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Il linguaggio universale della musica in Death Stranding: Hideo Kojima come Giovanni Pascoli

Non esiste limite al potere della musica. Nello spazio e nel tempo unisce i cuori, le menti, le persone.

 

Da quando l’uomo ha scoperto la musica, l’ha utilizzata per esprimere sé stesso. Le sue idee, i suoi sentimenti, i suoi tormenti. La musica dice ciò che le parole a volte non riescono a spiegare.

Un corriere tenebroso

Nel 2019 è stato rilasciato il videogioco Death stranding di Hideo Kojima. Il gioco si distingue per la sua combinazione di viaggio, narrazione e soprattutto, musica. Il protagonista, Sam Bridges, è un corriere; un uomo silenzioso, schivo e con la repulsione per il contatto fisico, ma i suoi movimenti offrono una vasta gamma di paesaggi diversi, dalla pianura alla montagna, dalle macerie di città a lande desolate. Ciascuno di questi scenari è accompagnato da una colonna sonora che non solo porta il giocatore a immedesimarsi in Sam, ma a fermarsi ad ammirare il panorama e fondersi con esso. Inoltre, Sam è in contatto con Clifford Unger, ma l’unica cosa che sembrano avere in comune è una melodia che conoscono e canticchiano entrambi. Sono proprio le ultime scene a svelare che il motivetto in realtà era la ninna nanna che Clifford cantava a Sam. Dunque un elemento che non sembrava avere importanza, una canzone, si rivela essere il fulcro del legame tra padre e figlio. In più, i sentimenti del giocatore, attraverso la musica, si fondono a quelli dei due personaggi, oltre all’ambiente circostante.

Un tutt’uno con la natura

Il suono è una delle cose che risultano più naturali. Ci accompagna da prima della nascita per tutta la durata della nostra vita. La musica è ciò a cui ricorriamo quando siamo felici, tristi, arrabbiati. Molti scrittori e poeti hanno tentato di conciliare suono e parola, uno di questi è Giovanni Pascoli. Compone infatti una poesia intitolata L’uccellino del freddo. Il titolo è già abbastanza esplicativo: il soggetto è lo scricciolo, un uccellino che si presenta all’arrivo dell’inverno. Il poeta ricorre alla figura di suono per eccellenza, l’onomatopea, per lasciare che siano le cose a parlare. Non è Pascoli stesso che racconta la venuta dello scricciolo, ma gli elementi e l’ambiente circostante che si esprimono attraverso i suoni suggeriti dalle parole. Tale procedimento è evidente e via via più vasto di strofa in strofa, di verso in verso, e il lettore può ascoltare l’ambiente che gli parla.

Viene il freddo. Giri per dirlo
tu, sgricciolo, intorno le siepi;
e sentire fai nel tuo zirlo
lo strido di gelo che crepi.
Il tuo trillo sembra la brina
che sgrigiola, il vetro che incrina…
trr trr trr terit tirit…

Giovanni Pascoli, L’uccellino del freddo

La musica è un ponte

La musica quindi non è un mezzo, ma un linguaggio che si serve di suoni provenienti dalla voce, dagli oggetti, dall’ambiente. Ciò che scaturisce è una sorta di connessione con una dimensione diversa, più vasta. I suoni fondono i sentimenti dell’individuo in un insieme melodico che permette di riconoscersi nella sinfonia stessa e contemporaneamente introdursi in un altro mondo. La musica può dire ciò che le parole a volte non riescono a spiegare perché il suo linguaggio è universale. Dunque è un ponte per passare dalla propria sfera interiore a qualcosa di più grande, come il paesaggio invernale di Pascoli. Per questo motivo la colonna sonora di Death Stranding sancisce una connessione tra personaggio, ambiente e giocatore.

 

 

 

 

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