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Il doppio nella letteratura e nel Cinema: ecco come lo intendono i diversi autori

Il doppio nella letteratura e nel Cinema: ecco come lo intendono i diversi autori

Il doppio, un tema tanto affascinante quanto complesso che da tempo affascina e investe l’impegno di diversi autori: ecco come si snoda tra letteratura e Cinema.

Di FGarg – Screenshot autoprodotto, Copyrighted, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=5334111

 

Ritrovarsi di fronte al nostro doppio non significa solamente vedere qualcuno che corrisponde alla nostra immagine riflessa allo specchio, significa lavorare per metafore, afferrare sottigliezze e fare lunghi parallelismi. Questo tema lo si ritrova anche in Murnau, Pirandello, Plauto e Calvino, sebbene in maniera diversa.

 

Tartufo

Tartufo è un film di W.F.Murnau del 1925  in cui il tema del doppio regna sovrano. Si tratta di un film nel film, che basa il tutto su un gioco di specchi tra personaggi molto diversi tra di loro. La trama inizialmente vede una domestica con un vecchio signore, trattato con tanto garbo nell’apparenza, ma detestato non appena scompare dalla sua vista. Si associa una coppia di doppi che non fanno parte di questa trama iniziale, bensì di una seconda, che si apre non appena il nipote dell’anziano signore arriva a casa e cerca di risollevare le sorti del nonno, un attore che tesse le fila del film nel film. A questo punto si apre il dilemma matrimoniale di una coppia, di cui il marito è stato abbindolato da un falso asceta che lo indirizza ad una vita di privazioni sia materiali che sentimentali, anche se nel frattempo non fa altro che privarlo dei suoi beni. Si crea così un parallelismo tra il nonno e il marito e tra la domestica e il falso asceta, Tartufo.

Pirandello e le maschere

Anche Pirandello è centrale quando si parla di doppi, anzi, quando si parla di moltitudine con riferimento ai suoi famosi titoli Uno, Nessuno e centomila Il fu Mattia Pascal. Sono romanzi di un certo calibro che mettono al centro la relatività dell’essere, facendo constatare al lettore come nessuno è come si percepisce in realtà, soprattutto agli occhi degli altri, ove assumiamo connotati e impressioni diverse a seconda di chi ci osserva. Insomma, indossiamo delle maschere.

Plauto e Calvino: come scrivono i loro doppi?

Plauto è uno dei primi autori ad imbastire il tema del doppio, sebbene fosse già presente nel teatro ellenico. Una delle sue commedie più famose è Menaechmi, scritta verso la fine del III secolo a.C e che ha riscosso un grande successo e anche una certa fortuna. Si tratta di una commedia basata sull’equivoco i cui protagonisti sono proprio due gemelli, che, per essere distinti sono chiamati Menecmo I e Menecmo II. I due vengono scambiati ed è proprio per questo che subentra la serie di equivoci che caratterizza questa commedia.

Il tema del doppio in Calvino invece, ha una rappresentazione molto diversa. Non ci sono gemelli, né scambi o parallelismi tra personaggi diversi, qui la persona investita è una. Si tratta di Medardo di Terralba, che nel Visconte dimezzato viene ferito da una palla di cannone turca, che lo spezzerà letteralmente a metà e che consentirà alla sua parte cattiva di girovagare e di dare anche conferma della sua malvagità. La sua parte buona invece, farà la stessa cosa, dando subito prova della sua bontà e dell’amore per Pamela che acconsentirà a sposare entrambe le metà, senza informare le rispettive parti. In giorno delle nozze, una vola incontratisi si sfideranno a duello, procurandosi le ferite necessarie per il ricongiungimento.

 

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