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La condanna impartita al portale croato NewsBar

NewsBar.hr  è un portale satirico ed umoristico, alla stregua del nostro Lercio.it . Pubblica quotidianamente articoli di politica, sport, economia… e ha persino una dichiarata sezione clickbait, oltre che un canale video. Le notizie spaziano dalla “nonna zagabrese (che) batte il record dei 100 metri piani nel prendere il tram “, fino alla presentazione dell’ultima hit dei mercatini di Natale a Zagabria. Nella sezione politica, tutti i volti più noti finiscono regolarmente nel mirino della satira, come ad esempio la presidentessa croata Grabar-Kitarović che “sposta il suo ufficio in Spagna per occuparsi del Real Madrid”.

In questo contesto, il caso  Bujanec – NewsBar rasenta i limiti dell’assurdo. Nel 2015, il portale pubblicò un articolo dal titolo: «Bujanec rianimato al pronto soccorso, dopo aver letto della confisca di un carico di cocaina da 44 milioni di euro». La storia (inventata) fa riferimento a fatti reali riguardanti Velimir Bujanec. Quest’ultimo è un presentatore televisivo di estrema destra, è stato condannato nel 2014 per aver pagato una prostituta con della cocaina.

Per il giudice, i fatti e gli eventi riportati nell’articolo sono inventati e “pubblicati con lo scopo di discreditare moralmente (Bujanec)”. Il fatto che nelle condizioni d’uso del portale Newsbar.hr sia precisato che tutte le notizie sono volutamente false non è sufficiente perché non tutti i lettori ne sono al corrente, prosegue il giudice. Epilogo della questione? Venerdì scorso il portale è stato condannato a pagare in primo grado essenzialmente 12mila kune, su per giù 1.600 euro, a Bujanec come risarcimento. La direzione di Newsbar.hr ha annunciato che farà ricorso, pertanto la battaglia sembra profilarsi lunga e logorante per ambo le parti.  Purtroppo, non si tratta di un caso eccezionale, ma sembra che questo caso faccia parte di un trend che si sta confermando nel paese. Si notache è sempre più frequente, per chi fa giornalismo, essere trascinato in tribunale con l’accusa di diffamazione.

 

Le posizioni di John Stuart Mill

Il filosofo utilitarista John Stuart Mill sarebbe probabilmente stato il primo difensore del portale croato. Secondo le posizioni utilitariste del filosofo i limiti della libertà di parola dovrebbero essere collegati laddove la concezione espressa causa danni ad altre persone piuttosto che semplice offesa. Se si abusa della libertà di parola e si incita alla violenza si dovrebbe essere censurati. Ma, sostiene Mill, si dovrebbe essere liberi di esprimere le proprie opinioni fino al punti in cui si corre il rischio di danneggiare altre persone:  offenderle è accettabile. Egli si serve di una serie di argomenti per difendere la libertà di parola contro la censura.

Innanzitutto, Mill pensava che ogni censore debba presumere la propria infallibilità, ovvero che il censore assuma di non poter essere mai in errore. Si tratta però di un’assunzione assurda, poiché tutti commettiamo errori. Mill da per scontato che la principale motivazione per la censura sia la convinzione che l’idea censurata sia falsa. Perciò in base a questa concezione il censore corre il rischio di impedire a qualche idea vera e potenzialmente importante di ottenere un’udienza più ampia.

Il vero come processo di scoperta del falso

In secondo luogo, Mill sosteneva che, a meno che le credenze siano regolarmente sottoposte a sfide di vario genere, esse finiranno probabilmente per assumere la forma di dogmi fossilizzati. Anche se la nuova concezione espressa è falsa, il semplice fatto che la concezione ortodossa sia sottoposta a una sfida obbliga i suoi sostenitori  a renderla più chiara e difendere le proprie convinzioni. Il risultato è che alla fine del processo crederemo alle nostre concezioni perché comprendiamo gli argomenti a loro sostegno, e non solo perché ci è stato detto che non sono vere.

Per esempio, coloro che credono che la teoria darwiniana dell’evoluzione sia di gran lunga la migliore spiegazione dell’adattamento degli animali al loro ambiente possono ritenere che i creazionisti siano semplicemente in errore. In base alla concezione di Mill gli evoluzionisti dovrebbero tollerare la critica pubblica delle loro teorie da parte dei creazionisti. Ciò infatti li costringerà ad esplicitare le ragioni a favore della loro convinzione. Dunque attraverso una sfida con il falso, la verità emergerà vittoriosa e con maggiore potere di influenzare l’azione. 

L’attenzione di Mill si concentrava sulla censura di concezioni che potrebbero essere vere o false. Egli scriveva nel XIX secolo, anticipando tematiche che avvolgono la nostra contemporaneità, come senza dubbio quella dell’appoggio della censura in occasione di materiale pericoloso. Per esempio, se qualcuno inserisce su Internet informazioni su come costruire una bomba assai pericolosa a partire da prodotti chimici facilmente reperibili. La ragione per censurare questa informazione sarebbe che si tratta di un’informazione vera e pericolosa, non di un informazione falsa.  Mill avrebbe potuto rispondere a queste obiezioni osservando che la sua difesa della libertà di parola consente la censura quando c’è il serio rischio che altre persone possano essere danneggiate dalle concezioni espresse.

 

 

 

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