Il dramma del ritorno degli studenti fuori sede somiglia a un’Odissea?

Il dramma del ritorno a casa degli studenti universitari che, come dei moderni Ulisse, una volta tornati  al proprio nido, desiderano solo andare via di nuovo.

 

 

Se si pensa al ritorno a casa degli studenti universitari, vengono in mente macchine cariche di ogni bagaglio possibile, pacchi di cibo incartati con cura da nonne e parenti vari, cuscini e pantofole che spuntano da zaini stracolmi. Una sorta di trasloco, con l’unica differenza che viene fatto almeno tre o quattro volte all’anno. Questa, tuttavia, è solo la facciata. Dietro all’immensa mole di bagagli, alle valigie stracolme, a ogni barattolo di sugo avvolto da chili di plastica per precauzione (perché la possibile rottura in mezzo a maglioni e libri è sempre incombente) c’è uno studente. C’è la sua persona, ci sono i suoi desideri, le sue paure, le sue ansie e la sua voglia di tornare a casa per evadere dai corsi, dagli esami, da tutta quella opprimente macchina universitaria. Se non fosse che, però, il mondo che trova al suo ritorno è diverso, gli sta stretto, è cambiato, forse egli stesso è cambiato, fino a prendere la consapevolezza che, probabilmente, Ulisse quando diceva a Dante che era curioso, che Itaca non gli bastava più, provava le sue stesse emozioni.

 

 

Perché parlare di Ulisse è parlare degli studenti universitari

Sono famosissimi i versi danteschi dove Ulisse, volendo esortare i suoi compagni a seguirlo fino ai confini del mondo, pronuncia le fatidiche parole: Considerate la vostra semenza /Fatti non foste a viver come bruti/ Ma per seguir virtute e canoscenza. Ulisse, tuttavia, prima si sofferma a raccontare a Dante come mai avesse deciso di partire e spiega come né Penelope, né il desiderio di casa, né suo figlio e tutti gli altri suoi affetti abbiano potuto trattenerlo. Egli ha vissuto in quel momento un dramma dentro si sé: il dramma del ritorno. Ma perché chiamarlo addirittura dramma? Perché Ulisse ha passato i suoi ultimi vent’anni a vagare per il Mediterraneo con un unico scopo, cioè quello di tornare a casa. Quando torna però, ha vissuto talmente tanto, ha visto talmente tanto, che la piccola Itaca, con la sua vita semplice, il lento scorrere del tempo, la quotidianità sempre uguale, non fa più per lui. Gli sta stretta per dirla in termini semplici. Ulisse non vi appartiene più, è stato talmente plasmato da mille realtà diverse, da mille incontri diversi che inevitabilmente gli hanno anche cambiato il modo di pensare, che non riesce proprio a starci per sempre sulla sua isola. E’ irrequieto, è solo, brama altro, desidera vedere cose e Itaca non riesce più a placare questi sentimenti. Prova rammarico verso sua moglie e verso suo figlio, che lo hanno aspettato così a lungo per poi vederlo tanto cambiato, non più in grado di dare loro quanto vorrebbero, cioè un padre e un marito presente, che condivida il loro stesso bisogno di stare lì, ad Itaca. La sua isola, il suo ritorno, la sua terra promessa improvvisamente non sono più tutto quello che erano prima e Ulisse vive il suo dramma. E’ solo, guarda verso l’orizzonte e lo desidera, come il Viandante su un mare di nebbia di Friedrich. Ora, facendo uno sforzo di attualizzazione della cosa, non è possibile sostituire il protagonista di tutti questi sentimenti, queste sensazioni con uno studente universitario fuori sede?

 

Gli studenti fuori sede e la vita universitaria

Università spesso significa fuori sede. Lo studente fuori sede è quello che decide di frequentare un’università fuori dalla sua città. Il che implica, spesso, non solo spostarsi nella propria regione, ma spostarsi di regione in regione, non proprio un’emigrazione, ma di sicuro un frapporre tra il proprio paese, la propria città di origine e la sede universitaria almeno due o tre ore (minimo) di pullman o di treno. Una volta arrivati bisogna fare i conti con due mostruose macchine: la macchina universitaria, con tutta la sua burocrazia, gli esami, le tasse, i crediti, le borse di studio, i ricevimenti e le email dei professori, le sbobine, i colleghi che non ti passano le sbobine, la segreteria (che vale la pena di essere citata al di fuori della burocrazia) e la seconda macchina, cioè le case degli studenti e i colloqui per trovare il perfetto coinquilino e la vita tra coinquilini, per non parlare degli studentati. Due macchina infernali che il Lucifero dantesco può solo guardare. Lo studente ci si abitua, ci si inserisce, chi più chi meno, dopo qualche anno pure abbastanza bene, ma gli rimane comunque un grande desiderio. Quando non è più impegnato, anzi votato pure, alla causa dell’accumulo di crediti, per riposarsi decide di concedersi una pausa, di tornare quindi a casa.

 

Il ritorno dello studente e il suo dramma

Lo studente insomma torna a casa per farsi coccolare un po’ dalla mamma. Ammettiamolo che è così, perché avere qualcuno che ti cucina, lava e pulisce al posto tuo è bello. Torna a casa con la voglia di essere amato, di trovare il suo paesino, di vedere le stesse persone di sempre, gli amici di sempre, che fanno bene al cuore, ti rilassano e ti ridanno un po’ di quella stabilità che ultimamente avevi perso. Torna carico di valigie vuote che al ritorno saranno piene di vestiti e cibo e si chiederà come farà a caricarle in treno o sull’autobus, ma al momento della partenza non è importante. Vive il ritorno a casa con lo stesso desiderio che aveva Ulisse di tornare ad Itaca. Ma proprio come Ulisse, quando ci torna non è la stessa cosa di quando ci era partito. Dopo un primo slancio affettivo, di amore quasi verso tutto, verso il panorama, le mura della propria cameretta, verso gli odori e i sapori di casa, verso la voce della mamma che ti urla che la casa deve prendere aria alle sette di domenica mattina, arriva il dramma. Perché lo studente si è abituato ai propri ritmi, alle proprie regole, a conoscere persone diverse che hanno idee diverse e a cambiare un po’ la sua mentalità, a parlare usando parole di altri dialetti perfino. E improvvisamente tutto si distorce, tutto è monotono, tutto non cambia mai, tutto sta stretto e tu stesso ti ritrovi stretto e non più a tuo agio in cose, comportamenti, che prima ti facevano stare bene.

E allora lo studente riparte, ma nel ripartire ecco che di nuovo viene sorpreso dalla nostalgia di casa, dal desiderio di scappare opposto a quello di restare, e si chiede se un giorno potrà mai sentirsi di nuovo a casa, se apparterrà completamente, di nuovo, a un luogo.

 

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