro della nave per evitare che ne rimanesse vittima.

 

Dipinto di James Herbert Draper, Ulisse e le sirene

Parthenope, la sirena che diede il nome al popolo napoletano.

Diversi miti greci raccontano di una sirena di nome Parthenope, che avrebbe fondato Napoli. La fondazione di questa città avvene storicamente con la colonizzazione da parte dei Greci della penisola italica meridionale (Magna Graecia), mentre credenze locali, che si ricollegavano ai racconti di Esiodo, alle avventure di Ulisse e degli Argonauti, sostenevano che fosse stata proprio la creatura acquatica a dar vita alla città di Napoli. Figlie di Forco, Parthenope, Ligeia e Leucosia, non essendo riuscite ad ammaliare Ulisse con la loro voce, decisero di suicidarsi gettandosi dalla scogliera più alta e la prima venne trascinata dalle onde del mare fino alle coste campane e precisamente nel luogo in cui sorge Castel dell’Ovo. Di lì il suo corpo si disperse dando vita alla fisionomia di quella che sarebbe stata chiamata da quel momento “La città partenopea“, in onore della loro “Signora”alla quale dedicarono una statua proprio nel luogo della sua morte.

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Statua della sirena Parthenope a Napoli

Sirene: la fiction fantasy di Rai1 ambientata a Napoli

Nel 2017 la Rai mette in scena la sua prima fiction di genere fantasy, ambientata a Napoli, città delle sirene per antonomasia. Le protagoniste sono quattro: Yara, Irene, Daria e Marika, quest’ultima madre delle prime tre. Si tratta delle ultime sirene rimase nel Mediterraneo che giungono sulla terra per cercare l’ultimo tritone rimasto affinchè la loro specie sia salva e non scompaia in quelle zone. All’inizio vivevano al largo, nascoste, ma successivamente sono costrette a lasciare il mare per cercare Ares, il tritone scappato poichè stufo di essere comandato a bacchetta dalle sirene. Quella di queste ultime può essere definita una società matriarcale, una sorta di nemesi della società umana. Sono le donne a comandare sott’acqua e i tritoni devono esclusivamente fare quello che dice la sirena. Una volta arrivate sulla terra si trovano completamente disorientate e sfoderano immediatamente la loro natura ammaliatrice per manipolare gli uomini e passare così indisturbate, mimetizzandosi tra i terrestri. Riuscite ad incantare un uomo per essere ospitate da lui, Salvatore detto Sasà, iniziano la ricerca di Ares e, una volta trovato e tornati tutti sott’acqua, nulla è più come prima. Malgrado sulla terra guardino con distacco gli umani, disgustate dall’idea di doversi mischiare con loro, in realtà rimangono affascinate da quel mondo tanto temuto inizialmente: Marika adora la moda terrestre e indossare vestiti, Iara ama mangiare la pizza e girare in vespa, ad Irene piace la lettura, mentre la piccola Daria fa amicizia con una bambina di nome Elena. Ritornate alla loro reltà non riescono più ad abituarvisi, tant’è vero che Marika ruba i cellulari delle persone in spiaggia, Irene legge libri che si è portata di nascosto, Daria va a trovare la sua amica Elena, mentre Yara si rende conto di essere innamorata di Salvatore. Questo viaggio sulla terra rivela dei risvolti inaspettati a tal punto da far nascere in loro la fiducia nel genere umano, specie nel caso di Marika, che trent’anni prima aveva salvato dei terrestri da un naufragio, con i quali si mette poi in contatto, ai quali ovviamente non svela la sua vera natura. Così le incantatrici rimangono a loro volta incantate da un mondo inizialmente tanto temuto. La serie in sè esprime un volto di Napoli meraviglioso e Mariapia Calzone, nella serie Marika, ha avuto la possibilità di mostrare i due lati della città, recitando in Gomorra e Sirene, mettendo in luce da un lato una metropoli governata dai boss e sede di scontri per il controllo dei vari quartieri, dall’altra una Napoli che per i suoi miti e le sue leggende rimane sospesa in un tempo remoto e antichissimo.

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