Il Superuovo

Il fine giustifica sempre i mezzi? Scopriamolo con il caso internazionale di Shalabayeva

Il fine giustifica sempre i mezzi? Scopriamolo con il caso internazionale di Shalabayeva

Alma Shalabayeva – moglie del controverso dissidente kazako Mukhtar Ablyazov – fu “rapita dallo Stato” 

Questa la sentenza emessa dal tribunale di Perugia a condannare i giudici e i superpoliziotti che si occuparono del caso, il cui inizio risale ormai a 7 anni fa. Giustizia è fatta, ma può lo Stato esulare il diritto per il proprio stesso bene? 

Un “rapimento” di Stato

Muxtar Qabılulı Äblyazov è un imprenditore e politico kazako, dissidente dalla dittatura monopartitica di Nazarbaev, divenuto oggetto di investigazioni da parte della Corte suprema inglese per l’accusa di essersi appropriato indebitamente di miliardi di dollari durante la sua gestione della BTA Bank – principale banca kazaka – tra il 2005 e il 2009. Nel 2012 insieme alla moglie Alma Shalabayeva e alla figlia Alua si trasferiscono a Roma dove la stessa inizia a frequentare una scuola nei dintorni.
Nel mentre, il caso diplomatico tra Italia e Kazakistan nato da una truffa valorizzata in complessivi 10 miliardi dollari, e che interessava otto banche italiane.
L’evento increscioso occorse nella notte tra il 28 e il 29 maggio 2013: un’irruzione, in una villetta del romano, da parte di un gruppo di 50 persone, solo in seguito rivelatasi una squadra di agenti e funzionari in borghese della DIGOS e della Squadra mobile della Polizia di Roma, allertati da un’informativa dell’ambasciata del Kazakistan su una possibile presenza di Äblyazov in quel luogo. Tuttavia, i poliziotti non avrebbero trovato lui, ma solo le due donne. Gli agenti avrebbero poi trasferito Shalabayeva in un Centro di identificazione ed espulsione, contestando l’autenticità del documento esibito. Si sarebbe poi dato corso all’espulsione delle due donne dallo Stivale e al loro rimpatrio nel paese natio.
Ad oggi, la sentenza emessa dal pm Massimo Casucci è la seguente:

“Il trattenimento forzoso di Alma Shalabayeva presso il Cie di Ponte Galeria a Roma, dal 29 al 31 maggio 2013 e la successiva espulsione della donna e della figlia Aula verso la Repubblica del Kazakhistan rappresentano, ad avviso del Tribunale di Perugia, un caso eclatante non solo di palese illegalità/arbitrarietà delle procedure seguite dalle istituzioni italiane, ma , soprattutto, una ipotesi di patente violazione dei diritti fondamentali della persona umana”.

Arbitrarietà ed illegalità dell’agire statale, quindi. “Alcuni rappresentanti della Repubblica, di fatto, servirono gli interessi di altra nazione, cioè della dittatura kazaka” continua il pm. Ma come si configura l’azione dello Stato nei confronti dei propri interessi e di quelli della Ragion di Stato?

Cos’è la Ragion di Stato

La ragion di Stato è l’insieme delle priorità attinenti a sopravvivenza e sicurezza dello Stato, che possono indurre il decisore politico a giustificare un’azione illecita sotto il profilo del diritto internazionale o del diritto interno. Chi ideò questo termine fu Giovanni Botero nel suo testo Della Ragion di Stato del 1589. L’interesse nazionale è l’insieme degli obiettivi e delle ambizioni di uno Stato, in campo economico, militare o culturale. L’interesse nazionale di uno Stato presenta molteplici sfaccettature. Di primaria importanza è la necessità di prevenire, evitare o respingere qualsiasi avvenimento, che possa minare la sopravvivenza dello Stato; altresì importante è la ricerca del benessere, della crescita economica e del potere.  ragion di Stato si concretizza, nella maggior parte dei casi, nel segreto di stato. Si tratta di realizzare un’azione contraria a certi interessi o ideali dello Stato, dei suoi alleati e/o dei cittadini per evitare conseguenze peggiori a questi ultimi. L’atto che è necessario secretare è in alcuni casi violento, spesso si tratta di un sacrificio per evitarne uno peggiore: quindi quando i servizi segreti agiscono avvalendosi della ragion di stato, gli ordinamenti giuridici apprestano particolare cura per evitare che il loro operato sfoci nell’arbitrio.

Il fine giustifica i mezzi?

No: il fine non giustifica i mezzi. Per stessa ammissione di Niccolò Machiavelli – a cui la massima è impropriamente attribuita – è pazzo colui che lo crede:

“perché un principe che può fare quello che vuole è un pazzo; un popolo che può fare ciò che vuole non è savio.”

In Machiavelli, la salvezza dello Stato è necessaria e deve essere anteposta alle personali convinzioni etiche del Principe (il decisore politico, più in generale), poiché egli non è padrone, bensì servitore dello Stato. Lo Stato, in ultima analisi, agisce per il suo interesse, seppur l’agire esuli talvolta dalla morale e dal diritto? Dov’è il limite? A questa domanda, tuttavia, non  vi sono risposte definitive ma solo interpretazioni nella quale la realtà si dissolve.

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