Un’attivista di Femen si immola sul presepe in Piazza San Pietro a Roma per privarlo della statua di Gesù; una rima contenuta in un sussidiario per scuole elementari fa gridare al complottismo: benvenuti nell’universo femminista.

Femen femminismo
l’attivista di Femen nel tentativo di strappare la statua di Gesù dal presepe

Nelle ultime 24 ore, due episodi controversi alimentano un fuoco latente in grado di ravvivarsi in tutta la sua veemenza al minimo sussulto. Circa due ore prima del tradizionale messaggio di Natale rivolto da papa Francesco ad una platea di oltre 50mila persone, un’attivista del gruppo Femen riesce a farsi spazio tra la folla e s’immola in topless nel tentativo di strappare dal presepe la statua di Gesù al grido ‘Dio è donna’, stesso slogan dipinto sulla sua schiena nuda. Fermata e arrestata dalla polizia. A poche ore di distanza è una rima contenuta in un brano intitolato La vacanza dei verbi pubblicato nel libro I verbi canterini edito da MelaMusic a destare il torpore più che momentaneo in cui s’acquietavano le polemiche: “La mamma lava, stira, cucina mentre canticchia una canzoncina. Il babbo invece gioca a pallone, fuma la pipa il nonno Gastone”. Immancabili i tuttologi da tastiera che, scatenandosi a colpi di tweet, incriminano la suddetta frase come fautrice di facili stereotipi: una donna-schiava da un lato affaticarsi nelle faccende di casa, un papà che si relaziona con la sfera pubblica mentre il nonno, dall’alto della sua piccola notorietà privata, osserva tutto con nochalance.

Tralasciando il gesto sconsiderato e lapidario della militante Femen, che in evidente stato di tranche cerca di godere di un minimo di notorietà sotterrando qualunque valore di convivenza civile e dimenticandosi delle ripercussioni penali, occorre puntare l’attenzione su episodi che inutilmente vengono complicati da un reticolo esegetico che spesso si crea con funzione interpretativa, ma che finisce per assurgere alla creazione di un castello di sabbia attorno all’episodio in questione in cui appare complicato muoversi senza danneggiare la struttura.

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la rima incriminata sul sussidiario

Smentire un fondamento sostanzialmente patriarcale della società risulterebbe una forma di negazionismo impropria: lo dimostra la Roma assemblata nella familia proprio iure dominata dal pater familias e il vincolo della famiglia agnatizia; alcune forme di discriminazione nella Grecia Antica in cui l’inferiorità emergeva da tradizioni folkloristiche e miti atavici in cui la donna era considerata un essere irrazionale e ferino, come testimoniano le parole di Pericle che affermava: ‘la virtù più grande di una donna è saper tacere’; ma soprattutto la tradizione cristiana racchiusa nel pensiero di San Paolo: ‘Voglio tuttavia che sappiate che capo di ogni uomo è Cristo, capo della donna è l’uomo e capo di Cristo è Dio […] Le mogli siano obbedienti al proprio marito come al Signore […] Le donne tacciano nelle assemblee, perché non è permesso loro di parlare: siano sottomesse, piuttosto, come recita la legge.’ Assodata la tradizione storica, occorre decostruire e contestualizzare per evitare di rimanere in balia di quel vento sconquassatore che,avvolgendo uno scrittoio, faccia volare cartuscelle per tutta la stanza: le speculazioni filosofiche hanno creato un ribaltamento sostanziale nell’apparato del pensiero moderno, cosicchè l’occlusione in cui era reclusa la figura femminile ha risentito dell’emancipazione che ad oggi si può ritenere raggiunta, fatta eccezione per alcuni casi straordinari.

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esempio di famiglia patriarcale nell’antica Roma

Quando tuttavia è l’eccezione ad essere assunta come regola fondamentale, si verifica il percorso inverso che porta lo studioso il cui tavolo è stato invaso dal vento a rincorrere le carte una ad una anziché chiudere la finestra e risolvere il problema: così l’universo femminista, alimentato da una foga esasperata e quasi anacronistica, sfocia in inutili nenie giustizionaliste rivolte a tutto lo scibile giustificandosi con inascoltabili ragioni dietrologhe celate dappertutto e, in ultima istanza, nei meandri di un pericolosissimo e diseducativo sussidiario per scuole elementari. Assecondando le correnti autolesioniste che vedono forme di complottismo ovunque, il rischio è quello di cadere in quell’immancabile politically correct che separa il mondo in microcosmi altamente selettivi in cui si evita il contatto con la parte avversa  e manca la mediazione; è quello di giustificarsi nel nome di quel ‘ha iniziato prima lui’ da eterni peter pan e incanalarsi in un’ottica in cui si tutelano comportamenti riprorevoli sol perché commessi da individui che in un trapassato remoto erano considerati naturalmente inferiori.

Sarebbe forse più eticamente corretto valutare in relazione a parametri di giudizio adatti ad essere plasmati a seconda del caso in questione, assolvendo o biasimando senza lasciarsi influenzare da quell’atteggiamento risarcitorio che cuori fin troppo sopraffini riservano ad individui che cercano di trasporre in un malandato presente i drammi di un passato consumato. I rischi sono quelli di gettarsi in una guerra perenne rimarcando le ormai antiquate differenze di genere o riversarsi in un’assenza di criticità in relazione ad episodi gravi come quello accaduto in Piazza San Pietro per paura di destare dei sospetti maschilisti: dovremmo reindossare quegli occhiali deformanti che ci permettono di rileggere la realtà a seconda della prospettiva prima che sia troppo tardi e ci troveremo preda del fanatico di turno.

Pierfrancesco Albanese

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