Il Superuovo

Il libro oggi e nel passato: ecco come sono cambiate le modalità di lettura

Il libro oggi e nel passato: ecco come sono cambiate le modalità di lettura

In un articolo di Treccani “Oltre la pagina. Il futuro del libro è nella lettura “aumentata”” viene riportata la rivoluzione cominciata dal digitale nelle “modalità di ascolto e di lettura”.

 

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Reperire libri cartacei oggi è sicuramente molto più facile rispetto al passato. Trovare la giusta edizione, il prezzo più conveniente addirittura, è veramente molto semplice: basta orientarsi tra le diverse piattaforme di acquisto. Tutto questo, naturalmente, si può fare comodamente da casa, senza nemmeno spostarsi, con pagamenti semplici e consegne veloci. Insomma, non esistono calunnie per non catapultarsi nel mondo della lettura, se non il parametro della voglia e, per i ritmi che si hanno, del tempo. Accanto al cartaceo, il libro digitale, ancora più immediato e più “semplice”. Si scarica facilmente e lo si può visionare tramite diversi supporti, con la possibilità di avere più e più testi in un solo dispositivo, dando così, una maggiore accessibilità.

 

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Come si leggeva nel passato?

Qui la questione è molto più complicata e delicata, questo perché prima dell’avvento della stampa, ovviamente, non c’era molta fruibilità, anzi, era davvero molto bassa. I prodotti venivano lavorati a mano, uno per uno, motivo per cui era molto più facile trovare errori, refusi e, giustamente, nessun libro era uguale all’altro. Il legame tra libro e autore oltretutto, era molto più vicino, molto più sentito. Questo perché le “copie” -se così possono essere chiamate- erano davvero esigue e in taluni casi potevano essere contate anche sulle dita delle mani. Leggere quindi, era un’attività diversa. Come leggeremmo oggi se ci rendessimo conto di non poter più riporre quel libro che ci è tanto piaciuto nella nostra libreria? Come leggeremmo se non avessimo ma più la possibilità di averlo tra le mani, di poterlo rileggere e sfogliare? Di certo in maniera diversa e sicuramente tenderemo a memorizzare molto di più.

Ovidio e Orazio: un rapporto con il libro diverso da quello odierno

Proprio per segnalare quanto fosse diverso il rapporto libro-autore nel passato e quanto fosse diversa la sua distribuzione, possiamo utilizzare un’epistola di Orazio, la 1.20 e i Tristia di Ovidio. Nel caso di Orazio, questi si rivolge direttamente al suo liber, attraverso un commiato che potrebbe essere definito anche scherzoso. Il caso di Ovidio invece, è ancora più particolare e più curioso, dato che il libro si presenta come un vero e proprio doppio dell’autore, tratto che oggi ancora si avverte, ma nel relativo. Questo accade perché molto spesso gli autori curavano personalmente il proprio libro, in tutti i processi, mentre oggi, essendo tutto molto più digitalizzato, la parte della stampa, dell’impaginazione e tanto altro spettano ad altre sedi. Per comprendere meglio Ovidio, un passo dei Tristia:

Va’, libro, e a nome mio saluta i luoghi a me cari!
Io li toccherò almeno col piede che mi è permesso.
Se h qualcuno, non stupisce fra la gente, non mi avrà dimenticato,
se mai qualcuno ci sarà che chieda come va la mia vita,
gli dirai che vivo, ma non gli dirai che sono salvo,
e che anche l’essere vivo lo devo al dono di un dio.
E così detto taci – mi legga chi vuol sapere di più –
e sta attento a non dire per caso ciò che non devi!
Subito ricordandosi, evocherà le mie colpe il lettore
e io passerò sulle bocche del popolo come pubblico reo.

 

 

 

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