Il film ”Il Gladiatore” e le opere storiografiche di Dione ci raccontano chi era l’Imperatore Commodo

L’imperatore Commodo è stato uno degli imperatori più odiati dalla storiografia, raffigurato come una perfetta antitesi del padre, Marco Aurelio

Emblema dell’eccesso di autocrazia dell’epoca imperiale, figura di un uomo che aveva deciso di essere un dio, questo è Commodo. Imperatore del quale parla Cassio Dione, nelle sue storie, e di cui ancora si parla nell’epoca moderna, dal momento che è stato usato come antagonista del generale Massimo Decimo Meridio nel film ”Il Gladiatore”

Chi è e cosa ha fatto l’imperatore Commodo?

Lucio Elio Aurelio Commodo divenne imperatore nel 180 d.C., a meno di 19 anni, successore dell’imperatore filosofo Marco Aurelio.

Col padre aveva già avuto un ruolo di coreggenza dell’Impero nel 177 d.C., aveva sposato Bruzia Crispina, nipote di uno stretto collaboratore di Adriano e Antonino il Pio e aveva già condotto col padre una campagna militare oltre il Danubio.

Divenuto imperatore Commodo si avvalse di una fitta schiera di ”amici” del padre per amministrare lo stato, a causa della sua totale incapacità. Infatti le varie fasi del principato di Commodo sono caratterizzate dalle azioni dei collaboratori e dei ministri che trovò agire al suo fianco.

La sua prima azione da Imperatore nel 180 d.C. fu quella di tornarsene in fretta e furia a Roma, dal nord Europa, dove il padre prima di morire stava conducendo una campagna per l’espansione dell’Impero oltre il Danubio.

E il motivo è chiaro: voleva tornare a immergersi nei piaceri dell’antica capitale anziché continuare una guerra che reputava noiosa, nonostante il parere contrario dei vecchi collaboratori del padre.

Tra questi probabilmente vi era Massimo Decimo Meridio o magari qualcuno che vi assomigliava.

Dal 180 al 182 Commodo si affidò a Elio Saotero, un cubicolario che iniziò ad acquistare grande evidenza, e che fu per l’imperatore una sorta di tutore, un sostituto insomma.

Sostituto che fu eliminato nel 182, anno della prima congiura verso il Princeps, ordita da Lucilla, moglie del defunto imperatore Lucio Vero, che mal sopportava l’idea che ci fosse un’altra augusta al suo posto.

Tale avvenimento oltre a comportare la morte di Saotero, comportò anche una serie di epurazioni fatte all’interno della famiglia imperiale, decretandone il totale distacco da parte dell’imperatore.

Colui che uccise Saotero, il prefetto del pretorio Perenne, ossia il generale dei pretoriani, il corpo militare d’élite istituito da Augusto, divenne a sua volta tutore dell’imperatore.

Nel 185 però anche Perenne viene trucidato assieme alla famiglia, perché accusato di corruzione e cospirazione verso il princeps. Il ruolo di tutore dell’imperatore così passo a Cleandro, un liberto frigio, che riuscì, in poco tempo e senza aver percorso le tappe necessarie, a diventare prefetto del pretorio, sostituendo Perenne.

Cleandro però si trovò davanti ad una situazione finanziaria disastrosa, tanto che dovette iniziare a vendere titoli di console e di altre magistrature, per rimpinguare le casse dell’imperatore, prodigo di lussi e di giochi offerti alla plebe.

Furono poi anche sospesi sussidi alimentari alla plebe e donativi ai soldati e questo fece irritare particolarmente il popolo dell’impero.

Così nel 190 d.C., complice anche una carestia, l’imperatore dovette trovare un capro espiatorio per le proprie malefatte e lo trovò proprio in Cleandro, che fu dato in pasto alle ire della plebe urbana e ucciso.

Con la morte di Cleandro si inasprì ancor di più la deriva autocratica dell’imperatore, che sembrava volesse cercare un plauso unanime verso una sua fantomatica natura divina. Infatti si autoidentificò come Hercules, in riconoscenza delle sue prodezze nell’arena gladiatoria.

Inoltre in campo religioso, durante il suo principato, si aggiunsero varie divinità straniere, come la Magna Mater, custode dell’Impero, o Mitra.

Un’altra stravaganza di Commodo fu quella di pretendere di rifondare Roma col nome di ”Colonia Commodiana”, arrivando ad applicare l’epiteto ”commodiano” a tutti gli abitanti dell’Impero.

Tali azioni naturalmente determinarono la rottura col senato, dove tra l’altro l’Imperatore aveva fatto perseguitare numerosi membri ostili.

Ma l’eliminazione di Commodo non avvenne per mano né dei senatori, né dei pretoriani, né per mano di Massimo Decimo, ma a causa di una congiura ordita da una concubina e due liberti.

Infatti l’Imperatore avrebbe voluto celebrare il suo ottavo consolato, nel 193, uscendo in abiti gladiatori dalla scuola gladiatoria, con un seguito di gladiatori. Ciò avrebbe portato alla catastrofe. Leto, Ecleto e una sua nuova concubina, Marcia, che erano in quel momento i tutori dell’Imperatore, cercarono in tutti i modi di dissuaderlo, ma alla fine non poterono fare altro che sopprimerlo.

Così morì uno dei più stravaganti imperatori che Roma vide nella sua storia. E l’epoca successiva alla sua morte è quella del terzo secolo, ossia quella peggiore nella storia della città eterna.

busto di Commodo

Testimonianza di Cassio Dione

Cassio Dione fu contemporaneo a Commodo e poté darne un giudizio abbastanza preciso. La sua opinione non è certo favorevole, un po’ come l’opinione di tutta la storiografia antica che ne parla.

Infatti già nel passaggio dal principato di Marco Aurelio a quello di Commodo lo storiografo scrive così:

Marco (Aurelio) non ebbe la fortuna che meritava, perché non era forte nel corpo ed era stato coinvolto in una moltitudine di problemi durante tutto il suo regno. Ma da parte mia, io ho ammirato tanto, più per questo motivo, che tra difficoltà insolite e straordinarie, sopravvisse e conservò l’Impero. Solo una cosa gli impedì di essere completamente felice, cioè, dopo aver dato l’educazione migliore possibile al figlio, rimase enormemente deluso da lui. Questa materia deve essere il nostro prossimo argomento, per cui la nostra storia ormai discende da un regno d’oro a uno di ferro e ruggine, come fu per i Romani quel giorno

Cassio Dione inoltre racconta delle sue stravaganze nell’arena gladiatoria. Infatti racconta di quando si vestiva da gladiatore e combatteva nell’arena (naturalmente veniva sempre fatto vincere) e arrivava davanti al gladiatore avversario ancora vivo per terra, sembrava gli stesse per concedere la grazia, ma alla fine gli conficcava la spada nella testa. Oppure, sempre Dione, racconta della passione dell’Imperatore verso gli animali esotici, che uccideva nell’arena, come elefanti e giaguari. Ma la sua vera passione erano gli struzzi, ne ammazzava a palate nell’arena. Una volta ne uccise uno, gli tagliò la testa e la mostrò agli spettatori dicendo che avrebbe voluto fare la stessa cosa coi senatori.

Anche le perversioni sessuali dell’imperatore sono un qualche cosa di ben documentato dalla storiografia.

Infatti Dione racconta che violentò tutte le sue sorelle e fece chiamare una sua concubina Faustina, come la madre, per poter urlare il suo nome durante gli amplessi. E inoltre aveva una mania per i riti orgiastici, infatti disponeva di un harem composto da 300 ragazzi e 300 ragazze.

Dione ci racconta anche come morì l’imperatore. Marcia, la sua concubina di allora, gli diede un bicchiere di vino avvelenato, che l’imperatore poi vomito tutto, tanto da non rimanerne ucciso. Così decise di fare un bagno e i congiurati, che spaventati da possibili ripercussioni dovevano in qualche modo uccidere l’imperatore, assoldarono il gladiatore Narcisso, che lo raggiunse in bagno e lo annegò.

Disse poi:

Gli presi il collo con una mano sola, e strizzai. Facile come uccidere uno struzzo

viso di Commodo

Il Gladiatore

Il Gladiatore è un film colossal del 2000 diretto da Ridley Scott, dove il protagonista, il generale Massimo Meridio Decimo è interpretato da Russel Crowe.

La storia racconta di Commodo, che uccide il padre Marco Aurelio, per diventare Imperatore. Ruolo che era già stato promesso al generale Massimo. Divenuto imperatore Commodo chiede fedeltà a Massimo, che non gliela concede e per tale ragione chiede l’uccisione del generale e della famiglia.

La moglie e il figlio di massimo vengono uccisi, mentre il generale riesce a difendersi e a scappare. Vagando per le foreste del nord Europa cade in uno stato di incoscienza e viene catturato da degli schiavisti.

Viene venduto come schiavo in Africa, dove combatte in una arena e dà prova del suo valore militare, tanto da finire a combattere all’anfiteatro Flavio di Roma, volgarmente chiamato Colosseo.

Il suo unico scopo ora è quello di vendicare la sua famiglia, uccidendo l’Imperatore Commodo, che non riconosce come tale. Alla fine riuscirà nell’intento, uccidendolo in un incontro nell’arena romana, dove partiva svantaggiato da una ferita infertagli precedentemente dallo stesso imperatore. Ferita che però conduce anche lui alla morte.

Il film è molto interessante. Interessanti sicuramente sono le ricostruzioni e gli effetti speciali che ci portano all’interno dell’atmosfera della Roma della fine del secondo secolo.

Però vi sono anche molte incongruenze storiche. Una sicuramente riguarda la morte di Marco Aurelio, che non fu assassinato dal figlio, che era già stato designato dal padre come suo successore, ma morì di peste a Vienna. Il personaggio di Massimo è poi un personaggio immaginario, anche se per alcuni tratti assomiglia a Narcisso, il gladiatore che uccise Commodo. Inoltre, l’unico personaggio storico che potrebbe davvero somigliare a Massimo, ossia Pompeiano, che ha avuto una carriera simile a quella del nostro generale e che aveva sposato Lucilla, figlia di Marco Aurelio ed ex moglie di Lucio Vero (che morì molto tempo prima) e che sarebbe potuto essere scelto da Aurelio come successore, non viene nemmeno nominato.

 

Insomma, un imperatore controverso, pazzo, stravagante, odiato dalla storiografia antica e rappresentato come uno scellerato anche nella filmografia moderna. Un uomo del quale forse, purtroppo, si parlerà ancora per molto.

 

 

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